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«Perdo il lavoro per colpa  del bus». L'Amat si scusa

«Perdo il lavoro per colpa  del bus». L'Amat si scusa
Vivere nella periferia di Statte, comune vicinissimo a Taranto, non è facile. Soprattutto quando si hanno 21 anni, non si è motorizzati, e si è costretti a dipendere dal servizio di trasporto pubblico. E non per uscire con gli amici, ma per andare a lavorare. Una commessa rischia di perdere il lavoro per i continui ritardi alla fermata di Todisco. E l’Amat avvia subito la verifica

08 Luglio 2009

di Pamela Giufrè

STATTE - Vivere nella periferia di Statte, comune vicinissimo a Taranto, non è facile. Soprattutto quando si hanno 21 anni, non si è motorizzati, e si è costretti a dipendere dal servizio di trasporto pubblico dell’Amat. E non per uscire con gli amici, ma per andare a lavorare. Con la disoccupazione che c’è, per un giovane tarantino poter avere un impiego al di sotto dei trent'anni e senza laurea, è già una gran cosa. Rischiare di perderlo è da incoscienti. Per questo G.P., ragazza che abita nella contrada Todisco a Statte, e che fa la commessa da circa un anno e mezzo, chiede aiuto a «Pronto Gazzetta». La giovane non vuole assolutamente perdere il posto, ma questo pericolo è sempre più concreto per via dei continui ritardi dei bus dell’Amat, che - quando possono - saltano anche la fermata.

«Dopo un anno e mezzo in cui ho dovuto scusarmi, sentendomi mortificata per quello che accadeva - racconta G.P. - il mio titolare mi ha dato l’ultimatum: d’ora in poi, è meglio se arrivo in orario sul posto di lavoro altrimenti mi licenzia. E credo proprio di non potergli dare torto. Riesco a capire la sua esasperazione, ma la mia, vi assicuro, è di gran lunga maggiore».

Così la ragazza racconta la sua storia a «Pronto Gazzetta». «Dopo il fatidico conseguimento della maturità, per fortuna senza non molti sacrifici né numerosi tentativi o lunghe attese, sono riuscita ad ottenere un impiego. Ma purtroppo - spiega G.P. - oggi mi ritrovo nelle condizioni di poter perdere questo prezioso posto di lavoro a causa dei miei continui ritardi. Premetto subito di essere una regolare abbonata all’Amat. E preciso anche che non sono certo così irresponsabile da non essermi attivata in tutti i modi per ovviare a questa problema. In un anno e mezzo le ho sperimentate davvero tutte, arrivando ad anticipare di molto tempo l’uscita da casa, nonostante la mia abitazione sia vicinissima alla fermata del bus Amat. Ma tutto questo, purtroppo, non è valso a nulla. Il più delle volte infatti gli autisti dei mezzi dell’Amat hanno la felice idea di evitare questo tratto di strada».

Insomma, G.P. non lamenta il solito «comprensibile» ritardo del bus, ma addirittura la mancata fermata o, meglio, il mancato transito. «Durante queste vane attese - dice la giovane residente di Statte - come se non bastasse, mi fanno compagnia il sole cocente o la pioggia battente fino a quando non mi rassegno dell’ennesimo “bidone” ricevuto».
E a questo punto come si organizza G.P.?

«A volte sono fortunata e riesco ad ottenere un passaggio di fortuna da parte di un conoscente o di un parente al quale sono costretta a rivolgermi. Poi arrivo al negozio e spiego tutto al titolare, che però ultimamente ha smesso di credermi, come sabato scorso».

Proprio il giorno in cui iniziavano i saldi, uno dei pochi momenti di superlavoro per i commessi dei negozi di Taranto, G.P. è arrivata in negozio posto battendo il record dei ritardi: «Ho aspettato invano dalle 15,45, ora prevista di arrivo del bus alla fermata, alle 17,15, per giunta sotto la pioggia incessante di quel giorno, ma quando ho finalmente raggiunto il mio lavoro, il titolare non ha voluto sentire ragioni e mi ha riferito che non tollererà più questi ritardi».

La ragazza racconta di aver già fatto di tutto per «sensibilizzare» gli autisti dell’Amat a non «dimenticare» di passare anche dalla contrada Todisco. «E ogni volta senza risultati - dice la giovane commessa - anzi spesso ho ricevuto risposte dai toni accesi e scontrosi. Probabilmente i dipendenti dell’Amat, pur essendo anch’essi dei lavoratori, non si rendono conto che le mie lamentele derivano dalla paura concreta di perdere il posto per colpa del loro inspiegabile menefreghismo e della loro mancanza di buonsenso. Per questo ho deciso di rivolgermi a Pronto Gazzetta».

Din qui la denuncia. Abbiamo ovviamente contattato l’Amat attraverso il suo presidente, Giuseppe Casatello, per saperne di più. Casatello ha anzitutto confermato la sua disponibilità verso l’utenza e pur non mettendo in discussione la serietà dimostrata sul lavoro da parte dei dipendenti dell’azienda, ha tuttavia fatto un rapido controllo.

«Ho effettuato le opportune verifiche - dice Casatello rispondendo a “Pronto Gazzetta” meno di un’ora dopo essere stato contattato per questa segnalazione - riscontrando che la contrada Todisco è una località abbastanza decentrata di Statte, ma che in effetti esiste in questa zona una fermata Amat autorizzata. Mio malgrado, perciò, non posso escludere che qualche autista, pur di recuperare alcuni minuti lungo il percorso, magari per ovviare al ritardo generato dal traffico urbano, eviti questa deviazione e tiri dritto ritenendo che alla fermata non ci sia nessuno ad attendere proprio perché è più isolata delle altre».

La collocazione decentrata di questa contrada non autorizza tuttavia gli autisti dell’Amat a saltarla. Di questo il presidente dell’azienda ne è convinto e perciò ha già individuato una soluzione: «Metteremo il percorso sotto controllo per individuare chi non effettua la fermata. E se la giovane commessa vorrà riferirci in maniera più dettagliata orari e giorni in cui il bus non è passato, prenderemo gli opportuni provvedimenti. Mi auguro perciò che la ragazza di contatti immediatamente al numero riservato alla clientela. Siamo a sua disposizione».

Intanto, in attesa di ottenere giustizia, «Pronto Gazzetta» suggerisce a G.P., quando possibile, e se non lo avesse già fatto, di cambiare fermata. Forse sarà più fortunata.
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