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In Puglia e Basilicata

Fiat, a Lecce esuberi Cnh A Melfi sindacati litigano

Fiat, a Lecce esuberi Cnh A Melfi sindacati litigano
Vanno avanti le trattative sul "piano Marchionne" che ridisegnerà il Gruppo Fiat. Oggi si è appreso che i 500 dipendenti dello stabilimento Cnh Imola (che produce macchine per l'agricoltura e le costruzioni è che sarà chiuso tra due anni) saranno ricollocati negli altri due siti Cnh di Torino e Lecce. Momenti di tensioni, oggi, tra gli stessi sindacati, allo stabilimento di Melfi (Potenza), con la Fiom da una parte e Fim e Uilm dall'altra

08 Luglio 2009

ROMA – Altolà di Cgil, Cisl e Uil su Termini Imerese, lo stabilimento siciliano della Fiat destinato a cambiare la sua mission produttiva perchè dal 2012 – secondo il piano Marchionne – non dovrà più produrre auto. Oggi gli impianti sono rimasti fermi per uno sciopero di otto ore indetto da Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm, e una delegazione di lavoratori è venuta a Roma per unirsi alla protesta, a piazza Barberini, di altre tute blu del gruppo, tra cui i colleghi della Cnh di Imola e di Pomigliano, in concomitanza con la riunione tecnica che si è svolta al ministero dello Sviluppo Economico per approfondire il piano industriale del Lingotto: così come concordato nel vertice di palazzo Chigi del 18 giugno scorso. 

I sindacati dei metalmeccanici (oltre ai confederali, la Fismic e l’Ugl) hanno chiesto tavoli specifici per Fiat auto (che significa innanzitutto Termini e Pomigliano) e Cnh Imola: per i circa 500 dipendenti dello stabilimento che produce macchine per l’agricoltura e le costruzioni è prevista la chiusura tra due anni e la loro ricollocazione negli altri due siti Cnh di San Mauro (Torino) e Lecce. 

È stato fissato, dunque, un calendario delle prossime riunioni che si terranno a luglio sempre al ministero guidato da Claudio Scajola: il 16 su Cnh, il 20 su ricerca e innovazione, il 24 su componentistica e credito. Slitta a settembre, invece, il confronto sull'auto. I sindacati hanno anche rinnovato la richiesta di proseguire la cassa integrazione ordinaria (cigo) oltre le 52 settimane che per 11 mila lavoratori di dieci stabilimenti, sui 22 mila che percepiscono l’indennità, scadrà entro novembre. La prospettiva per loro dovrebbe essere la cassa integrazione straordinaria. E l’avvicinarsi della scadenza della cigo sarebbe stata fatta presente anche dai rappresentanti dell’azienda che, secondo quanto riferito da fonti sindacali, avrebbero chiesto informazioni sugli strumenti da utilizzare in futuro. A scendere in campo a difesa di Termini sono stati oggi i leader di Cgil, Cisl e Uil, Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni, e Luigi Angeletti, per i quali l’azienda deve tornare sui suoi passi, cambiando il piano. Epifani ha chiesto per lo stabilimento un futuro che sia produttivo, Bonanni si è rivolto al Lingotto perchè non insista nelle dimsmissioni (“non saremo mai d’accordo a dismettere una realtà che non ha nulla da invidiare, come responsabilità e produttività a nessuna parte d’Italia»), Angeletti ha rivendicato un piano concreto, sottolineando che il sindacato vuole sapere in cosa consiste la proposta alternativa per Termini. 

Momenti di tensioni, questa volta tra gli stessi sindacati, ci sono stati oggi anche allo stabilimento di Melfi (Potenza), con la Fiom da una parte e Fim e Uilm dall’altra. In particolare, secondo quanto riferito dal segretario regionale dell’organizzazione della Cgil, Giuseppe Cillis, «non è stato permesso ai delegati della Fiom di prendere parte alle assemblee. Questo – ha detto – ha provocato la reazione dei nostri iscritti, che hanno contestato i dirigenti delle altre sigle, impedendo, di fatto, la prosecuzione delle assemblee». 
Lucia Manca - Ansa
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