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In Puglia e Basilicata

Inquinamento atmosferico il «giallo» di Torchiarolo

Inquinamento atmosferico il «giallo» di Torchiarolo
BRINDISI - Che il nostro territorio abbia «voce in capitolo» in relazione al fenomeno delle poveri sottili non è certo una novità. Anzi, a dirla tutta, la nostra provincia (o, meglio, una porzione di essa, quella a sud del capoluogo) si è anche potuta «vantare», in un recentissimo passato, del triste primato regionale come presenza di Pm10 nell’aria, ma resta un mistero come in un paese come Torchiarolo da anni si registrino nell'aria dati record di prodotti di combustione

28 Giugno 2009

BRINDISI - Che il nostro territorio abbia «voce in capitolo» in relazione al fenomeno delle poveri sottili non è certo una novità. Anzi, a dirla tutta, la nostra provincia (o, meglio, una porzione di essa, quella a sud del capoluogo) si è anche potuta «vantare», in un recentissimo passato, del triste primato regionale come presenza di Pm10 nell’aria. Ciò, infatti, è quanto emerse a seguito di due indagini effettuate dall’Arpa Puglia negli anni a cavallo fra il 2005 e i primi mesi del 2008, da cui risultò che Torchiarolo, sotto quest’aspetto, non aveva... rivali. 
Le cifre, al riguardo, non lasciarono spazio ad alcun dubbio rispetto ai 35 superamenti fissati dalla normativa europea come tetto annuale massimo di emissioni di polveri sottili: nel 2005, i superamenti stessi furono 55; nel 2006, fu toccata la quota record di 93. Nel 2007, il tetto massimo di concentrazioni di Pm10 toccò quota 56, mentre nei primi quattro mesi del 2008 si registrarono ben 37 sforamenti. Tradotto in termini pratici, dall’indagine effettuata dall’Arpa Puglia emerse che Torchiarolo aveva più Pm10 di tante altre città industriali e portuali: come ad esempio, Taranto (piena zeppa di insediamenti industriali) che, nei primi quattro mesi del 2008, arrivò a «soli» 28 superamenti, Bari (20 sforamenti) e Brindisi città (la centralina di Bozzano ne contò soltanto 8). Per il «giallo» ambientale venne subito individuato un colpevole: manco a dirlo, la centrale di Cerano. 

Fu, in particolare, il fronte ambientalista ad attribuirle la responsabilità del fenomeno, anche se, nel caso in questione, venne dimostrata anche una sostanziale omogeneità fra le rilevazioni del laboratorio mobile e quella della centralina fissa che portò a concludere come i valori di Pm10 fossero superiori a quelli di tutti gli altri della provincia di Brindisi a causa di sorgenti locali, compatibili con la combustione di legna derivante dalla potatura degli olivi. Quanto a Brindisi città, invece, il dato rilevato (che, sostanzialmente, è rimasto invariato) deriva soprattutto dal traffico delle auto. Inutile negarlo: i brindisini amano utilizzare le «quattro ruote» anche per piccoli spostamenti. E, siccome tale abitudine non accenna a venir meno, si può legittimamente ipotizzare che, con il passare del tempo, la presenza di polveri sottili è destinata ad aumentare. Speriamo, quanto meno, non in misura allarmante. [p. p.]
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