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Petruzzelli, rottura dopo la maxi parcella dell'avvocato alla famiglia

Petruzzelli, rottura dopo la maxi parcella dell'avvocato alla famiglia
BARI - È finita un’amicizia. Un rapporto di fiducia. E di stima. Tra Vittoria Messeni Nemagna e il «suo» ex legale, prof. Michele Costantino, la questione è definitivamente chiusa. In una lunga lettera datata 8 giugno - di cui la «Gazzetta» è venuta in possesso - la rappresentante del 25 per cento della famiglia proprietaria del teatro, manifesta amarezza ma, soprattutto, sconcerto per la decisione assunta dal professionista a lasciare la difesa.

05 Luglio 2009

di Nicola Pepe

BARI - È finita un’amicizia. Un rapporto di fiducia. E di stima. Tra Vittoria Messeni Nemagna e il «suo» ex legale, prof. Michele Costantino, la questione è definitivamente chiusa. In una lunga lettera datata 8 giugno - di cui la «Gazzetta» è venuta in possesso - la rappresentante del 25 per cento della famiglia proprietaria del teatro, manifesta amarezza ma, soprattutto, sconcerto per la decisione assunta dal professionista a lasciare la difesa.

A fine aprile scorso, ricordiamo, il prof. Michele Costantino - per tanti anni legale della minoranza della famiglia Messeni - ha deciso di rinunciare al mandato difensivo. Una scelta «improvvisa», culminata con una richiesta di parcella da un milione di euro quale competenze (e interessi) relativi all’assistenza legale prestata nel giudizio che ha visto condannare l’ex gestore del teatro, Ferdinando Pinto al risarcimento civile di circa 100 miliardi di lire. Una parcella accompagnata da un pignoramento, cioè un atto esecutivo preceduto da un «precetto», a sua volta una intimazione al pagamento in virtù di un titolo ormai incontestabile. Nei giorni scorsi, in tribunale, si è svolta dinanzi al presidente della II sezione civile, Luigi Di Lalla, l’udienza per la decisione sul pignoramento presso terzi disposto dal prof. Costantino. Il legale, infatti, intende recuperare le somme che gli spettano (ci sarebbero onorari anche per altri giudizi) mettendo le mani sul canone di concessione (mezzo milioni di euro) previsto nel protocollo d’intesa siglato nel 2002 tra ministero, famiglie proprietaria ed enti territoriali. Canone, ricordiamo, che non è ancora scattato per la mancata riconsegna del teatro alla Fondazione.

Vittoria Messeni Nemagna, nella lettera, con tono garbato ma al tempo stesso pungente ed efficace, manifesta la sua amarezza circa la decisione del prof. Costantino di abbandonare la causa in un momento in cui la vicenda «sembra avviata a conclusione»: siamo infatti a pochi giorni dall’annunciata consegna del teatro al Ministero, si è in presenza di un passaggio fondamentale che porterà all’apertura del politeama ricostruito.

Per l’erede della famiglia proprietaria, con tale «colpo di scena» del prof. Costantino potrebbe «fare propria quella quota di teatro per la quale fino a poco tempo fa combattevamo insieme. Non la accuso - prosegue la Messeni - di volerla sottrarre a me, mi limito ad osservare che lei ha trovato il modo per continuare la guerra, per così dire, in proprio e per i suoi personali interessi, senza necessità del mio preventivo consenso».

Nella lettera si fa anche riferimento alla causa che ha visto soccombere in sede civile Ferdinando Pinto. Scrive: «Le ho chiesto di attivarsi per il recupero di quanto fosse possibile dall’ex gestore e ho reiterato la mia richiesta ogni qualvolta il nome del signor Pinto è emerso in questi lunghi anni. Da diversi mesi Ciro (il figlio di Vittoria, ndr) l’aveva invitata all’invio del precetto sollevando il problema della prescrizione ed ha anche predisposto l’atto che le è stato inviato da tempo».

E veniamo alle competenze del prof. Costantino. Vittoria Messeni giudica «incomprensibile» quanto accaduto perché non «ho mai negato o contestato di dover ottemperare agli impegni relativi alla sua opera professionale». E precisa che «la remissione del mandato è giunta proprio nel momento in cui le ho chiesto di quantificare tutte le competenze professionali di sua spettanza per i giudizi e l’attività che ha svolto a tutela dei miei interessi in questi anni».

E veniamo al precetto, cioè l’atto con il quale il prof. Costantino ha messo in esecuzione il pagamento della parcella. «Lei mi aveva detto - scrive Vittoria Messeni rivolgendosi al suo ex legale - che avrei dovuto metterlo in un cassetto e dimenticarlo, ma poi contrariamente alla sue rassicurazioni, ha provveduto alla notifica del secondo precetto».

Vittoria ricorda altresì di aver manifestato la sua disponibilità a pagare il legale non appena incassate la rate del canone della concessione oltre agli introiti dei locali. E qui parte l’affondo contro la decisione del «divorzio» giunto proprio a conclusione della vicenda del teatro. Atto «che appare inspiegabilmente ed inequivocabilmente orientato ad annientare la mia famiglia privandola di qualsiasi possibilità di sostentamento e di qualsiasi possibilità decisionale».

Nelle parole di Vittoria Messeni non traspare odio, ma, come già detto, amarezza. «Dall’inizio di questa storia ho assistito a tante tristi conclusioni, ho visto mio marito consumarsi, il disfacimento progressivo della mia famiglia, forse anche la fine del teatro... e la fine di un amico». Conclusione: professore, mi dica quanto le devo.
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