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L'inchiesta

Emiliano, la Procura indaga su chi finanziò le primarie Pd

Acquisiti bilanci e conti bancari. «Spesi 63mila euro, solo piccoli contributi»

Emiliano, la Procura indaga su chi finanziò le primarie Pd

BARI - La campagna di Michele Emiliano per le primarie Pd del 2017 è costata circa 100mila euro. E dopo le perquisizioni della scorsa settimana che hanno fatto emergere l’apertura di un fascicolo per abuso d’ufficio e induzione indebita nei confronti del governatore della Puglia, la Procura di Bari sta passando al setaccio l’elenco dei suoi finanziatori: vuole capire da dove sono venuti i soldi, come sono stati spesi e vuole verificare se chi ha pagato abbia poi ricevuto qualcosa in cambio dalla Regione.

Il Nucleo di polizia economico finanziaria di Bari ha infatti acquisito anche il rendiconto delle primarie Pd di Emiliano, un documento che le stesse regole dei Democratici avevano previsto di rendere pubblico (cosa mai avvenuta). Sono stati acquisiti anche i rendiconti bancari dell’associazione Piazze di Puglia, la stessa che nel 2015 si era occupata della campagna elettorale di Emiliano per le Regionali. La differenza, però, è evidente. Mentre le elezioni (e i relativi contributi) sono disciplinate per legge, le primarie rispondevano solo ai limiti previsti nel regolamento del Pd: non più di 250mila euro di spese, divieto assoluto di affissioni 6x3 e di spot televisivi, obbligo di rendere noti i finanziatori per cifre superiori a 5mila euro.

Il rendiconto prodotto da Emiliano, che è stato presentato due volte, si è fermato a 63.400 euro e nella seconda versione comprende - appunto - anche i 24mila euro (riportati sottoforma di «prestazione di servizi») che l’avvocato Giacomo Mescia, imprenditore dell’eolico nonché coindagato, ha versato alla Eggers di Torino a fronte della fattura da 65mila euro per servizi di comunicazione che l’entourage del governatore ritenne di dover contestare perché la campagna elaborata dall’agenzia guidata da Vittorio Dotti era troppo «ispirata» a quella che Debora Serracchiani aveva utilizzato per le Regionali del 2013. Quella fattura pagata da Mescia, secondo l’indagine portata avanti dal procuratore aggiunto Lino Giorgio Bruno e dal pm Savina Toscani, sarebbe però falsa. E - da qui l’accusa di induzione indebita - Mescia si sarebbe impegnato a pagare (a fronte di un decreto ingiuntivo emesso nei confronti di Emiliano come persona fisica) dietro le pressioni del presidente e del suo entourage. Ma, in cambio, potrebbe aver ottenuto qualche favore.

Quella di Emiliano per le primarie Pd del 2017 è stata una campagna low-cost. La voce di spesa più rilevante è costituita dalle affissioni di  manifesti 70x100, curate da una agenzia calabrese che per risparmiare ha prenotato soltanto spazi comunali (meno costosi rispetto a quelli gestiti da privati). Le altre voci di costo sono, appunto, quelle per la  stampa, la spedizione e i costi vivi di gestione della campagna: l’auto a noleggio, il carburante, gli alberghi. Tutto - spiegano fonti vicine a Emiliano - regolarmente rendicontato. Mentre i finanziatori (in gran parte persone vicine al presidente, professionisti o altri eletti del Pd) avrebbero tutti versato meno di 5mila euro, così da non far scattare l’obbligo di rendere noti i nomi: non ci sarebbero comunque banche, imprese edili o aziende del mondo dei rifiuti. E va detto pure che quelle furono primarie a metà, perché il 6 aprile Emiliano si ruppe il tendine d’achille ballando in piazza in Calabria e portò avanti la campagna dalla sedia a rotelle.

L’inchiesta nei confronti di Emiliano, partita con una lettera anonima, è stata aperta a giugno dello scorso anno. A fine marzo la Procura ha chiesto e ottenuto la proroga delle indagini per altri 6 mesi. L’ipotesi è che oltre ad aver indotto due imprenditori a farsi carico delle sue spese, Emiliano abbia effettuato una nomina illegittima in una società regionale: di qui l’accusa di abuso d’ufficio contestata al solo presidente.

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