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A Brindisi, contro il carbone protesta di Greenpeace

A Brindisi, contro il carbone protesta di Greenpeace
BRINDISI - Nella centrale Enel di Cerano, a Brindisi ambientalisti di Greenpeace si sono piazzati su una delle torri del nastro trasportatore di carbone. La protesta viene attuata in occasione dell’avvio dei lavori del G8 per chiedere ai Capi di Stato iniziative fattive per il miglioramento dell’ambiente contro i cambiamenti climatici. La centrale a carbone di Brindisi, per produzione di CO2, è ai primi posti a livello nazionale. Per questo, anche in passato Greenpeace ha compiuto azioni dimostrative all’interno dell’impianto brindisino di produzione di elettricità.
• L'on. Vitali (Pdl): sull'Enel intervenga ora il neopresidente della Provincia di Brindisi Ferrarese

09 Luglio 2009

di ANTONIO NEGRO 

BRINDISI - Tredici uomini in nero, divisi in 2 gruppi, sono entrati in azione all’alba di ieri nella centrale a carbone Enel di Cerano, per attuare un blitz di Greenpeace in contemporanea con l’occupazione di altre tre centrali presenti in Italia. Lo scopo è sensibilizzare il governo italiano ed i capi di Stato dei paesi industrializzati - proprio nel giorno dell’inaugurazione del G8 de L’Aquila - sui livelli oramai preoccupanti di inquinamento da gas serra in Italia e nel mondo, cui contribuiscono in modo determinante proprio gli impianti energetici alimentati da combustibili fossili come le centrali a carbone. Un primo gruppo di attivisti ha letteralmente scalato uno dei piloni del nastro trasportatore del carbone che collega la centrale con le aree di stoccaggio del combustibile ubicate a Costa Morena. Agganciato il nastro trasportatore, a circa 70 metri d’altezza, gli attivisti hanno spiegato una rete di protezione sotto di loro ed hanno poi provato a bloccare in maniera meccanica il nastro. 

Lo stesso, però, veniva riavviato puntualmente dalla sala operativa della centrale. Una situazione che ha creato momenti di tensione, perché c’era il rischio che qualcuno degli attivisti potesse rimanere stritolato negli ingranaggi del congegno. Il fenomeno si è ripetuto a più riprese, per circa un’ora, fino a quanto la Polizia non ha ordinato il blocco del nastro, proprio per scongiurare il rischio che qualcuno potesse restare ferito. A quel punto gli uomini di Greenpeace hanno potuto srotolare uno striscione gigante su cui campeggia la scritta: «G8: Climate leaders or losers?» («G8: leader del clima o sconfitti dal clima?»). 

Portata a termine la prima parte del blitz, l’altro gruppo di attivisti è salito sulla ciminiera della centrale, attraverso i percorsi interni all’impianto. Giunti in cima, tre dei sei ambientalisti, imbragati di tutto punto, hanno cominciato a calarsi lungo la parete liscia e cilindrica del camino mentre altri tre compagni, rimasti in cima, assicuravano la corretta tenuta delle funi e dei ganci. L’obiettivo era quello di scrivere un altro messaggio rivolto al G8, ma nel frattempo il sole ha cominciato a picchiare: la temperatura esterna ha superato i 30 gradi ed era concreto il rischio che qualcuno potesse svenire in quella situazione di precarietà. 

Quindi gli attivisti sono ritornati su, rimandando l’impresa al tardo pomeriggio. Verso le 17, però, il vento di scirocco è rinforzato e gli attivisti hanno dovuto soprassedere, trascorrendo tutta la notte accampati in cima al camino, a oltre 100 metri d’altezza, nella speranza di poter tornare in azione stamane. La situazione di stallo, quindi, è proseguita per tutta la notte alla presenza degli agenti della Digos, diretti dal dott. Vincenzo Zingaro. Nel frattempo il responsabile per l’Italia della campagna «Clima ed energia» di Greenpeace, Francesco Tedesco, ha chiesto un incontro coi dirigenti dell’impianto per esporre le motivazioni del blitz e le ragioni (di cui si riferisce in dettaglio nell’articolo sotto) che, su scala internazionale, impongono politiche diverse in materia energetica, a cominciare dai vincoli fissati dall’Unione europea. I vertici Enel, però, non hanno accettato di incontrare gli attivisti.
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