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In Puglia e Basilicata

Puglia, Sanità nel caos Asl di Lecce promuove 26 nuovi dirigenti

Puglia, Sanità nel caos Asl di Lecce promuove 26 nuovi dirigenti
di MASSIMILIANO SCAGLIARINI 
La legge è stata impugnata davanti alla Corte costituzionale, come è capitato spesso negli ultimi mesi. Ma le Asl pugliesi, a quanto pare, lo ignorano. E in barba a qualunque principio di cautela amministrativa, stanno provvedendo a promuovere dirigenti tutti educatori professionali laureati già in servizio nel 2005. Con un aggravio di spesa, per le casse regionali, di oltre 10mila euro per ogni dipendente
• «Protesi fetenti» per i pugliesi non raccomandati

16 Luglio 2009

di MASSIMILIANO SCAGLIARINI

BARI - La legge è stata impugnata davanti alla Corte costituzionale, come è capitato spesso negli ultimi mesi. Ma le Asl pugliesi, a quanto pare, lo ignorano. E in barba a qualunque principio di cautela amministrativa, stanno provvedendo a promuovere dirigenti tutti educatori professionali laureati già in servizio nel 2005. Con un aggravio di spesa, per le casse regionali, di oltre 10mila euro per ogni dipendente. 
L’ultimo caso arriva da Lecce, dove lunedì un provvedimento del direttore generale Guido Scoditti ha dato il via alla stabilizzazione da dirigente di 26 educatori professionali. Sono tutti laureati, in pedagogia, in lettere, in filosofia, ma c’è anche qualche laureato in matematica e perfino un teologo: che cosa andranno a dirigere nelle Asl è uno dei tanti misteri della sanità pugliese. Ma soprattutto, su tutta l’operazione pesa l’impugnativa del governo di fronte alla Corte costituzionale. Ed è un’impugnativa pesante, perché ribadisce un principio già espresso decine di altre volte (da ultimo, in un caso molto simile, con la sentenza 215/2009): per diventare dirigenti di una pubblica amministrazione è obbligatorio passare attraverso un concorso. Secondo l’impugnativa, infatti, l’articolo 18 della legge 45 non solo «eccede dalla competenza legislativa concorrente attribuita alla Regione in materia di tutela della salute», ma soprattutto viola le disposizioni di legge sull’accesso alla dirigenza sanitaria: che chiedono, in ogni caso, «la procedura concorsuale alla quale si accede con requisiti analoghi a quelli richiesti per l'accesso alla dirigenza del Servizio sanitario regionale». 

In altre parole la Regione non può fare promozioni di massa. La norma sugli educatori professionali non è l’unica... sanatoria sanitaria ad essere finita nel mirino della Consulta. La legge 40/2007, che prevede la stabilizzazione di alcune centinaia di dirigenti non medici, è stata mandata in Corte a maggio da una ordinanza del Tar di Lecce. L’Asl di Lecce aveva infatti deciso di affidare i posti vacanti di dirigente ai precari. La stabilizzazione del personale precario - è scritto nell’ordinanza 67/2009 - può sì rappresentare una scelta discrezionale del legislatore», ma «non può sovvertire in toto la normativa positiva vigente». Ovvero: va bene pensare ai precari, non va bene dimenticarsi che la legge obbliga a fare concorsi. Oltretutto, la stabilizzazione dei dirigenti pugliese è già anomala di per sé, visto che quasi tutti gli «stabilizzandi» sono già dipendenti a tempo indeterminato: quindi tutta la procedura diventa una semplice promozione. Un meccanismo che, secondo il Tar di Lecce, «appare anche in contrasto con i principi di ragionevolezza e di imparzialità della stessa funzione legislativa, in quanto diretta a comprimere posizioni in atto o acquisibili a seguito di concorso pubblico». 

Ma queste considerazioni sembrano non interessare alla Regione. Val la pena di ricordare che pure la madre di tutte le stabilizzazioni, quella che riguarda 4.500 precari (articolo 30 della legge 16/2007), è stata mandata alla Consulta dal Consiglio di Stato. Solo che nel frattempo le assunzioni sono state quasi tutte effettuate. E così, se pure la Corte dovesse ritenere incostituzionale la norma, chi è risultato idoneo nei concorsi non troverà più posti di lavoro da occupare. Bello, vero? 
Ultima annotazione. Nel 2008 la sanità pugliese ha perso 211 milioni di euro, a fronte di 1,8 miliardi di stipendi: quella del personale è di gran lunga la prima voce di spesa. E continua a crescere.
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