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In Puglia e Basilicata

«Nelle Asl pugliesi 1 miliardo di perdite»

«Nelle Asl pugliesi 1 miliardo di perdite»
di MASSIMILIANO SCAGLIARINI
Spesa per il personale fuori controllo, debiti con i fornitori in crescita del 26% e che costituiscono ormai «la seconda fonte di finanziamento», e soprattutto un «buco» nei bilanci di altri 500 milioni rispetto a quanto stimato dalla Regione. È impietosa la fotografia della sanità pugliese scattata dalla sezione regionale di controllo della Corte dei conti: la bozza di relazione presenta infatti numeri preoccupanti, e contiene qualche considerazione di carattere amministrativo che deve far riflettere. 

01 Luglio 2009

di Massimiliano Scagliarini 

Spesa per il personale fuori controllo, debiti con i fornitori in crescita del 26% e che costituiscono ormai «la seconda fonte di finanziamento», e soprattutto un «buco» nei bilanci di altri 500 milioni rispetto a quanto stimato dalla Regione. È impietosa la fotografia della sanità pugliese scattata dalla sezione regionale di controllo della Corte dei conti: la bozza di relazione presenta infatti numeri preoccupanti, e contiene qualche considerazione di carattere amministrativo che deve far riflettere.

Tutti i bilanci del triennio 2005-2007, scrive la Corte dei conti, presentano perdite «non preventivamente autorizzate dalla Regione». Escludendo il 2005 (per il quale le perdite sono state ripianate dallo Stato), per i due anni successivi i giudici contabili calcolano un «rosso» complessivo di 971 milioni di euro, contro i 481 milioni dichiarati dalla Regione a seguito delle verifiche ministeriali (il cosiddetto tavolo «Massicci»). La differenza, 490 milioni, rappresenta una sorta di deficit «occulto»: è vero, come ha spiegato l’assessore Tommaso Fiore in una lettera indirizzata ai giudici contabili il 10 giugno, che quella stima non considera «tutte le partite, per lo più di ricavo, gestite a livello centrale» (le Asl e le aziende sanitarie hanno debiti l’una con l’altra). Ma il calcolo effettuato dalla Corte sui bilanci rappresenta una conferma del fatto che il deficit, a dispetto di tutti gli accorgimenti ordinari e straordinari, non è facilmente controllabile. Fiore spiega che la situazione «risente decisamente della sottostima delle assegnazioni di Fondo sanitario» (la Puglia riceve dallo Stato meno soldi di quanti gliene servirebbero), ma la Corte annota una serie di «criticità» che, se risolte, potrebbero almeno alleviare la gestione finanziaria del sistema.

Per le Asl di Bari, Foggia e Taranto e per gli Ospedali riuniti di Foggia, i collegi sindacali non hanno espresso parere favorevole ai bilanci: sintomo, dice la Corte, «della situazione di grave difficoltà in cui versano tali enti». Particolarmente delicata è la situazione dell’Asl di Bari, che dal 2006 al 2007 ha incrementato le perdite di 54,88 milioni. I giudici richiamano un passaggio della relazione dei sindaci al bilancio 2007: «Se è pur vero che vi sono delle prestazioni sanitarie di alto livello che sono remunerate insufficientemente, è anche vero che non vi è una analisi specifica dei costi o una pur minima indagine sull’efficacia e sull’efficienza dei fattori produttivi». Non solo: l’Asl di Bari non ha portato a termine il processo di accorpamento delle vecchie Asl della provincia, di cui «è stato realizzato ben poco». Ancora i sindaci: «Ad oggi le aree dell’azienda “risorse finanziarie”, “patrimonio”, “area del personale” e “gestione tecnica” sono prive, di fatto della unificazione delle procedure e del dovuto coordinamento amministrativo». La Corte, invece, nota che i rapporti «con i fornitori di beni e di servizi» sono andati avanti in proroga «arrecando un conseguente aggravio di spesa».

Altro problema, quello del saldo di mobilità sanitaria (i pugliesi che vanno a farsi curare fuori dalla Puglia), arrivata a toccare i 183,4 milioni di euro. Nel 2007, nota la Corte, c’è stato «un saldo negativo che è anche peggiorato, se rapportato al biennio precedente». Un dato che i giudici contabili ritengono «preoccupante» perché «sta a significare la preferenza di molti residenti per strutture sanitarie di altre regioni».

C’è poi la questione della spesa del personale, per il quale l’Asl di Foggia fa segnare il record negativo con un incremento dell’8%. Anche qui i sindaci avevano qualcosa da dire: «Il collegio sindacale ha contestato la legittimità di assunzioni e proroghe del personale precario, a volte con specifico riferimento alle modalità di assunzione», anche perché «la deficitaria situazione di bilancio non consentiva alcun tipo di assunzione». Tradotto: nonostante i vincoli di legge, i manager continuano ad assumere chi vogliono e nessuno li controlla. Nel 2007 le aziende sanitarie avrebbero dovuto tagliare la spesa per il personale dell’1,4% rispetto a quella del 2004: ci è riuscita solo l’Asl di Lecce.

Ultimo capitolo, quello dei debiti. Che nel 2007 hanno raggiunto la cifra-monstre di 2.428 milioni di euro di cui 1.438 nei confronti dei fornitori: quasi la metà di questa somma (628,7 milioni) è in capo all’Asl di Bari. Il peggioramento, nota la Corte, è dovuto non solo «a maggiori acquisti», ma anche «alla mancanza di liquidità generata dai ritardi nella erogazione delle risorse finanziarie». Ovvero: se la Regione tiene chiusi i rubinetti, le Asl riescono a malapena a pagare gli stipendi. E tutti gli altri devono aspettare.
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