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Comunicato sindacale

Vertenza «Gazzetta»: «Ora chiarezza sui progetti dei potenziali acquirenti»

Nessun preconcetto: dopo le ultime indiscrezioni i giornalisti sono preoccupati perché non si conosce nulla del piano industriale

Emiliano La Gazzetta del Mezzogiorno

Il Comitato di Redazione della Gazzetta del Mezzogiorno esprime preoccupazione per le recenti notizie di stampa («Mainetti vuole la Gazzetta del Mezzogiorno», su IlSole24ore del 13 aprile) inerenti il futuro del giornale. Se quanto sostenuto dal quotidiano di Confindustria fosse confermato, sarebbe inquietante realizzare che, mentre a Bari gli amministratori giudiziari si limitano a dire che anche l'imprenditore Mainetti ha manifestato il proprio interesse all'acquisizione della «Gazzetta», a Catania si siano invece già portati avanti con il lavoro e starebbero addirittura «vagliando il piano industriale contenuto nella manifestazione di interesse formulata pochi giorni fa» dal gruppo Denver dello stesso Mainetti. Notizia, quest’ultima, che ci si aspetterebbe di ricevere per vie formali e non certo da indiscrezioni giornalistiche.


Sia chiaro, né il Comitato di Redazione, né i giornalisti della Gazzetta nutrono preconcetti nei confronti di chiunque manifesti l'intenzione di acquisire il quotidiano con l'intenzione di rilanciarlo e apprendono fiduciosi la notizia di questo nuovo interessamento che potrebbe concludere questo lungo periodo di incertezze. E tuttavia non sfugge a nessuno che Mainetti fosse già socio di minoranza della Edisud Spa, società editrice della Gazzetta del Mezzogiorno. E che ben prima del provvedimento di sequestro-confisca disposto dal Tribunale di Catania, proprio la Edisud avesse commissionato un piano di ristrutturazione aziendale che prevedeva una cura draconiana al termine della quale la Gazzetta non sarebbe stata più la stessa: chiusura delle redazioni decentrate, drastici tagli sugli organici di giornalisti e poligrafici e sui loro stipendi, ridimensionamento della concessionaria di pubblicità erano solo una parte della «cura» prescritta. E quel piano rimasto a lungo chiuso nel cassetto dell'ex direttore generale Capparelli - attualmente ancora presidente della concessionaria di pubblicità Mediterranea - ha trovato già le prime applicazioni con le chiusure delle redazioni fisiche di Matera e Brindisi, con quella annunciata di Barletta e con la proposta del taglio lineare del 50 per cento del costo del lavoro che, pur rifiutata dalla redazione, ha trovato comunque una sorta di applicazione di fatto con il mancato pagamento degli stipendi. I giornalisti sono tutt'ora creditori di circa tre mensilità.


A fronte di tutto ciò, è lecita e legittima la preoccupazione dei giornalisti nei confronti di un piano industriale del quale nulla si sa, ma che potrebbe ben rivelarsi la prosecuzione, travestita da rilancio, di quello smantellamento rimasto in buona parte irrealizzato e che finirebbe per calpestare i 131 anni di storia del giornale.
Nei mesi scorsi, pur non tenuto, né invitato a farlo, il gruppo Tosinvest - a sua volta interessato all'acquisizione del nostro quotidiano - ha inteso incontrare le rappresentanze sindacali dei giornalisti per illustrare loro i progetti editoriali che, oltre a decise strategie commerciali, prevedevano anche la riapertura delle redazioni inopinatamente chiuse, ribadendo la centralità della Redazione.
Fa specie che il gruppo facente capo all'imprenditore Mainetti anche in un momento così delicato per le sorti della Gazzetta del Mezzogiorno continui a non ritenere necessario un confronto con i giornalisti - ad oggi mai incontrati sin dall'epoca del suo ingresso nell'azionariato Edisud - elaborando invece piani «in partnership con altri gruppi».
Il Comitato di redazione auspica pertanto che le aspettative, le esigenze, ma anche i suggerimenti e l'esperienza dei giornalisti possano essere considerati utili strumenti di confronto per il rilancio del giornale da parte di tutti i potenziali acquirenti. Ai quali ricordano che la semplice, indiscriminata e cinica politica dei tagli attuata negli ultimi anni dai rappresentanti del management aziendale si è rivelata fallimentare su tutti i fronti e soprattutto incapace di arginare la pochezza delle strategie aziendali.

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