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In Puglia e Basilicata

Piano taglia costi al Policlinico di Bari via ventisei reparti

Piano taglia costi al Policlinico di Bari via ventisei reparti
di MASSIMILIANO SCAGLIARINI 
È pronto il piano per tagliare i posti letto del Policlinico di Bari: prevista la chiusura di 26 reparti. In totale, ci sarebbero circa 200-250 posti letto in meno, che non andrebbero persi ma sarebbero spalmati sulle altre strutture universitarie della Puglia. Il piano però è bloccato. Il problema centrale è il rapporto tra Policlinico e Università (che oggi è molto sbilanciato verso la seconda): non si trova un accordo sulle indennità ai medici universitari
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14 Luglio 2009

BARI - Tre a uno. Per capire il Policlinico di Bari sono necessari alcuni numeri. Questi: con 4.793 dipendenti e 1.550 posti letto, il più grande ospedale pubblico pugliese e il secondo del Mezzogiorno, ha un rapporto posti dipendenti/posti letto di tre a uno, uno dei più alti d’Italia. Il Gemelli di Roma, che ha più o meno la stessa grandezza, 3.500 dipendenti per 1.900 posti letto. Numeri che spiegano altri numeri: lo scorso anno, di soli stipendi, il Policlinico ha speso 213 milioni di euro, ed ha finito per chiudere il bilancio 2008 con un «rosso» di 78 milioni. Una voragine, seppur in miglioramento rispetto al 2007. 

Ma con 105 unità operative (quelle che una volta si chiamavano reparti, cui vanno aggiunte le 20 unità del Giovanni XIII), c’è una sola soluzione per riportare i conti in pareggio. Lo dice chiaramente, nella relazione all’ultimo bilancio, il direttore generale Vitangelo Dattoli: «Al fine di raggiungere il tendenziale equilibrio economico di bilancio, realizzabile in un arco temporale adeguato, si ritiene quindi comunque indispensabile definire un percorso nell'ambito del quale elaborare una proposta di riorganizzazione di medio periodo, d'intesa con la giunta regionale e con l'Università degli studi, sulla base delle proposte già presentate all'assessorato alle politiche della salute». 

Il progetto di riorganizzazione insomma c’è. Sono 8 paginette, che sono state presentate al tavolo con l’Università e che prevedono la riduzione di circa il 15% dei posti letto, con un taglio dei reparti e dei servizi duplicati. Un taglio reale, a differenza di quanto prevedeva il piano dell’ex direttore generale Antonio Castorani che parlava di soli «accorpamenti». Un progetto che da mesi è bloccato alla Regione. 

Qualche esempio, giusto per andare sul pratico. Il Policlinico oggi ha due laboratori d’analisi centralizzati, quando ne basterebbe uno solo. Ha 32 posti letto di dermatologia, che sarebbero sufficienti al fabbisogno dell’intera Puglia ma intanto sono lì, con tutto il relativo personale, insieme ai 108 posti spalmati su quattro unità operative di ostetricia e ginecologia (quattro primari...). A libro paga del Policlinico ci sono diciannove dietisti a fronte di un fabbisogno reale per il quale ne basterebbero molti in meno. Nel Policlinico ci sono due unità operative di medicina dello sport, una ospedaliera e una universitaria. Ma ci sono anche unità operative come pediatria che, per una norma transitoria, hanno due primari, uno ospedaliero e uno universitario, e sarà così fino a quando uno dei due non andrà in pensione.

Il problema centrale è il rapporto tra Policlinico e Università, che oggi è molto sbilanciato verso la seconda. I dipendenti universitari sono il 10% del totale, tra cui circa 300 sono medici e tra loro la gran parte svolgono funzioni elevate. Il tavolo di confronto per la revisione del protocollo che regola i rapporti tra Università e Regione è in fase finale, ma per ora è bloccato. La Regione, infatti, sa bene che l’Università non si siederà al tavolo se non si definisce prima l’aspetto economico: quello delle indennità aggiuntive da riconoscere ai medici universitari. Solo una volta che sarà sciolto questo nodo, si potrà parlare di riorganizzazione dei reparti. 

La bozza su cui si ragiona prevede la chiusura di 26 unità operative complesse, 16 universitarie e 10 ospedaliere, a fronte dell’istituzione di una nuova (psicologia clinica ospedaliera). La riorganizzazione prevede la nascita di 13 dipartimenti integrati (di cui 2 riguardano il Giovanni XXIII), che dovrebbero permettere l’integrazione tra servizi e quindi, in ultima analisi, di risparmiare. In totale, ci sarebbero circa 200-250 posti letto in meno, che non andrebbero persi ma sarebbero spalmati sulle altre strutture universitarie della Puglia. Ma è un discorso tabù, soprattutto in tempi elettorali.
MASSIMILIANO SCAGLIARINI
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