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In Puglia e Basilicata

Il sultanato dell’Arpab  sindacati nemici  e paura tra i «sudditi»

Il sultanato dell’Arpab  sindacati nemici  e paura tra i «sudditi»
di MASSIMO BRANCATI
Tensioni all'agenzia lucana per l'ambiente. Accuse di eccessivo ricorso al lavoro a tempo determinato. I sindacati: «Superata la soglia massima del 7%». «Il direttore preferisce circondarsi di “yes man” e di persone che gli vengono segnalate. Spende fondi per altro e dice che non ci sono soldi per l’aggiornamento. Salvo poi lamentarsi della nostra qualità»
• Il direttore Sigillito: «Tolleranza zero verso i fannulloni e qui ce ne sono ancora tanti»

18 Luglio 2009

di MASSIMO BRANCATI

Lo chiamano «il sultano». Raccontano che c’è chi gli apre lo sportello dell’auto, chi gli toglie il cappello, chi lo aiuta a scendere dalla vettura. Mancano solo i petali di rose da stendere sul suo cammino. Rose rigorosamente rosse, il suo colore preferito. Rosso come la polo che indossa e le sue scarpe, rosso come i divani del suo ufficio. Il direttore generale dell’Arpab, Vincenzo Sigillito, catalizza le critiche di molti dipendenti dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale. Lo accusano, in particolare, di aver creato un clima di intimidazione e di tensione a causa di metodi che Sigillito definisce «da manager rigoroso» e che i suoi detrattori traducono in «tirannia». 

Ci siamo recati sul posto per registrare gli umori dei lavoratori all’indomani dell’attacco frontale (l’ennesimo) di Cgil e Uil alla direzione dell’agenzia. I sindacati parlano di incomunicabilità, di mancato rispetto degli accordi, di comportamento antisindacale. E girando tra gli uffici dell’Arpab si ha la netta sensazione che sia un pensiero condiviso da molti. Il problema è che davanti a taccuini e fotocamera la lingua si aggroviglia, i pensieri si «spengono». Omertà? No, paura di ritorsioni, di trasferimenti, di demansionamenti. C’è perfino chi accetta di raccontarci cosa accade all’interno dell’agenzia, ma fuori dall’edificio che la ospita: «Qui ci sono le microspie. Il capo ci osserva, ci sente. Meglio parlare all’aria aperta». 

E via alle accuse: «Vuole con sé soltanto “yes man”, si circonda di schiavi e non tollera il sindacato. Ecco perché continua ad attingere dalla platea degli interinali, persone segnalate da questo o quel politico, tutte comunque ricattabili. I diritti dei lavoratori li ha messi sotto i piedi e se fosse per lui ci caccerebbe via tutti». Concetti che Andrea Genove s e e Francesco D’Avino riprendono e argomentano mettendoci la faccia: «Lui (non lo nominano mai, pur parlando sempre di Sigillito, ndr) si è rimangiato accordi sottoscritti. A febbraio scorso ci ha chiesto di rinunciare alla produttività nella misura del 20% per mettere a posto le carte pregresse. Lo abbiamo fatto, ma in cambio ci aveva promesso la produttività residua 2007-2008. Chi l’ha vista?». 

L’eccessivo ricorso agli interinali? «È il frutto - sottolineano Genovese e D’Avino - di una forma mentis. Al suo insediamento ha scelto e indicato posizioni semi-dirigenziali senza fare un bando pubblico. E continua su questa linea con i contratti a tempo. I concorsi? Non si attiva per farli. Ce n’è uno già espletato, quello per sei chimici, e non sappiamo perché non vengono ancora assunti». Genovese e D’Avino appartengono rispettivamente alle rsu di Cgil e Uil, i sindacati firmatari della nota anti-Sigillito. Sotto l’atto di accusa manca la firma della Cisl. Perché? «Ha affidato a un rsu di quel sindacato - dicono i due - un’unità operativa tecnica e poi lo ha spostato ad u n’altra unità questa volta amministrativa, garantendogli un maggiore introito». 

Traduzione: una promozione che sa tanto di captatio benevolentiae. Quanto alle parole al vetriolo di Sigillito sulla qualità dei dipendenti dell’Arpab (si veda l’intervista in basso, ndr), alla risposta di Genovese e D’Avino si unisce il chimico Domenica Sabia: «Dimostrasse la nostra incapacità con gli atti e ci licenzi. Per quanto ci riguarda - sottolinea Sabia - le Svip (schede di valutazione professionale redatte dai dirigenti annualmente per «misurare» l’apporto operativo dei dipendenti) sono tutte positive. E poi se c’è un problema di qualità - conclude Sabia - Sigillito spieghi perché non ci consente di seguire corsi di formazione e aggiornamento. Dice che non ha i fondi necessari e poi spende e spande per cose assolutamente marginali».

• Il direttore Sigillito: «Tolleranza zero verso i fannulloni e qui ce ne sono ancora tanti»
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