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In Puglia e Basilicata

Foggia, tra omicidi e fallimenti demolito il palazzo «maledetto»

Foggia, tra omicidi e fallimenti demolito il palazzo «maledetto»
di TOMMY GUERRIERI
Un incendio mentre erano in corso i lavori di demolizioni è l’epitaffio del palazzo ex Scivar in viale Fortore a Foggia, a poche centinaia di metri dall’incrocio con via Manfredonia. Sono infatti iniziate le operazioni di demolizione (saranno completate nei prossimi giorni) di uno dei palazzi più «maledetti» del capoluogo dauno, basti pensare all’omicidio di una straniera massacrata di botte nel gennaio 2008

28 Giugno 2009

di TOMMY GUERRIERI

FOGGIA - Un incendio mentre erano in corso i lavori di demolizioni è l’epitaffio del palazzo ex Scivar in viale Fortore a Foggia, a poche centinaia di metri dall’incrocio con via Manfredonia. Sono infatti iniziate le operazioni di demolizione (saranno completate nei prossimi giorni) di uno dei palazzi più «maledetti» del capoluogo dauno, basti pensare all’omicidio di una straniera massacrata di botte nel gennaio 2008. 

Lo stabile fu costruito negli anni Sessante: ospitava una rinomata fabbrica di abbigliamento che dava lavoro a decine di foggiani. Dopo il fallimento cominciò il declino della palazzina di due piani. Fu occupata abusivamente sino agli anni Novanta da 20 famiglie di senza-tetto poi regolarizzate. Quando lo stabile venne evacuato, fu dichiarato inagibile. Nel corso degli anni si è più volte valutata, ventilata, promessa la ristrutturazione dello stabile da destinare ad associazioni di volontariato. Quattro anni fu redatto un progetto - poi rimasto sulla carta - che prevedeva la ristrutturazione della palazzina per destinarla ad una associazione di non vedenti, ma anche questa ipotesi è poi finita nel nulla. 

Di fatto il palazzo ex Scivar nel corso degli ultimi anni si è trasformato in un dormitorio abusivo per decine di extracomunitari irregolari che vivevano nelle stanzette al primo e secondo piano in condizioni igienico-sanitarie disastrose, tra rifiuti e topi. Più volte l’ingresso venne murato e l’area bonificata proprio per impedire ai clandestini di accedervi: ma bastò forzare una grata perchè il palazzo fatiscente tornasse ad essere un tetto per clandestini. Il dormitorio (ma la parola non rende l’idea di quale fosse la situazione) fu definitivamente chiuso dopo l’omicidio di una ucraina, Svitlana Makarska, cinquantenne trovata morta da altri tre immigrati il pomeriggio del 9 gennaio 2008: era stata uccisa tre giorni prima massacrata di botte. Per quell’omicidio è tutt’ora ricercato - ma con scarse possibilità di rintraccio - il convivente della vittima, un algerino. Le indagini sull’omicidio riaccesero i riflettori sulle condizioni dello stabile e di chi non aveva altro riparo che quel palazzo fatiscente: nuove operazioni di muratura dell’ingresso e controlli più assidui delle forze dell’ordine per evitare che tornasse ad essere un dormitorio da terzo mondo. 

Venerdì sono iniziati i lavori di demolizione, che sono stati bloccati per un incendio (altrimenti che palazzo «maledetto» è) divampato negli scantinati per i cumuli di immondizia e masserizie abbandonati nel corso degli anni. Ci sono volute due squadre dei vigili del fuoco per domare le fiamme. I lavori sono stati ostacolati dal fatto che lo stabile ormai in parte demolito, era in pericolo di crollo e, pertanto, è stato impossibile accedere ai sotterranei. Solo in tarda serata l'incendio è stato domato grazie ad un espediente che ha creato un canale di accesso ai locali sotterranei. Nel giro di qualche settimana l'intero stabile sarà raso al suolo.
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