La proposta

Puglia, sì a due lauree in contemporanea: l'idea della Lega che piace a Uricchio

La proposta del Carroccio guarda in primo luogo a chi frequenta il conservatorio e piace agli accademici. Il plauso del rettore Uricchio: «avevamo già ricevuto pressioni dagli studenti in tal senso»

Palazzo Ateneo sito in Piazza Umberto I, 1, 70121 Bari

Palazzo Ateneo di Bari

BARI - È un regio decreto del 1933 ad impedire agli studenti universitari italiani la frequenza contemporanea di due corsi di laurea, o di uno di essi abbinato ad un master o ancora ad altra forma di perferzionamento della formazione. Una norma evidentemente superata - in aperto contrasto con le disposizioni vigenti in altri Paesi europei (Austra, Germania e Francia su tutti) - completata da una postilla beffarda: ad essere lecito è solo il cosiddetto double agree con atenei stranieri. In estrema sintesi, la «doppietta» è possibile ma solo in presenza di un accordo con una università estera.

Da qui la proposta di legge della Lega - con primo firmatario il deputato pugliese Rossano Sasso - che mira «alla soppressione del divieto di iscrizione contemporanea a due università e a diversi istituti di istruzione superiore, a diverse facoltà o scuole della stessa università o dello stesso istituto e a diversi corsi di laurea o diploma della stessa facoltà o scuola». Via le barriere, dunque, a beneficio di una platea studentesca che dovrebbe attestarsi intorno alle 50mila unità. «L’obiettivo - chiarisce Sasso - è quello di valorizzare le nostre eccellenze e di tendere una mano a chi non può permettersi una laurea all’estero. Il divieto appartiene a logiche molto lontane nel tempo e il suo superamento risulta particolarmente gradito alla comunità accademica». A conferma, arriva il plauso del rettore della «Aldo Moro» di Bari Antonio Uricchio: «Il Senato accademico aveva già affrontato il tema della compatibilità fra iscrizione a un corso di laurea e a un master. E già in quell’occasione docenti e soprattutto studenti avevano auspicato un intervento chiarificatore sul modello europeo. Dunque - conclude - , fermo restando gli obblighi, anche di frequenza, che di volta in volta saranno stabiliti dai singoli corsi, mi sembra una iniziativa particolarmente positiva e che ci allinea al resto d’Europa».

Particolarmente interessati, nella visione del Carroccio, dovrebbero essere gli studenti che frequentano i conservatori, i cui diplomi sono stati ormai equiparati alle lauree. L’abrogazione del regio decreto, consentirebbe quindi - a chi lo desiderasse - di completare la propria formazione musicale con un laurea umanistica o scientifica. «Obiettivamente non ci vedo nulla di male», osserva Nicola Scardicchio, compositore e direttore d’orchestra, nonché docente al Conservatorio «Niccolò Piccinni» di Bari. «Moltissimi dei miei ex studenti hanno completato la propria formazione con una laurea. Io stesso l’ho fatto, ovviamente prima della riforma del Conservatorio. Certo - prosegue - , rispetto ai mie tempi non si studiano più solo gli strumenti ma anche altre materie, come la storia della musica, che irrobustiscono ulteriormente il corso. Ma per chi fosse disponibile a sopportare costi e fatiche di un doppio impegno, ritengo sia un giusto “via libera”». 

La Gazzetta del Mezzogiorno.it