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In Puglia e Basilicata

Il sen. Latorre dice sì a Decaro segretario Pd

Il sen. Latorre dice sì a Decaro segretario Pd
Il vicecapogruppo al Senato del Pd, Nicola Latorre, dice sì all’ipotesi di Antonio Decaro alla successione ad Emiliano al vertice del Pd pugliese. Latorre affronta anche il tema del candidato presidente alle regionali 2010: «Deciderà l’intera coalizione».

19 Luglio 2009

di Ninni Perchiazzi

BARI - «Emiliano alla Regione nel 2010? Credo che abbiamo già detto parole chiare, anche in occasione degli ultimi avvenimenti che hanno coinvolto Nichi Vendola e la Regione Puglia: il candidato per la presidenza alle prossime elezioni regionali lo sceglierà la coalizione che si presenterà per la tornata elettorale». Il senatore Nicola Latorre, vicecapogruppo del Partito democratico a palazzo Madama, risponde così all’ipotesi che vorrebbe il sindaco di Bari, Michele Emiliano in corsa per il centrosinistra per diventare governatore regionale.

Sa tanto di fantapolitica, ma lasciare il certo (Bari, appena conquistata trionfalmente) per l’incerto (la Regione Puglia), è una voce che circola nei corridoi della politica pugliese. Che ne dice?

Il centrosinistra, che aspira ad allargare i confini della coalizione, guardando ai centristi, partirà ovviamente dall’attuale esperienza di governo e dagli ottimi risultati ottenuti dalla giunta guidata da Vendola. Partiremo da qui per confrontarci con gli alleati e trovare una soluzione condivisa. Ogni altro tipo di indiscrezione è solo una forzatura.

Capitolo segreteria regionale: Emiliano, con D’Alema, ha individuato Antonio Decaro quale suo successore.

È nelle prerogative del segretario uscente formulare una proposta di lavoro. Poi però sono i coordinamenti delle mozioni che in maniera collegiale devono valutare le proposte e formalizzarle. Anche D’Alema è stato chiaro in proposito. Penso che il candidato lo dobbiamo individuare insieme. Personalmente conosco Decaro: ho di lui una stima enorme perché ho avuto di costatarne qualità umane e amministrative.

Come la mettiamo coi «lettiani» che spingono per Francesco Boccia?

La mettiamo bene, perché sceglieremo il candidato assieme ai lettiani, ai bindiani e a tutti gli aderenti alla mozione Bersani. Stiamo facendo così in tutta Italia, così faremo in Puglia.

Ma nel Pd le correnti non erano state bandite?

Io vengo da una scuola dove ho imparato che siamo tutti necessari, ma nessuno è indispensabile. La forza vera di un progetto politico si misura nella capacità di unire le forze e non di classificare i buoni e i cattivi. Non si fa più nemmeno nelle aule scolastiche. Sono convinto che la moralità in politica è fondamentale così come l’uso politico della morale è disdicevole. Non esistono dalemiani buoni e dalemiani cattivi.

È vero che i rapporti con Emiliano non sempre sono idilliaci? Che ci sarebbe una difficoltà di rapporto?

Siccome io considero Emiliano una personalità politica ormai affermata mi rifiuto di credere che possa vivere con un’ossessione. Il mio rapporto con lui è chiaro, trasparente, corretto. Io ho mie opinioni e cerco di farle valere, le confronto con lui. Stop. Comunque non ho mai avuto la sensazione che ci sia una situazione del genere.

Tra le spine pugliesi del Pd, c’è la situazione della Bat. D’Alema con l’invito a Salerno ha lanciato un segnale.

L’appello di D’Alema è un atto di grande valore. Va però detto con altrettanta chiarezza che deve servire a favorire il confronto costruttivo e unitario sulla base di una comune autocritica sia da parte di chi è rimasto nel partito, sia da parte di chi è uscito.

Il Congresso del Pd si avvicina a grandi passi. Qual è la chiave di volta per uscire vincitori ad ottobre ed essere a capo di un nuovo progetto?

C’è un bisogno vitale di una opposizione che appaia anche come una credibile alternativa di governo. È un’opportunità per parlare dell’Italia all’Italia. Secondo me il congresso si sta rivelando un’occasione utile e preziosa per prendere di petto un tema di fondo: dirimere una serie di questioni politiche e organizzative che finalmente consentano al Pd di rappresentare compiutamente un’opposizione credibile con una scelta politica chiara e una leadership forte. Tutto ciò passa attraverso un confronto congressuale che appaia trasparente ed esplicito.

Lei appoggia la mozione Bersani.

Appare chiaro che la proposta Bersani si propone di dare una spina dorsale, un impianto culturale forte a un progetto politico. È un‘idea organizzativa forte che si vuole confrontare sul tema fondamentale di recuperare il rapporto del partito con il ceto popolare e quello produttivo che si è incrinato. La proposta Franceschini, mi pare che non dia soluzioni in tal senso e non si misuri sui temi di fondo.

Lei parla di opportunità, ma si potrebbe parlare anche di ultima spiaggia.

Se Pd non sarà in grado di dirimere tali questioni come alternativa di governo, anche le attuali assolute difficoltà e incapacità del centrodestra produrranno solo ribellismo sterile, senza raccogliere un’altra opportunità di cambiare le cose. C’è l’assenza totale di iniziativa del governo sui grandi temi di fondo: un governo specialista in annunci e chiacchiere. È del tutto inconcludente.

Nel Pd è d’attualità il tema del confronto tra vecchio e nuovo. Non senza polemiche.

Sono convinto che questo progetto politico vincerà se sarà in grado di mettere in campo una nuova classe dirigente e quindi di promuovere davvero il rinnovamento. Ma questo processo deve fondarsi sulla costruzione di un soggetto politico forte e radicato, altrimenti anche lo sforzo generoso di alcuni leader locali si trasforma nella costruzione di tanti notabili e notabilati. E le formazioni politiche concepite come confederazioni di notabilati non producono buona politica.

Serracchiani e Grillo, con modalità differenti, contestano il passato e alcuni leader del partito che contrasterebbero con l’idea del riformismo.

Le formazioni politiche non possono prescindere dalle proprie radici, che vanno ricercate anche nella storia della società italiana così come si è sviluppata nel dopoguerra. Tali radici devono essere in grado di germogliare un pensiero nuovo tale da poter proiettare nel futuro il progetto politico. Il tema di rispettare la nostra storia è un’esigenza che alimenta la grande voglia di futuro.

Anche Emiliano, in tema di nuovi orizzonti politici, ha accesso dibattito e polemiche, invitando la sinistra riformista a dichiararsi anticomunista.

Confesso: non sono riuscito a comprendere il senso di tale affermazione. Non c’è dubbio che il comunismo sia stato sconfitto nelle sue forme statuali nel ‘900, ma mi pare una constatazione fatta già un bel po’ di anni fa che ha innescato un processo di rinnovamento della sinistra italiana, che nella nostra realtà ha dovuto confrontarsi con il Pci e le sue peculiarità, una delle forze costituenti della democrazia italiana. Che il comunismo abbia perso è fuori di dubbio. La pratica è archiviata sotto questo aspetto per cui, l’uscita di Emiliano mi è apparsa incomprensibile. 
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