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In Puglia e Basilicata

Una giovane «scrittrice» barese «Nessuno mi ha aiutato»

Una giovane «scrittrice» barese «Nessuno mi ha aiutato»
di RITA SCHENA
«Tutti voi adulti siete i primi ad additare noi giovani “fannulloni viziati drogati svogliati”: siamo incapaci, sappiamo solo elemosinare e picchiare gli anziani alla ricerca di denaro per sopravvivere perché in grado solo di “cazzeggiare” con la musica rock sparata nelle orecchie. E voi, cosa sapete fare? Solo puntare il dito contro»

10 Luglio 2009

di RITA SCHENA

Da grande vuole fare il medico, per ora ha all'attivo un libro scritto e pubblicato a sue spese e deve frequentare il IV anno di liceo Scientifico nel suo paese, Sammichele di Bari. Rossella Fortunato ha 16 anni, un po' delusa perché il suo libro nonostante tanti apprezzamenti non è riuscito a «vendere», un po' caparbia, perché qualche giorno fa ha deciso di far sentire la sua voce, inondando con una mail di protesta le redazioni. «Nessuno mi ha aiutato nel mio progetto – scrive Rossella - Io continuo a scrivere, e spero di poter continuare finché avrò abbastanza forza, ma, sinceramente, se non si muove nulla non pubblicherò più niente. Tutti voi adulti siete i primi ad additare noi giovani “fannulloni, viziati, drogati, svogliati”: siamo incapaci, sappiamo solo elemosinare e picchiare gli anziani alla ricerca di denaro per sopravvivere perché in grado solo di “cazzeggiare” con la musica rock sparata nelle orecchie. E voi, cosa sapete fare? Solo puntare il dito contro. Nel momento in cui qualcuno di noi decide di far sentire la prorpia voce vi chiudete tutti a riccio: non siamo tutti semplici fannulloni! Chi mi aiuta? Nessuno». Vibrante la sua indignazione. 

Rossella, ma tu da grande cosa vuoi diventare? 
«Un medico. Sino a qualche anno fa sognavo di diventare un architetto, ma ora ho cambiato idea, voglio aiutare le persone studiando medicina». 

Il medico, non la scrittrice? 
«No, la scrittura è un mio modo di esprimermi, ma non può essere un impegno a tempo pieno. E' qualcosa che mi piace fare, che ho sempre fatto, che mi ha aiutato nel vincere la timidezza, perché davanti ad un foglio di carta cadono le inibizioni e posso essere me stessa, mentre nel rapporto personale con gli altri è più difficile». 

Quindi è questo il motivo per cui hai iniziato a scrivere. Le tue coetanee per motivi simili scrivono il diario, non un libro... 
«In realtà anche il mio è iniziato come diario. Ho iniziato a scrivere nell'estate dei miei 14 anni, non avevo Internet e per far passare il tempo ho iniziato a scribacchiare. La storia che racconto è una storia vera, un'amicizia che mi vede protagonista, solo che non è scritta in prima persona. Poi dopo qualche mese mio fratello più grande ha trovato i file nel pc, li ha letti (come tutti i fratelli grandi voleva controllare e curiosare un po') e ne abbiamo parlato anche con i miei genitori». 

Ed è nata l'idea del libro. 
«Sì, loro mi hanno incoraggiata, sapevano che era un po' il mio sogno. Solo che a questo punto sono iniziate le difficoltà». 

Trovare qualcuno che lo pubblicasse. 
«Ho mandato il manoscritto a tutte le case editrici che sono riuscita a trovare, ma nessuno mi ha dato retta. Nel 70% dei casi non si sono neanche degnate di rispondermi, poche altre mi hanno detto chiaramente che non avrei trovato nessuno disposto a scommettere su un progetto del genere. Un paio mi hanno proposto di pubblicarlo a mie spese, ma con contratti incredibili, allora pagare per pagare, ho deciso di pubblicarlo autofinanziandomi, ma di mantenerne tutta la proprietà» 

Il libro si intitola “La semplicità di una vita”, cosa racconta? 
«E' la storia di un'amicizia vera fra tre adolescenti, con una storia d'amore che si conclude negativamente». 

Un epilogo come spesso accade tra adolescenti. A questo punto con il tuo libro stampato cosa hai fatto? 
«Grazie al mio preside che lavora molto per sostenere l'iniziativa di noi giovani, l'ho presentato a scuola, solo che ne ho avuto un'altra delusione». 

In che senso? 
«Tutti interessati, tutti a dirmi 'brava', 'ma tu sei la giovane scrittrice?' Solo che nessuno ha comprato il mio libro...non sono riuscita minimamente a rientrare nelle spese. A questo devo aggiungere la difficoltà di distribuirlo. Ho telefonato alle librerie, Feltrinelli, Laterza, ma nessuno mi ha dato ascolto. Ecco perché il mio sfogo email, tutti a parlare di sostenere i giovani e poi?». 

Tu sei una ragazza dinamica, ti confronti con l'oggi, invece di pubblicare un libro cartaceo, non ti è venuta l'idea di aprire un blog su internet? Di scrivere per la Rete? Gli investimenti sarebbero stati molto più bassi. 
«Non sono molto esperta con la nuova tecnologia e poi volevo condividere la mia gioia e la mia esperienza con i miei amici, con chi mi stava sostenendo e che non avrebbe avuto facile accesso ad Internet. Con un libro cartaceo ci sarei riuscita, con una pagina web no». 

E ora, dopo aver trovato tutte queste difficoltà? 
«Sto scrivendo un secondo libro, una storia di ragazzi che si sviluppa tra i banchi di scuola. Niente di autobiografico questa volta»
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