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Sindaco di Taranto: «Chiedo all'Arpa nuovi esami»

Sindaco di Taranto: «Chiedo all'Arpa nuovi esami»
I giudici amministrativi obbligano l’Amministrazione comunale a intervenire contro l’inquinamento, il sindaco Ezio Stefàno replica alle accuse e scrive anche all’Asl per accertamenti sulla salute pubblica. Il provvedimento apre le porte a un nuovo modello di tutela ambientale
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11 Luglio 2009

di FULVIO COLUCCI

TARANTO - «Conoscete il mio rispetto per le sentenze della magistratura. Domani mattina (oggi, ndr) scriverò di persona le lettere all’Arpa e all’Asl chiedendo nuovi e più stringenti controlli su inquinamento e salute pubblica». Ezio Stefàno si dice «sereno» dopo la sentenza del Tar di Lecce che impone al sindaco di «provvedere entro 90 giorni ad emanare ordinanze che eliminino gravi pericoli che minacciano l’incolumità pubblica e, quindi, la salute dei cittadini». Un provvedimento che obbliga il Comune a evitare «ulteriori gravi danni in materia ambientale, di sicurezza alimentare» e «in materia igienico-sanitaria».

Il Tribunale amministrativo regionale ha accolto il ricorso presentato dal comitato «Taranto Futura» guidato da Nicola Russo, legale del gruppo impegnato, da qualche anno, in una serie di battaglie ecologico-legali. «Taranto Futura» si è rivolto al Tar dopo aver presentato un’istanza al sindaco, chiedendo «l’adozione di ogni atto utile ad evitare la grave situazione sanitaria dovuta all’inquinamento ambientale proveniente, in prevalenza, da lavorazioni di tipo industriale. Tutti nel mirino: dall’Ilva all’Eni, dalla Cementir alle aziende che operano nell’area dei grandi insediamenti prod uttivi. E’ stata «l’inerzia protratta del sindaco », secondo il comitato «Taranto Futura », a muovere gli ambientalisti sulla via giudiziaria. Il Tar ha rilevato che di «inerzia» effettivamente si è trattato: «A fronte dell’istanza del comitato ricorrente del 30 ottobre 2008, non risulta che il Comune abbia mai adottato alcun provvedimento». I giudici amministrativi hanno accettato il ricorso di «Taranto Futura» riconoscendo «la legittimità » del «soggetto privato» che può agire «a tutela degli interessi della collettività in materia ambientale e sanitaria, anche mediante la richiesta di attivazione di determinati poteri pubblicistici». 

Questi poteri sono del Comune, cioè del sindaco: tutelare l’ambiente e la salute pubblica. La sentenza del Tribunale amministrativo regionale rappresenta un precedente significativo perché la richiesta di Taranto Futura, hanno scritto i giudici, «consacra il modello di “go- vernance ambientale”, ossia di un modello di gestione dei beni ambientali non più ispirato al classico modello gerarchico, ma ad un nuovo stile di governo diversamente caratterizzato da un maggior grado di cooperazione ed interazione tra poteri pubblici da una parte ed attori non statuali dall’altra (realtà economica e realtà sociale)». Le decisioni in materia ambientale, quindi, non sono più prese in maniera solitaria dai pubblici poteri. Viene riconosciuta alla società la forza di far valere i propri diritti a un ambiente non inquinato e alla salute, esigendo atti concreti dalle istituzioni. E’ lo spirito che anima altre due battaglie del comitato «Taranto Futura»: il referendum sull’Ilva e l’applicazione all’accordo di programma sulla diossina, tra Ilva ed Enti locali, dei limiti di emissioni previsti dal protocollo di Aahrus, limiti molto più bassi di quelli contemplati dalla legge regionale varata nel dicembre 2008 (2,5 nanogrammi per metro cubo d’aria quest’anno; 0,4 il 31 dicembre del 2010). 

«Ho cominciato parlare dei problemi legati all’inquinamento nel 1970. Sono contento che tanti si accodino ora alla mia battaglia» spiega il sindaco Ezio Stefàno. «Le politiche di tutela dell’ambiente e della salute pubblica, portate avanti dalla mia Amministrazione, sono sotto gli occhi di tutti. Governiamo l’emergenza traffico, strettamente collegata alla questione ecosistema, attraverso il completamento dei rondò e dei parcheggi». Stefàno non dimentica il tema caldo dell’inquinamento industriale: «Mi sembra che le risposte date insieme alle altre istituzioni, Regione e Provincia, siano importanti: l’accordo con governo, Enti locali e Ilva per abbattere i limiti di diossina; la costruzione dell’impianto Urea per limitare le emissioni nel più breve tempo possibile». 
«Certo - aggiunge il primo cittadino - bisogna fare ancora molte cose. Però il nostro impegno è sotto gli occhi di tutti. L’ufficio legale del Comune avrebbe dovuto avvisarmi tempestivamente e ci saremmo presentati davanti al Tar di Lecce con una buona mole di documenti per spiegare che ci siamo occupati d’ambiente. L’esempio è proprio il referendum sull’Ilva. A chi dice: non vi siete interessati basta opporre il regolamento varato dal Consiglio comunale». 

Polemiche a parte, Stefàno, preso in contropiede, vuol ripartire in contropiede: «Accelereremo i nuovi impegni presi per combattere l’inquinamento, ma occorrono nuovi dati e voglio averli presto. Non posso dire io, tecnicamente, cosa bisogna fare. Perciò coinvolgerò subito Arpa e Asl. I cittadini possono stare tranquilli».
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