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Taranto, l'Arsenale rischia chiusura senza turn-over

Taranto, l'Arsenale rischia chiusura senza turn-over
di MARISTELLA MASSARI
Un'intervista con il direttore, l'ammiraglio Giulio Cobolli che dice: l’età media del nostro personale ha 52 anni. Si va verso la chiusura se non sarà ripristinato il turn-over. L’Arsenale della Marina ha avviato la ristrutturazione con la prima tranche di finanziamenti arrivati da Roma. Ad aprile prossimo sarà inaugurata la prima officina polifunzionale ma questa riorganizzazione rischia di non produrre effetti concreti se non si rimetterà subito in moto il meccanismo delle assunzioni

07 Luglio 2009

di MARISTELLA MASSARI

TARANTO - Il 2012 sarà l’anno della svolta. Parola di Giulio Cobolli, l’ammiraglio di divisione del Genio Navale che dal 2007 è al comando dell’Arsenale della Marina Militare di Taranto. E’ lui che, insieme al team di progettisti, ha disegnato i progetti della Cavour, la nuova e imponente portaerei consegnata da un paio di anni alla Marina da Fincantieri. E che, per un segno del destino, dovrà entrare nei bacini dell’Arsenale di Taranto proprio nel 2012 per il suo primo «tagliando». 

LA DOPPIA SFIDA DEL PIANO BRIN - Per quella data è prevista la conclusione del Piano Brin, un programma di ristrutturazione delle obsolete strutture del nostro ottocentesco Arsenale attraverso un’ef ficace razionalizzazione delle risorse esistenti che prevede, solo per lo stabilimento di Taranto, l’utilizzo di 108 milioni di euro. La cifra sarà «spalmata» su sei anni, la durata temporale dello stesso Piano Brin. Il programma di lavoro è categorico sugli interventi da eseguire con urgenza. Si va dalla messa in sicurezza degli ambienti di lavoro (resa obbligatoria per molte aree anche dalle prescrizioni dell’Ispettorato del lavoro), al risanamento delle banchine, al consolidamento e ristrutturazione dei bacini. L’Arsenale di Taranto ne ha quattro, due in muratura (Brin e Ferrati) e due galleggianti. Tutti hanno le stesse potenzialità di lavoro, ma quelli galleggianti necessitano di manutenzione. A questo proposito, è importante ricordare che, per il rifacimento del Go-52, una delle due strutture galleggianti, l’appalto è stato vinto da un consorzio di imprese tarantine. A disposizione ci sono 13,7 milioni di euro rinvenuti dagli interventi per il settore della navalmeccanica e quindi slegati dai fondi per le infrastrutture. La gara è stata vinta da 8 delle migliori imprese locali che ora dovranno dimostrare di essere all’altezza degli impegni assunti. Da questo punto di vista, la ristrutturazione del bacino assume i contorni di una doppia sfida: il rilancio dell’Arsenale e quello delle imprese locali dell’appalto.

LE OFFICINE POLIFUNZIONALI - «L’obiettivo del Piano Brin - ha spiegato lo stesso direttore dell’Arsenale -, è il mantenimento delle lavorazioni essenziali e delle nicchie di eccellenza che lo stabilimento ancora può vantare, chiudendo i reparti concettualmente obsoleti. Puntiamo a rilanciare i bacini, le aree di lavoro e le banchine e i mezzi di sollevamento ». Il «Ferrati», ad esempio, è il più grande e funzionale bacino in muratura di tutto il Mediterraneo, l’unico capace di ospitare per le manutenzioni navali un’unità della stazza del Cavour. «La portaerei è stata costruita proprio tenendo presente le capacità di questo bacino». In un’ottica di riorganizzazione intelligente delle risorse (umane e strutturali) esistenti, la Marina ha anche proposto ed approvato, nello stesso Piano, la costituzione di nuovi reparti multifunzionali. L’elaborazione del criterio di officine polifunzionali è stata una scommessa sul futuro degli Arsenali. Il Piano Brin ne prevede, per il solo stabilimento di Taranto, quattro. Sulla prima si sta già lavorando. Sotto la grande tettoia di un unico capannone, entro aprile del 2010 finiranno quattro reparti: le costruzioni metalliche, calderai e tubisti, motori elevata potenza e motori media potenza. E’ una rivoluzione copernicana per l’organizzazione del lavoro in Arsenale. Ma garantirà efficienza, abbattimento dei tempi delle lavorazioni e maggiore funzionalità. Il Piano prevede che, alla fine dei lavori siano in tutto quattro. Entro il 2012, sempre che la Marina riesca a mantenere i finanziamenti dal Governo per la conclusione del Piano Brin, le strutture dovrebbero essere completate ed andare a regime. 

