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In Puglia e Basilicata

Rifiuti, camion fantasma che scaricano di notte «Gomorra» in Basilicata  

POTENZA - Camion che arrivano da chissà dove per lasciare rifiuti di chissà quale tipo tra l’immondizia che arriva dalle case. Fiamme appiccate per nascondere le prove e far sparire le sostanze. Incendi appiccati a chi gestisce il servizio per «farsi da parte». Non è la trama di Gomorra. Non è la Campania. Siamo in Basilicata e lo scenario è quello che emerge dalle carte di un fascicolo d’indagine del Pm Henry John Woodcock.

19 Luglio 2009

di Giovanni Rivelli

POTENZA - Camion che arrivano da chissà dove per lasciare rifiuti di chissà quale tipo tra l’immondizia che arriva dalle case. Fiamme appiccate per nascondere le prove e far sparire le sostanze. Incendi appiccati a chi gestisce il servizio per «farsi da parte».

Non è la trama di Gomorra. Non è la Campania. Siamo in Basilicata e lo scenario è quello che emerge dalle carte di un fascicolo d’indagine del Pm Henry John Woodcock. Un fascicolo in cui vengono fatti nomi e cognomi, in cui si individuano pregiudicati che sarebbero nel giro delle «ecomafie» e si delineano ombre che si allungano dalle altre regioni.

Le «ecomafie», insomma, potrebbero avere allungato gli occhi sull’Alto Brandano e gli elemti raccolti fino ad ora nelle indagini mostrano qualcosa di preoccupante, sia nella gestione della discarica di Mattinelle, a Genzano, sia nei traffici che, magari all’insaputa dei titolari, potrebbero girarvi intorno.

Perchè se, come riferisce qualche testimone, arrivano camion di notte provenienti da chissà dove che, nell’ultimo tratto di strada, spengono addirittura i fari per non essere notati qualche cosa di poco chiaro deve esserci. E se la discarica è ufficialmente sbarrata, ma in un tratto a valle c’è un varco di quattro metri nel recinto da dove, tesimoniano le tracce sul terreno, entrano camion, qualche motivo deve esserci. Chi utilizza quel varco, quando lo utilizza, e perchè non si serve dell’ingresso principale?

Nel traffico viene ipotizzato il ruolo di alcune società in odore di camorra che avrebbero messo gli occhi su questo angolo di territorio lucano. Società che potrebbero essere controllate da personaggi già noti alla giustizia, anche alle Procure lucane, grazie anche alla leva dell’usura con cui un boss avrebbe preso in mano l’effettiva gestione del traffico.

Un traffico che vedrebbe impegnati automezzi «non lucani» e gli investigatori avrebbero anche raccolto elementi su questi «viaggi» giunti nottetempo.

Circostanze, queste, che sembrano confermare in modo sinistro le affermazioni fatte dal comitato contro l’ampliamento della discarica di contrada «Mattinelle» lo il mese scorso, quando nell’impianto si sviluppò un incendio doloso. Nel respingere le accuse di chi tentava di addebitare la colpa proprio alla protesta, i componenti del comitato parlarono di «un atto che va condannato con fermezza», bollando l’accaduto come «opera di delinquenti che hanno a che fare con lo smaltimento dei rifiuti». Le indagini, all’epoca, già c’erano e si delineavano le ipotesi di associazione a delinquere di stampo mafioso, violazione alle norme sui rifiuti e «incendio doloso».

Le fiamme, all’epoca, erano entrate nell’inchiesta non per la discarica ma per un altro episodio che si sarebbe verificato nel piazzale di una ditta della zona che gestiva la raccolta dei rifiuti. Un incendio, appiccato sempre da mano ignota, divorò materiali per 150mila euro. Chi poteva essere stato e, soprattutto, perchè?

Certezze, ovviamente, non ce ne sono. Ma una discarica gestita senza le dovute accortezze può essere una miniera d’oro per chi ha pochi scrupoli. E stando alle indagini, la discarica di Genzano sotto questo aspetto non brillerebbe. Per gli investigatori, anche da parte degli enti titolari dell’impianto, non ci sarebbe la dovuta vigilanza, cosa che sarebbe anche testimoniata dallo stato in cui versa la discarica. Rifiuti sparsi che volano per l’aria percolato che s’infiltra nel terreno senza alcuna protezione per la falda acquifera. Anche in questo caso indagini effettuate mesi fa. Anche in questo caso, una fotografia che «coincide» con quella dei comuni cittadini: «La gestione del sito è stata pessima e a pagarne le spese siamo noi produttori e cittadini» spiegò, il mese scorso, il presidente della locale sezione Coldiretti, Saverio Gargano; «Non va trascurata la questione sicurezza e controllo del sito – aggiunse il direttore della Coldiretti Basilicata, Giuseppe Brillante - infatti, se l’incendio risulterà di natura dolosa, restano da accertare le responsabilità relative alla vigilanza». Una leggerezza che potrebbe aver favorito non semplici violazioni, ma la criminalità organizzata, esponendo il territorio a rischi seri.

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