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In Puglia e Basilicata

Nubifragio in Basilicata disastro nei campi

Nubifragio in Basilicata disastro nei campi
L’acqua continua a cadere sui campi devastati dalla grandine e dai diluvi primaverili. Nella fascia jonica si stimano danni per 60 milioni di euro, con 2000 aziende a rischio. Molti agricoltori non si erano assicurati per il mancato finaziamento del fondo nazionale da parte dello Stato
• Lavello, il raccolto di pomodoro è praticamente distrutto
• Devastati i frutteti jonici

06 Luglio 2009

di GIOVANNA LAGUARDIA 

Il periodo tra la tarda primavera e l’estate del 2009 sarà certamente ricordato dagli agricoltori lucani come uno dei più neri di un decennio che certo non ha risparmiato calamità naturali ai campi lucani. I nubifragi che hanno colpito la fascia jonica alla fine di maggio e il lavellese nell’ultima settimana di giugno hanno devastato quasi completamente due delle aree più fertili dell’intera regione. Quelle dove l’agricoltura è un vero fiore all’occhiello. Ma adesso, mentre ancora i temporali continuano ad abbattersi sulla Basilicata, lo scenario non è certo felice. 

Confagricoltura fa il punto della situazione delle aree più colpite. Nell’area Nord, quella di Lavello, i danni maggiori sono quelli alle colture orticole, ed in particolare alle coltivazioni di pomodoro: in molti casi, quest’anno non si raccoglierà nulla. Colpiti anche i frutteti, in particolare le pesche, e la cerealicoltura. Chi non aveva ancora trebbiato quando è arrivato il nubifragio, difficimente potrà farlo. E anche dove i cereali non sono stati buttati a terra dalla furia degli elementi, si prevede una forte riduzione delle produzioni per qualità e quantità. Anche perché queste colture hanno già risentito del maltempo invernale, che ha impedito le semine, o reso necessarie riseminare. 

Secondo una stima della Cia di Basilicata, infatti, la superficie seminata a grano duro in Basilicata è diminuita del 21 per cento rispetto al 2008, mentre quella seminata a grano tenero dell’8 per cento. Si prevede, invece, un calo del 15 per cento per raccolti e semine. Tutto questo mentre le quotazioni sono in drastioco calo (per il grano duro una media di 17-20 euro). 
Per la fascia jonica, che ha subito le maggiori devastazioni nel nubifragio del 28 maggio scorso, si parla di danni per 60 milioni di euro, con almeno 200 aziende a rischio di chiusura, un terzo dei frutteti andranno ripiantati, il 60 per cento degli alberi non riprenderanno a produrre prima di 4 anni e solo il 15 per cento con una buona potatura potrà riprendere a produrre tra unodue anni. E anche chi ha salvato il raccolto, a causa dei danni subiti dai frutti, spunterà un prezzo molto inferiore sul mercato. 

La Regione Basilicata si è già mossa per tentare di tamponare i danni: dal momento che molti agricoltori non erano assicurati a causa del mancato finanziamento, da parte dello Stato, del fondo di solidarietà nazionale, l’assessore all’agricoltura Viti ha proposto alla Commissione politica agricola delle Regioni, ha proposto una serie di modifiche al fondo stesso, che ora dovranno essere sottoposte al mistro dellìagricoltura Zaia.

• Lavello, il raccolto di pomodoro è praticamente distrutto
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