LA CRISI COME OPPORTUNITA’ - «Le officine polifunzionali - ha detto l’ammira glio Cobolli - rappresentano il futuro dei nostri stabilimenti. Sono un presupposto basilare per arrivare all’obiettivo dell’efficientamento di un Arsenale alle prese con il degrado delle strutture». L’accorpamento delle lavorazioni in officine polifunzionali è insomma la chiave di volta per far ripartire il sistema. «Da questo punto di vista - ha detto ancora il direttore dell’Arsenale -, la crisi che è scaturita in seguito alle inchieste giudiziarie e alle prescrizioni degli ispettori del lavoro, a cavallo tra il 2005 e il 2007, per la Marina è stata u n’opportunità. Siamo riusciti a tracciare un bilancio, un piano di lavoro e da quello stiamo ripartendo con la prospettiva di rilanciare lo stabilimento in chiave industriale». Ma la strada della maggiore efficienza non è certo in discesa. 

L’INCOGNITA TURN OVER - Le difficoltà dello stabilimento, oltre che dall’inade guatezza delle strutture e dalla cronica carenza di fondi, derivano anche dall’organico. In Arsenale ci sono complessivamente 1880 dipendenti. Un dato drammatico se si considera che, negli anni ’60, gli arsenalotti erano più di 10mila. Dagli anni ’80 ad oggi, ai pensionamenti non si è fatto fronte con nuove assunzioni e la situazione sembra non avere una soluzione a stretto giro di posta, a meno che lo Stato non intervenga con nuovi bandi. «L’età media dei nostri dipendenti - ha detto l’ammiraglio Cobolli - è di 52 anni. Chiunque sia in grado di fare due conti capirà che nel 2012, a fronte di uno stabilimento efficiente e rinnovato nelle strutture, non ci sarà mano d’opera in grado di mandarlo avanti. Abbiamo bisogno di personale, altrimenti l’Arsenale chiuderà. E’ una situazione che ci preoccupa molto anche alla luce del fatto che l’Arsenale, in particolare quello di Taranto, sostiene con ottimi risultati più di metà della flotta italiana. Il nostro personale ha un’eccellente preparazione nella catena di produzione delle manutenzioni navali e nelle comesse. Sa gestire, cioè, i cicli delle manutenzioni. Voi immaginate un’ambiente stretto e disagiato come è quello di una nave militare e pensate che, nello stesso momento, su uno scafo di 200 metri, possiamo gestire i lavori di venti imprese in contemporanea. Se si fa il paragone con la ristrutturazione di un appartamento, pur con i necessari distinguo, è facile immaginare di cosa stiamo parlando. Ma per fare le assunzioni tra uno o due anni, bisogna partire adesso. Perchè il personale va formato. Perchè le professionalità richieste qui non s’inventano dal nulla». 

NUBI SUL FUTURO - Sembra paradossale, ma è così. Tra qualche anno si corre il rischio di trovarsi di fronte ad uno stabilimento efficiente senza le necessarie risorse umane che ne possano gestire le grandi potenzialità. Il futuro degli Arsenali oggi è nelle mani del Governo. Entro il 31 luglio terminerà il lavoro del Cramm, il Comitato per il riammodernamento degli Arsenali della Marina. La commissione di esperti dovrà presentare il frutto del suo lungo lavoro al ministro, nella speranza che le esigenze della Marina (uniche rispetto alle altre Forze armate) vengano raccolte e recepite. Si parte dal mantenimento dei tre poli della manutenzione: Taranto, Spezia e Augusta. E dalla necessità, urgente, di trovare soluzioni aderenti alle esigenze della flotta del futuro. Servono soldi, sì, ma anche uomini e donne che possano garanire alla Marina di portare le sue navi nei mari del mondo in cui occorre portare pace e bandiera.
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