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In Puglia e Basilicata

Pomodoro: apre a Foggia la più grande fabbrica del mondo

FOGGIA - Antonino Russo, vulcanico patron del gruppo «AR», ha svelato ieri per la prima volta la fabbrica di pomodoro più grande del mondo, in produzione dal 5 agosto. Darà lavoro a circa 900 dipendenti, tra fissi e stagionali, per il primo anno la produzione stimata è di 2,5 milioni di quintali di pomodoro trasformato.

19 Luglio 2009

di Massimo Levantaci

FOGGIA - Antonino Russo, l’anfitrione del progetto che riporta il pomodoro in Capitanata, ha aperto per la prima volta ieri i battenti del suo grande stabilimento per mostrarlo ai produttori foggiani. A quelli cioè che sono i suoi abituali fornitori. Fino all’anno scorso i tir carichi di «oro rosso» partivano dalle campagne del Foggiano per raggiungere gli impianti di trasformazione del Napoletano. Da quest’anno invece dovranno fare solo pochi chilometri, una svolta attesa trent’anni.

Il vulcanico imprenditore campano non teme di esagerare: «Non ci sono impianti di trasformazione più grandi di questo al mondo», dice con aria soddisfatta. In effetti sono state fatte le cose in grande nell’area industriale di borgo Incoronata. Lo stabilimento sorge a poca distanza dalla Sofim, in un’area destinata a diventare il polo del pomodoro: a poco più di trecento metri sorge infatti Futuragri, la società di imprenditori foggiani che prima di Russo ha invertito la rotta del pomodoro. Anche se i numeri del primo impianto (ha aperto a settembre scorso) sono notevolmente più ridotti.

«AR» in Capitanata ha requisito un’area di 500mila metri quadrati, 250mila dei quali si estende lo stabilimento con annessa la fabbrica di scatole. L’impianto comincerà a produrre tra un paio di settimane 70mila quintali al giorno di cubettato, concentrato e pelato per una capacità stimata nel 2009 di 2,5 milioni di quintali di prodotto trasformato e confezionato. «L’anno prossimo dobbiamo arrivare a 4,5 milioni di quintali», dice sicuro Russo.

Il nuovo quartier generale del gruppo in Capitanata incorpora l’attività dei quattro impianti campani che il gruppo si appresta a chiudere con la fine dell’ultima campagna. Resta in piedi soltanto l’Ipa di Sant’Antonio Abate, paese natale di don Antonino dove si producono i legumi, la frutta sciroppata e le conserve. Ma anche questo segmento potrebbe essere trasferito entro un anno in Capitanata «se la Regione - puntualizza Russo - ci darà quella mano che finora ci ha sempre negato». Per realizzare il nuovo impianto il Comune ha già messo a disposizione del gruppo un’area di 100mila metri quadri adiacente allo stabilimento centrale.

L’investimento della linea «rossa» ammonta a 75 milioni di euro, in massima parte finanziati in proprio dal gruppo campano (che potrà beneficiare in Campania di un sostanzioso tornaconto con la dismissione dei vecchi impianti: al loro posto verranno costruite abitazioni). «Solo l’Isa (l’istituto per lo sviluppo agricolo del ministero: ndr) ci ha concesso un finanziamento di 28 milioni che restituiremo in quindici anni».

Il gruppo «Ar» assorbe il 50% del pomodoro foggiano, bacino quest’anno in lieve flessione con una produzione stimata intorno agli 8-10 milioni di quintali. E’ da sempre il più grande importatore di pomodoro dauno, ma fino a quando gli stabilimenti erano a 150 chilometri certi aspetti non si coglievano. Come ad esempio gli accordi di filiera di cui si comincia già a parlare. Di fronte a una politica dei prezzi in discesa, il gruppo pensa a stringere un patto con i produttori sull’esempio di Barilla con il grano svevo. «Siamo i più grandi, non possiamo stare al gioco dei commercianti».

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