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Liste d’attesa ancora troppo lunghe, con differenze ancora troppo marcate tra prestazioni in regime istituzionale e a pagamento. È quanto emerge dall’ultimo rilevamento della Regione, relativo alla settimana 1-5 aprile. Dati che arrivano proprio mentre il ministero dell’Economia ha preannunciato l’impugnativa della legge regionale sulle liste d’attesa, il «pastrocchio» approvato dal Consiglio per bloccare l’iniziativa di Fabiano Amati (Pd) che mirava a bloccare l’attività intra-moenia in caso di marcati disallineamenti. Un rimedio che la Regione è stata comunque costretta a prevedere nell’ambito del Piano di governo delle liste d’attesa imposto dal ministero.


Andiamo con ordine. Dal monitoraggio emerge che le strutture pubbliche fanno ancora molta fatica a garantire i tempi previsti per le prestazioni con priorità «breve»: a fronte di circa 4.040 richieste nella settimana indice, quelle effettuate nei 10 giorni sono state appena 2.821, cioè poco meno del 70%. Va male per le mammografie, per gli Ecg, va leggermente meglio per quasi tutte le visite specialistiche.
Situazione non molto dissimile per le prestazioni con priorità «differibile», che il sistema sanitario dovrebbe erogare entro 30 giorni per le visite ed entro 60 per gli accertamenti diagnostici. In questo caso su circa 6.500 richieste ne sono state garantite 4.800: vuol dire che il 27% delle prenotazioni è andato oltre l’attesa di un mese per le visite e due mesi per gli esami. Inaccettabile, soprattutto perché le stesse prestazioni - a pagamento - si ottengono nelle stesse strutture con una attesa di pochi giorni.


«Un dato non incoraggiante - conferma Fabiano Amati -, aspettiamo ora che sia pubblicato a breve il raffronto tra attività istituzionale e attività libero-professionale: per ora si può ben dire che l’attesa continua. È chiaro che scorporando il dato regionale nelle singole prestazioni delle singole strutture ospedaliere si può affermare la presenza di parecchi casi in cui si mantengono i tempi massimi, ma in generale c’è una prevalenza di situazioni in cui lo scostamento dei tempi è molto sensibile».


Nel frattempo, come detto, il ministero dell’Economia ha trasmesso a Palazzo Chigi (e, per conoscenza, agli Affari regionali), il referto sull’esame della legge regionale pugliese 36 approvata il 1° aprile. La norma anti liste d’attesa che, secondo i tecnici ministeriali, merita di essere impugnata davanti alla Consulta: le misure ipotizzate dal parlamentino pugliese (a colpi di emendamenti) per ridurre i tempi di prenotazione andrebbero infatti in contrasto con le competenze statali. In particolare, il Consiglio aveva tentato (articolo 9) di autorizzare la revisione delle dotazioni organiche degli ospedali «tenendo anche conto della necessità di procedere all’abbatimento delle liste d’attesa». Peccato che non si possa fare, essendo le assunzioni vincolate al rispetto dei tetti di spesa fissati a livello nazionale. Stesso discorso per il fondo destinato all’acquisto delle prestazioni extra per l’abbattimento delle liste d’attesa, che - in base alla norma pugliese - potrebbe essere alimentato da una quota dei ricavi della libera professione: non si può fare - dice il Mef - perché la legge nazionale impone che per mettere le mani nei fondi contrattuali è necessaria una previa contrattazione integrativa aziendale.


Insomma, il solito pasticcio. E per evitare l’impugnativa, che al momento appare inevitabile (il termine scade il 1° giugno), la Regione dovrà impegnarsi con il ministero a modificare la norma. Una norma che, come detto, è nata morta perché il Piano per la riduzione delle liste d’attesa approvato in aprile ha recepito tutte le misure imposte dal ministero della Salute, misure che partono proprio dallo stop all’intra-moenia: se le attese per le prestazioni in regime istituzionale sono eccessive, i direttori generali delle Asl dovranno bloccare le prestazioni per le prenotazioni in intra-moenia. L’idea è che in questo modo i medici si concentreranno sull’attività «pubblica» e non sugli ambulatori privati ospedalieri, aumentando la produttività. Una ipotesi che i medici hanno fermamente avversato a quando se ne è discusso a livello regionale, avendo dalla propria parte il presidente Michele Emiliano. Una ipotesi che invece sono stati costretti a ingoiare per volere del ministro Giulia Grillo: e in Puglia, non appena verranno pubblicati i dati di monitoraggio, le sospensioni dell’intra-moenia saranno centinaia

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