Giovedì 11 Agosto 2022 | 10:35

In Puglia e Basilicata

Rimpasto, Vendola si scusa per i "metodi". "Sfiducia" dal Pdl

Rimpasto, Vendola si scusa per i "metodi". "Sfiducia" dal Pdl
di BEPI MARTELLOTTA 
Ieri in Consiglio la maggioranza – come era prevedibile – s'è ricompattata e anche i mal di pancia all'interno del maggiore partito della coalizione, il Pd, sono stati messi da parte. Vendola si è pure scusato con la sua maggioranza. Non per il rimpasto, ma per il "metodo". Ora la sfida in aula è col Pdl. Rocco Palese, capogruppo Fi, dopo aver ripercorso le tappe della vicenda ha sfornato la mozione di sfiducia nei confronti del governatore. Sarà portata in aula e votata per appello nominale il 21 luglio 
• Non finirà al Tar la loro rimozione, ma gli assessori chiedono spiegazioni

14 Luglio 2009

BARI - Alla fine ha ceduto. Non sul merito delle scelte e sugli obiettivi, difesi prima nel vertice con la maggioranza e poi nell’aula del consiglio regionale. Ma sul metodo sì. Il presidente Nichi Vendola, nell’intervento conclusivo del consiglio regionale di ieri dedicato al rimpasto della giunta, ha pronunciato una frase attesa da molti della sua coalizione: «Chiedo scusa alla maggioranza - ha detto - per quanto è stato maldestro il mio tentativo di allargare la coalizione, ma questo era il tentativo. Non ho mai detto “facciamo l’alleanza sul Sud”, piuttosto andiamo a vedere le carte, andiamo al merito delle questioni». 

Ma le scuse, o meglio i chiarimenti fortemente sollecitati in aula dagli ex assessori, ieri tornati per la prima volta tra i banchi dei consiglieri, ci sono state anche per loro, i cinque «sostituiti», che si sono sentiti «macchiati» dalla questione morale pur non essendo stati raggiunti da alcun avviso di garanzia. «È una questione che non riguarda i colleghi di giunta, ai quali ho chiesto un sacrificio per rilanciare l’azione di governo. Ho risposto loro con un metodo - scandisce Vendola - tenendo separati i momenti tra la formazione della nuova giunta e la convocaizone in Procura». 

La notte tra il 5 e il 6 luglio, infatti, il governatore chiuse la partita del nuovo governo d’intesa col segretario Pd Emiliano, creando notevoli mal di pancia tra i Democratici e facendo insorgere il centrodestra. Ieri anche quelle baruffe sono state messe nel recinto. In mattinata i chiarimenti col Pd, che tramite il capogruppo Antonio Maniglio è tornato ad accusare il governatore per aver estromesso la sua maggioranza e compiuto scelte in «solitudine». Un sentimento, questo, rivendicato da Vendola come prerogativa dell’esercizio delle sue funzioni. 

Quindi, risolta la diatriba con gli alleati con la chiamata alle armi per la sfida alle regionali 2010 («Da oggi siamo in campagna elettorale»), la sfida in aula col Pdl. Rocco Palese, capogruppo Fi, dopo aver ripercorso le tappe della vicenda ha sfornato la mozione di sfiducia nei confronti del governatore, che sarà portata in aula e votata per appello nominale il 21 luglio. Si sfila dalla scelta l’Udc, che tramite il capogruppo Antonio Scalera lancia apprezzamenti verso Vendola, segnando un’apertura al governo di centrosinistra. La replica è stata stizzita e ferma: «il cecchinaggio contro di me non porta bene, sono l’ottavo candidato più votato alle europee in Italia». Quindi la controaccusa a chi come Enrico Santaniello lo aveva appellato «assaltatore di complemento delle Procure». «Non sono un giustizialista, la mia carriera politica è partita proprio dalla polemica con le Procure pugliesi». 

Ma il dibattito col centrodestra, a tratti aspro, ha avuto anche momenti di confronto pacato, quando Lucio Tarquinio ha rivendicato il primato delle istituzioni e della loro credibilità, respingendo il «fango mediatico» al di là dei colori politici che colpisce. Palla colta al balzo da Arcangelo Sannicandro (Sl): a cosa porta la gara «a lanciarsi le torte in faccia»?. Toni diversi da Massimo Cassano (Fi) e Roberto Ruocco. Il primo accusa Vendola di non aver «spiegato perché ha sostituito mezza Giunta e lui è rimasto in sella», il secondo sostiene che è «arrivato al capolinea», col «tentativo disperato, condito di profondo cinismo verso i fatti e le persone, di reagire a progetti politici nei quali per lui c’è uno spazio soltanto residuale». 

Maniglio, dalla maggioranza, ha garantito continuità alla giunta, ma non ha ceduto il passo sull’accusa principale del Pd: «l’allargamento della maggioranza non c’è stato e la scelta è stata presa in maniera affrettata e poco ponderata». Pietro Mita (Prc), accusa Vendola di metamorfosi. Risposta: «la ritengo doverosa, anzi la rivendico di fronte ai mutamenti della politica. Ignazio Zullo (Ppdt) attacca: Vendola dice che la questione morale non è un’arma da usare contro qualcuno «ma, di fatto, in una notte ha distrutto la credibilità e l’immagine dei suoi più stretti collaboratori». «Se la Puglia andava così bene - chiede Mario Vadrucci - perché questo bisogno di rilancio attraverso il cambio di assessori?». 

«Una delle operazioni più basse e vergognose della democrazia» attacca Gianfranco Chiarelli (FI). «La questione morale, soprattutto nella sanità, è iniziata in Puglia con la Giunta Vendola?» ribatte Michele Ventricelli (Sl). Chiude Palese: «Neanche una risposta alle dure critiche arrivate dagli assessori rimossi e dal Pd. La trasformazione di Vendola ha dell’incredibile: da feroce giustizialista a garantista, ma solo con se stesso».
BEPI MARTELLOTTA
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