Mercoledì 10 Agosto 2022 | 20:00

In Puglia e Basilicata

Col "Ddl sviluppo" torna il nucleare Il «no» apulo-lucano

Col "Ddl sviluppo" torna il nucleare Il «no» apulo-lucano
L'Italia torna al nucleare. Lo prevede il disegno di legge sullo sviluppo definitivamente approvato dal Senato (154 voti a favore, un solo voto contrario e un solo astenuto; ha votato a favore anche l'Udc mentre Pd e Idv hanno annunciato il no, scegliendo però di abbandonare l'Aula al momento del voto nel tentativo di far mancare il numero legale viste le assenze nei banchi della maggioranza). Il governo ha sei mesi di tempo per localizzare i siti degli impianti
• Il presidente dei lucani: «Mai una centrale atomica in Basilicata» 
• Vendola: «non ci provino in Puglia»

10 Luglio 2009

«Le centrali nucleari sono impianti a rischio rilevante. La Puglia vuole continuare a essere la terra delle rinnovabili, il parco delle energie rinnovabili più interessante d’Europa». Così il governatore pugliese, Nichi Vendola, commenta il via libera al ddl sviluppo che contiene le norme per il riavvio del nucleare e detta i tempi per individuare dei siti in cui ubicare gli impianti. Secondo Vendola «finora i discorsi energetici del governo sono stati un cumulo di banalità e un annuncio di scelte autoritarie. Io immagino – commenta – che la militarizzazione del territorio per fare una centrale sia una scelta suicida per chi ce l’ha in testa».

«Le centrali nucleari – ha proseguito – sono impianti a rischio di incidente rilevante e il nucleare sicuro esiste solo nelle esternazioni salottiere del presidente del Consiglio. Il tema dello smaltimento delle scorie è drammatico. Allora, siamo seri. Ho proposto già al ministro Scajola il tema vero: l’ottimizzazione della rete di trasmissione. Il paese perde il 12% dell’energia che produce a causa dell’obsolescenza della rete». 

Sul nucleare «in campagna elettorale il presidente del Consiglio ha allargato il suo sguardo dalla Puglia ai Balcani. Non commento. Ma il premier ha rassicurato i pugliesi che non esisteva quella eventualità», ha aggiunto Vendola. «Chiunque voglia occuparsi di energia in Puglia – ha sottolineato – debba farlo offrendoci il ristoro di quello che noi facciamo per la nazione. Penso che della Puglia si possa parlare solo in termini di abbattimento della bolletta energetica per le imprese e per i cittadini, visto che diamo all’Italia l’88% dell’energia che produciamo. Che in Puglia si debba pensare a un’implemetazione delle risorse per il servizio sanitario, che oggi è il peggio pagato d’Italia, visto che a causa di Cerano e della centrale dell’Enel, sopportiamo un costo di patologie oncologiche e malattie della vie respiratorie che fa di quel territorio nel brindisino un dei più martoriati d’Europa. Quindi – ha concluso – avremmo diritto a una compensazione». 

Per Vasco Errani, che guida l’Emilia Romagna ed è anche presidente della conferenza delle Regioni. «Il governo – dice – ha imboccato una strada sbagliata, procede in modo unilaterale» e il nucleare rischia di essere «un pericoloso passo indietro». Posizione che si inserisce in un confronto al momento piuttosto duro tra esecutivo e conferenza delle Regioni, e il nucleare si avvia a diventare un ulteriore tema da mettere sul tavolo. Dura anche Mercedes Bresso, presidente del Piemonte: «La scelta è sbagliata dal punto di vista strategico, economico e della sicurezza», ha ribadito. Costi e rischi, ha aggiunto, ricadranno sulle generazioni future».
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