Mercoledì 17 Agosto 2022 | 18:55

In Puglia e Basilicata

Matera in festa per lo strappo della Bruna

Matera in festa per lo strappo della Bruna
Matera si avvicina a piccoli passi alla festa patronale della Madonna della Bruna, un evento tra fede e folclore, che rappresenta il più forte segno di identità dei suoi abitanti. Ma è anche la festa che richiama, secondo stime più recenti, fino a centomila presenze e con internet, emittenti televisive straniere a parte, si propaga nel mondo
• «Lo strappo del carro è solo l’appendice della festa»
• Nel suo armadio ha 44 scheletri
• Quando la questua era porta a porta

02 Luglio 2009

di EMILIO OLIVA 

MATERA - Di giorno, in città è il solito brulicare di bancarelle dell’improvvisato mercatino di articoli di ogni genere. Di sera, lo struscio nello sfavillio delle luminarie, fastose quest’anno come non lo erano da tempo, e il chiasso delle giostre. Sottofondo comune il suono delle bande nelle strade e nella cassarmonica. Matera si avvicina a piccoli passi alla festa patronale della Madonna della Bruna, un evento tra fede e folclore, che rappresenta il più forte segno di identità dei suoi abitanti. Ma è anche la festa che richiama, secondo stime più recenti, fino a centomila presenze e con internet, emittenti televisive straniere a parte, si propaga nel mondo. Dodici telecamere della società Videouno riprenderanno la processione serale in diretta web. L’azienda materana, in collaborazione con l’Associazione Maria SS. della Bruna, che organizza la festa, ha messo a disposizione ancora una volta competenze e tecnologie per divulgare le immagini del 2 luglio ovunque. Collegandosi al sito http://ilmiotg.mofuse.mobi sarà possibile vederla anche con un telefonino. Attivata anche una chat, sul sito www.ilmiotg.it, per raccogliere i commenti sull’evento, mentre in città sono stati installati due maxischermi. 

Quasi impossibile non subire il contagio, o il carico di adrenalina, dell’atto finale del 2 luglio, vale a dire il tradizionale «strappo» del carro, come viene definito l’assalto al manufatto di cartapesta che attraversa la città dalla chiesa dell’Annunziata, al rione Piccianello. Uno spettacolo violento, ma rituale e autentico, sconfinato nella barbarie soltanto quando si è tentato di anticiparlo, privando la città e la platea di spettatori di un momento atteso dai materani per un anno intero. Non è stato così nell’ultima edizione e si spera che il senso civico prevalga anche oggi. In caso contrario, si ricorda che lo strappo anticipato del carro è reato e chi se ne rende protagonista incorre nel rischio di una denuncia. 

Dietro le quinte della festa gli ultimi preparativi fervono in un clima di apparente tranquillità. La stessa mostrata da Franco Palumbo, presidente dell’Associa - zione Maria SS. della Bruna. Sembrava fosse sul punto di mollare. Ma non se l’è sentita. «Insisto da tempo sulla necessità di costituire una regia unica della festa, che parta dall’Amministrazione comunale, uno dei principali attori del 2 luglio, perché si coordinino tutti gli interventi legati ad un evento che non può essere più delegato allo spontaneismo, alla dedizione e alla disponibilità di pochi», si sfoga il presidente. Palumbo giunge così al suo quinto mandato consecutivo. Niente rispetto ai 620 anni della festa patronale. 
Matera, festa della Bruna, la cavalcata
Per i materani, il giorno più lungo dell’anno. Avrà inizio all’alba, ma il primo momento solenne della festa sarà la partenza della processione dei Pastori che accompagna il quadro della Madonna nei quartieri per far ritorno nella chiesa di San Francesco, la «cattedrale» dei materani da quando il Duomo è chiuso per lavori. Sono trascorsi sei anni da allora e la festa ha dovuto adeguarsi, con non poche variazioni al programma. Sul sagrato, niente più immagini dei cavalieri della Bruna, il fantasioso e variopinto esercito che scorta la Madonna, e niente più immagini dei tradizionali tre giri del carro di cartapesta che precedono la deposizione della statua prima dell’arrivo in piazza Vittorio Veneto e dell’assalto finalizzato allo «strappo» del manufatto. 

Il primo carro della storia, di cui si abbia traccia documentata, risalirebbe al 1690, opera del falegname Leonardo Traietto e del pittore decoratore Leonardo Angelino. L’uso della cartapesta subentra soltanto due secoli dopo. Si deve a Raffaele Pentasuglia, prozio di Michelangelo Pentasuglia , l’artista autore del carro di quest’anno, la trasformazione del manufatto in quell’opera più complessa qual è la «grande arca» che trasporta la Madonna in processione. Dal comitato organizzatore alla Curia arcivescovile si vuole nel frattempo che il carro cambi ancora e rinnovi la sua originale forma artistica. A questo scopo si fa largo l’idea di ripristinare la procedura del bando concorso per stimolare la concorrenza di artisti e artigiani locali, con il contributo di altre forze come per esempio i liceali dell’Artistico, innovando il simbolo per eccellenza della festa pur nel rispetto della tradizione. Una scelta difficile e che nasconde non pochi rischi, come quello di disperdere un patrimonio gelosamente custodito dagli ultimi eredi dell’antica arte della cartapesta ancora in attività, affidandosi ad artisti estranei al territorio e alla tradizione locale senza che nel frattempo abbiano visto la luce il progetto della scuola e, soprattutto, i primi maestri in grado di sostituirsi ai veterani. 

Quest’anno la novità è allo scadere della festa. «Dal grande palcoscenico della Murgia si potrà assistere ad uno spettacolo di suoni e di fuochi d’artificio», dice Palumbo. Per mezz’ora di seguito brani di musica classica saranno diffusi da torri alte 4 o 5 metri al ritmo dei fuochi artificiali che saranno esplosi a cura della Pirotecnica Santa Chiara di Castorano (Ascoli Piceno).
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725