il preolimpico

Bari, Italvolley da batticuore: batte 3-2 l'Australia. Ora tocca all'armata serba

Questa sera gli azzurri si giocano il «pass» per Tokyo 2020

Bari, Italvolley da batticuore: batte 3-2 l'Australia. Ora tocca all'armata serba

BARI - La tela che disegna la partecipazione ai Giochi Olimpici di Tokyo 2020 è un sudario. L’Italia del volley fatica parecchio, nel secondo atto del torneo di qualificazione olimpica, per scalare le cime tempestose dell’Australia, sedicesima nel ranking internazionale e quattordicesima ai Mondiali 2018. Dodici dei quattordici canguroni giocano nel vecchio continente, non in un’Europa qualunque, in quella dell’Est che mangia pane e pallavolo da una vita: dalla Russia di Nizhnevartovsk (Lincon Williams), il migliore ieri sera dei suoi, alla Polonia campione del mondo di Zawiercie (Arshdeep Dosanjh).

Chiariamo. Non che Italvolley sia una collinetta, ma l’altezza media degli australiani, 199,5 centrimetri, supera quella azzurra, ferma a 197,3. E due centimetri, nella pallavolo, sono un Monte Bianco. Questo per dire che si sapeva che il sabato nel «villaggio» barese del PalaFlorio non sarebbe stata una passeggiata, come quella di venerdì contro il Camerun. E non è stato facile nemmeno per le condizioni nelle quali si è scesi in campo. L’impianto di aria condizionata è da vergogna (e i gestori non hanno nemmeno il buon gusto di mantenere accesi i riflettori che illuminano la tribuna stampa costretta a lavorare anche dopo il fischio della fine).

Se la bocciatura viene evitata è solo grazie al «clima umano» che spinge la nostra nazionale come vento in poppa. Sulle gradinate dove i tricolori sono tappezzeria costante, c’è tanta Puglia e molto Nord, c’è l’Unità di Italia che solo la passione azzurra e poco altro sanno garantire.

E allora di ieri sera c’è da raccontare il piglio giusto con il quale gli azzurri annullano la ferocia offensiva australiana. Siamo terzi nel ranking (preceduti solo da Brasile e Stati Uniti) e quinti al mondiale, dietro Polonia, Brasile, Stati Uniti e Serbia. Non è mica roba da poco.

Ma uno più uno non è somma algebrica scontata, meno che mai in una gara di qualificazione olimpica. Non solo c’era da garantirsi la seconda vittoria, ma bisognava farlo con la testa alla terza sfida, alla partitissima di stasera contro la Serbia che nel pomeriggio aveva asfaltato, con le seconde linee, la savana inceppata del Camerun. E per giunta, bisognava imbrigliare lo spavento del primo e terzo parziale, perso. L’impresa riesce.

La parità perfetta del primo set si trascina fino al 19-19. Poi, la luce azzurra si spegne. Attacchiamo di più. Ma l’Australia riceve meglio, soprattutto, sbaglia meno: 21-25
Si cresce sugli errori, no? La Banda Blengini gira senza distrazioni nel secondo set: 25-19, 1-1. È di nuovo buio 1-2 (24-26) dopo brividi di parità d’alto spettacolo. Ma anche nuova resurrezione: 2-2 (25-17). La lotteria tiebreak non è per deboli di cuore. Ma nella linea di battuta azzurra si picchia rendendo la palla un siluro. Giannelli pratica la varietà di soluzione che serve per approdare al tiro e continuare a sognare Tokyo. Non solo. Conquista il primo match point (14-12). È l’attacco di Juantorena a regalare il sorriso: 3-2 (15-13).

Stasera, sotto con la Serbia. Bisogna difendere casa come un castello e sfoderare il miglior guardaroba offensivo. Domenica di cinture allacciate. Fiato sospeso. E ventagli alla mano.

La Gazzetta del Mezzogiorno.it