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In Puglia e Basilicata

Aste giudiziarie maxi operazione della Dia di Bari

Aste giudiziarie maxi operazione della Dia di Bari
ROMA - E' in corso dalle prime luci dell'alba nel Barese un’operazione condotta dalla Direzione investigativa antimafia di Bari contro il fenomeno dell’infiltrazione criminale nel campo delle aste giudiziarie. Le indagini, durate oltre un anno, hanno portato al fermo di cinque persone, tra cui un avvocato e imprenditori locali, tutti accusati di associazione a delinquere finalizzata alla turbativa d’asta ed estorsione. Sequestrati beni immobili per un valore di 500 mila euro.

01 Luglio 2009

ROMA - Operazione nel Barese condotta dalla Direzione investigativa antimafia di Bari contro il fenomeno dell’infiltrazione criminale nel campo delle aste giudiziarie. Le indagini, durate oltre un anno, hanno portato al fermo di cinque persone, tra cui un avvocato e imprenditori locali, tutti accusati di associazione a delinquere finalizzata alla turbativa d’asta ed estorsione. Sequestrati beni immobili per un valore di 500 mila euro.
 
Operazione DiaLe indagini, che riguardano aste giudiziarie tenute tra il 2004 e il 2008, hanno individuato un sistema che, grazie anche all’intervento di esponenti della criminalità bitontina, consentiva a professionisti e imprenditori di controllare le aste e aggiudicarsi l’acquisto di immobili. In tutto, sono circa trenta le persone indagate tra cui, oltre ai cinque fermati, anche avvocati e notai della provincia di Bari. Alcuni filmati mostrano come le persone incaricate di interferire nelle aste contattassero gli interessati all’acquisto concedendo loro un compenso proporzionale al valore del bene in vendita per convincerli a desistere. 

Le persone fermate sono un avvocato ritenuto la mente del gruppo, Pietro Gesualdo, di 52 anni; Michele Terlizzi, di 53, piastrellista; gli imprenditori Arcangelo e Francesco Monte, di 47 e 43 anni, di Bitonto (Bari); Antonia Lauta, di 46, agente d’assicurazioni e moglie di Arcangelo Monte. Gran parte delle aste veniva decisa di fatto negli studi dei professionisti coinvolti piuttosto che in Tribunale. Con questo sistema sarebbero stati acquisiti beni immobili, appartamenti, opifici, centri industriali e commerciali nel barese, a Sammichele di Bari, Rutigliano, Palo del Colle, Bisceglie e Mariotto. Sui beni veniva poi redatta una scrittura privata che serviva a suddividere la proprietà tra i componenti del gruppo. 

Poche le intercettazioni telefoniche significative: le persone indagate non usavano quasi mai il cellulare ma utenze fisse e spesso intestate a parenti. In un anno gli uomini della Dia, coordinati dai sostituti procuratori Elisabetta Pugliese e Giuseppe Scelsi, hanno anche fatto un gran numero di verifiche su conti correnti bancari e monitorato diverse aste giudiziarie in seguito alle lamentele di professionisti e di partecipanti che, dopo aver notato anomalie nell’andamento delle aste giudiziarie, hanno denunciato tutto alle forze dell’ordine. L'indagine ha portato anche al sequestro di beni per 500.000 euro. (le foto sono di Luca Turi)
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