Il caso

Puglia, le liste d'attesa infiammano
il Consiglio. Passa la «linea» statale
Medici verso sciopero intramoenia

Ore di dibattito in aula sulla proposta di Amati, poi si decide di recepire l'intesa Stato-Regioni. Verso l'agenda unica per le visite

sanità

Il Consiglio regionale della Puglia, a 14 mesi di distanza dalla presentazione della proposta sulle liste di attesa in sanità, che nella parte più controversa prevede la sospensione dell’attività a pagamento qualora i tempi di attesa siano molto più brevi di quelli per l’attività pubblica, è stato impegnato per ore nel tentativo di cercare un’intesa sul testo. Dopo ore di discussione e diversi emendamenti si è raggiunto l'accordo sul recepimento dell’intesa Stato-Regioni sul Piano nazionale di governo delle liste di attesa e, in conformità con le linee di intervento in esse definite, l’impegno ad adottare il piano regionale di governo delle liste di attesa, senza introdurre elementi dissonanti da quanto previsto a livello nazionale per tutte le regioni.

Nel dibattito in Aula è intervenuto anche il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, sottolineando che «il recepimento dell’intesa è un atto dovuto». «L'attività libero professionale intramoenia non è solo una questione di liste d’attesa, visto che l’Alpi - ha ricordato Emiliano - è nata per consentire il diritto al cittadino di scegliere il medico che vuole, anche se fa parte del servizio pubblico. Disconoscerlo sarebbe un inevitabile favore alla sanità privata». «Occorre muoverci con grande cautela, sottrarre la proposta - ha concluso Emiliano - alle legittime questioni di contesto perché abbiamo bisogno di concludere oggi questo dibattito risanando alcune ferite createsi tra di noi e con i cittadini».

Intanto dall’Ordine dei medici di Lecce arriva la proposta di sciopero dell’intramoenia per respingere al mittente le accuse di chi attribuisce le lunghe liste d’attesa all’attività libero professionale dei camici bianchi. Pieno appoggio arriva dal Coordinamento dei medici ospedalieri (Cimo-Fesmed) che non ci stanno a farsi contestare che l'attività dei medici in libera professione sia connessa con il problema delle liste d’attesa: «Criminalizzare i medici è solo un paravento per deviare l’attenzione e lo scontento da responsabilità politiche e inefficienze gestionali». "Fin da novembre scorso - si legge in una nota di Cimo - abbiamo invitato i medici pugliesi all’autosospensione dalla libera professione per dimostrare polemicamente che il fermo di questa attività, che pur rappresentano una percentuale irrisoria dell’attività ambulatoriale erogata in una struttura ospedaliera, porterebbe ad ulteriori allungamenti delle liste di attesa».

I nodi, spiegano i medici ospedalieri, non sono nella possibilità di esercitare visite fuori dai propri turni ospedalieri, che invece supportano il flusso della domanda di prestazioni che arrivano ai Cup, ma nella mancanza di medici sufficienti nei turni e in particolare di medici specializzati, oltre che di investimenti in tecnologie sanitarie efficienti. "La storia vera - affermano - è quella di una forte carenza di medici e assistenza di fronte alle richieste dei pazienti. Che peggiorerà se si blocca la libera professione».

La Gazzetta del Mezzogiorno.it