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In Puglia e Basilicata

Emiliano-D'Alema giallo su una lettera

Emiliano-D'Alema giallo su una lettera
di BEPI MARTELLOTTA 
BARI - Per un attimo la rottura definitiva è stata sfiorata, quando ieri è cominciata a circolare la voce di una lettera dai toni assai duri che Michele Emiliano, segretario del Pd pugliese, si accingeva a divulgare in risposta all’intervista rilasciata alla «Gazzetta» da Massimo D’Alema. La lettera non è più apparsa, i «pompieri» del Pd, allarmati per il possibile definitivo scontro, si sono affrettati a dissuadere il segretario ma, soprattutto lo stesso Emiliano è apparso sereno e convinto del fatto che il clima velenoso dei giorni scorsi fosse ormai alle spalle.
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12 Luglio 2009

di BEPI MARTELLOTTA

BARI - Per un attimo la rottura definitiva è stata sfiorata, quando ieri è cominciata a circolare la voce di una lettera dai toni assai duri che Michele Emiliano, segretario del Pd pugliese, si accingeva a divulgare in risposta all’intervista rilasciata alla «Gazzetta» da Massimo D’Alema.

 La lettera non è più apparsa, i «pompieri» del Pd, allarmati per il possibile definitivo scontro, si sono affrettati a dissuadere il segretario ma, soprattutto lo stesso Emiliano è apparso sereno e convinto del fatto che il clima velenoso dei giorni scorsi fosse ormai alle spalle. Insomma, tutto sembra volgere - ma con uno come Emiliano l’ultima parola non è mai detta - per un accordo tra il leader della mozione Bersani (l’area del Pd che candida l’ex ministro alla segreteria nazionale) e il leader dei Democratici pugliesi. Accordo che potrà - D’Alema lo ha chiarito definitivamente - avvenire solo a patto che il sindaco di Bari faccia un passo indietro rispetto alla segreteria, scegliendo il proprio successore in Puglia.

Il «nodo» potrebbe essere sciolto già mercoledì, quando Emiliano incontrerà lo stesso Pierluigi Bersani. Nel frattempo, i passaggi cruciali dei rapporti interni ed esterni al partito (lunedì il consiglio regionale sul rimpasto della giunta regionale di Nichi Vendola, quindi la composizione della nuova giunta comunale di Bari) saranno compiuti. E sarà lì, a Roma, che Emiliano potrebbe giocare l’ultima carta: sì ad un successore, ma che non sia un dalemiano di ferro, un uomo dell’«apparato», insomma un pezzo di quel partito pugliese che il segretario uscente - prima di abbandonare la nave per abbracciare l’incarico nazionale che il Pd gli ha promesso - vuole rivoltare come un calzino. Le ipotesi, dunque, pure circolate nei giorni scorsi di un Frisullo o Lavarra candidato alla guida del «nuovo» Pd pugliese, potrebbero saltare per fare posto ad un nome nuovo. Una sola certezza, garantita dal presidente della Fondazione Italiani-europei: sarà lo stesso Emiliano a proporlo.

Dall’altro fronte, quello dei franceschiniani, spezza il silenzio il senatore Giovanni Procacci, puntando l’indice sui suoi: «sconcerta il fatto che molti rimangono pubblicamente in silenzio - esordisce - e privatamente sostengono Emiliano. Si è parlato di lui come di un inguaribile arrivista, io credo invece che voglia ricandidarsi per dare al Pd la forza, l’entusiasmo, quella tensione vincente che rinviene dalla sua straordinaria vittoria a Bari. Il Pd non deve fare a meno di quest’opportunità, non può rinunciare alla sua figura vincente anche in vista delle regionali». Quindi la candidatura esplicita a segretario regionale della mozione Franceschini: «Se Michele ci darà la sua disponibilità, sono convinto che la nostra mozione candiderà lui. Ma lui deve sciogliere il nodo, rappresentando adeguatamente le istanze che condivide del nostro progetto».

Procacci precisa che ri-affidare la guida a Emiliano non «significa rinunciare ad un partito ben strutturato: occorre concordare con lui l’assetto del Pd, con responsabili veri, che abbiano autonoma capacità d’iniziativa. Io voglio un partito strutturato, ma che viaggi con la faccia di Emiliano». Quanto al congresso nazionale, occorre affrontarlo «senza accapigliarci. Sostengo Franceschini perché credo come tanti in un partito democratico, non socialdemocratico - dice - come prospetta Bersani. Elogiare il tesseramento della Campania, costruire un partito degli iscritti significa chiuderne il recinto e tornare indietro. Bisogna dare al partito la possibilità di un ricambio, senza la morsa del nuovismo ma costruendo il partito aperto, plurale che tutti abbiamo immaginato».

Infine, il passaggio sul rimpasto della giunta Vendola, che ha scosso il centrosinistra pugliese negli ultimi giorni. «Credo che da parte di Vendola ci sia stata una confusione mediatica - aggiunge Procacci - è apparso che il ricambio fosse legato alla questione morale e ora chi è fuori può essere tacciato di opacità. Approvo, invece, l’esigenza di dare nuovo slancio alla giunta per portare la compagine amministrative alla sfida delle regionali: dobbiamo allargare il quadro politico e anche se l’operazione è parzialmente riuscita, era importante lanciare un segnale di disponibilità ai nuovi alleati».

Resta il problema se Vendola sia ancora, o meno, il candidato del centrosinistra alle regionali. «Le ultime difficoltà non devono farci dimenticare il buon lavoro di questi anni: se vogliamo vincere in Puglia, Vendola è il candidato naturale. Ma se si vuole scegliere un altro candidato, l’unico modo per farlo è tramite un accordo con lui. Se qualcuno - sottolinea - pensa di eliminarlo per vincere in Puglia, vuol dire che non sta coi piedi per terra. Sarà la coalizione a prendere decisioni, ma qualsiasi soluzione non può che essere con Vendola, non contro Vendola».

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