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In Puglia e Basilicata

L’Uomo di Altamura  perde le telecamere

L’Uomo di Altamura  perde le telecamere
di ONOFRIO BRUNO 
Per l’Uomo di Altamura è iniziata una nuova «era». È un riavvio a tutti gli effetti il programma di studi che ha già portato al prelievo di un osso per fare il test del dna e la datazione del reperto scoperto nel 1993. Un’altra novità di rilievo è la prossima rimozione di tutti gli impianti attualmente in grotta per la teleosservazione. Come anticipato dalla Gazzetta, sono ripresi gli studi sul fossile umano, appartenente ad un maschio adulto di 160-165 centimetri di statura, un remoto abitante della Murgia

19 Luglio 2009

di ONOFRIO BRUNO 

Per l’Uomo di Altamura è iniziata una nuova «era». È un riavvio a tutti gli effetti il programma di studi che ha già portato al prelievo di un osso per fare il test del dna e la datazione del reperto scoperto nel 1993. Un’altra novità di rilievo è la prossima rimozione di tutti gli impianti attualmente in grotta per la teleosservazione. Come anticipato dalla Gazzetta, sono ripresi gli studi sul fossile umano, appartenente ad un maschio adulto di 160-165 centimetri di statura, un remoto abitante della Murgia. Verosimilmente caduto durante la caccia in una grotta dove trovò la morte. Quando? È la prima domanda a cui gli esperti di tutta Italia devono rispondere. Prime ipotesi lo collocano in una fase evolutiva intermedia tra l’Homo Erectus e l’Uomo di Neanderthal (ancora troppo larga però la forbice, da 250 a 100mila anni fa) mentre ipotesi più recenti lo classificano come risalente al periodo dell’Uomo di Neanderthal. Primo passo del nuovo piano di ricerca è stato il prelievo di un reperto. Gli studiosi, coordinati dal professor Marcello Piperno dell’Università La Sapienza di Roma, avevano previsto di prelevare un omero. Il braccio meccanico utilizzato nelle viscere del sottosuolo, però, non è riuscito nel suo compito perchè il fossile è cementato con il terreno dalle concrezioni che si sono formate per effetto dell’acqua. Le concrezioni, per intendersi, sono la caratteristica «perlatura » che ricopre il cranio del fossile. In grotta si è quindi deciso di prelevare una scapola, più facilmente raggiungibile. È stata rimossa con tutte le cautele del caso e con l’utilizzo di materiali e contenitori tali da impedire sbalzi termici. Il risultato scientifico ottimale dipende infatti dalla mancanza di «contaminazioni» esterne. Nel tunnel si è calato il professor Mario Mich e l i , dell’Istituto nazionale di conservazione, accompagnato dagli speleologi del Cars che conoscono palmo a palmo l’ipo geo di Lamalunga. Il reperto sarà inviato a laboratori scientifici specializzati nel dna ant ico. Prossima attività scientifica, il rilievo tridimensionale di tutta la grotta di Lamalunga. Ma prima ce ne sarà un’altra destinata a far molto parlare: saranno interamente rimossi tutti gli impianti allestiti tra il 1999 ed il 2001 per il progetto di teleosservazione a distanza da un Centro visite e ritenuti in stato di degrado. L’ordine di rimuovere tutto è partito dalla Direzione regionale per i beni e le attività culturali.
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