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In Puglia e Basilicata

In estate il sangue non basta mai Il Fazzi di Lecce rischia grosso

In estate il sangue non basta mai Il Fazzi di Lecce rischia grosso
In ospedale si raccolgono 12mila sacche, ce ne vogliono oltre 14mila. Al Centro emotrasfusionale faticano a far fronte alle richieste che arrivano dai vari reparti. «Qui arrivano tutti i traumi che si verificano nel Salento e poi ci sono da soddisfare le esigenze dei cronici»
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18 Luglio 2009

di GIOVANNI DELLE DONNE

LECCE - Il sangue scorre a fiumi ma non è ancora sufficiente. Le necessità corrono più veloci delle donazione ed il «Vito Fazzi» finisce nei guai. Diventa concreto (anche se non immediato) il rischio di dover rinviare le sedute operatorie. E tutto ciò nonostante la quantità di sangue raccolto dagli operatori grazie alla generosità di migliaia di donatori sia addirittura aumentata rispetto allo scorso anno. Il guaio è che aumenta ancora di più la richiesta. Sono i numeri a non lasciare dubbi. Al Centro emotrasfusionale dil Fazzi, diretto dal primario Ferdinando Valentino, si raccolgono in media 210 - 220 sacche di sangue la settimana (120 la domenica e 15 gli altri giorni, sempre come dato medio) che, nel 2008, hanno raggiunto la cifra record di circa 12000 con un incremento di oltre 3000 sacche rispetto al 2007. Ma, dicevamo, non basta perchè la richiesta è aumentata del 9 per cento rispetto all’anno precedente. In pratica, per far fronte alle esigenze del Fazzi servono ogni anno oltre 14mila sacche di sangue. Un risultato difficile da conseguire e che mette in crisi la struttura soprattutto in estate quando le donazioni diminuiscono e le richieste aum entano. 

«Ogni settimana - spiega il dottore Valentino - consumiamo 350 sacche di sangue e 45 concentrati piastrinici. Con picchi di necessità improvvisi perchè al Fazzi arrivano tutti i traumi che avvengono nel Salento. In più ci sono le alte specialità chirugiche che consumano molto e poi dobbiamo far fronte ai cronici, tutti in carico al Fazzi. Mi riferisco ad Ematologia, Oncologia, i talassemici, ma anche a Cardiochirurgia, Neurochirurgia, ed altre specialità chirurgiche molto invasive. Davanti a queste esigenze, in estate le donazioni crollano: a Lecce, nel Salento, in Puglia, in tutta Italia, compreso nelle regioni di “eccellenza” come l’Emilia Romagna». Una situazione esplosiva, dunque, che rischia di mettere in ginocchio il grande ospedale leccese. 

«Tengo a sottolineare - continua il dottore Valentino - come l’impegno di tutte le persone coinvolte, siano esse operatori o volontari, è notevole come conferma l’aumento del tre per cento nelle donazioni. Ma siccome il fabbisogno aumenta tre volte tanto, allora dobbiamo trovare una soluzione oppure andremo incontro a grosse difficoltà. E se nei piccoli ospedali si può ovviare, quì non possiamo permetterci di bloccare gli interventi chirurgici o mandare a casa i malati cronici». 

La provincia di Lecce è stata sempre sensibile al problema delle donazioni di sangue. Ed i numeri che le associazioni di donatori volontari mettono in campo sono di tutto rispetto. La Fidas Leccese ha raccolto nel 2008 ben 10.721 sacche di sangue contro le 9.729 del 2007; La Fidas Messapica ha raccolto 2.284 sacche (2.263 l’anno precedente); la Fratres 11.355 nel 2008 contro le 10.664 del 2007; l’Avis 6.662 sacche (erano 6.246 nel 2007); la Fesadovos 2.365 contro le 2.584 dell’anno precedente. In totale, nel 2008 le associazioni di donatori volontari hanno garantito 33.387 sacche di sangue e derivati, un risultato che migliora nettamente quello del 2007 quando ci si era fermati a 31.486 sacche. Eppure tutto ciò non lascia tranquilli. Soprattutto al Fazzi dove ogni giorno al Centro emotrasfusionale combattono per avere il sangue necessario a far funzionare la baracca. In ballo c’è la vita di tanta gente. 

Ecco perchè il dottore Valentino lancia un accorato appello a quanti possono donare. «Mi riferisco soprattutto ai donatori abituali - dice il primario - ma in questa situazione di estrema emergenza il mio appello è esteso pure ai turisti ed a quanti ancora non sono donatori. In estate occorre uno sforzo extra». Insomma, occorre una presa di coscienza forte in grado di provocare una identificazione tra sanità e cittadino utente. Il buon esempio non manca e lo forniscono tutto l’anno le migliaia di donatori volontari che operano sul territorio. Ma, forse, occorre anche una migliore integrazione tra il lavoro delle associazioni e l’interlocutore pubblico chiamato a sostenerle. Ma bisogna fare in fretta.

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