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In Puglia e Basilicata

«Tecnohospital»  diventano cinque  i vip indagati a Bari

«Tecnohospital»  diventano cinque  i vip indagati a Bari
di LUCA NATILE
La Procura della Repubblica ipotizza una «turbativa» di un’asta pubblica nella Asl di Bari. Coinvolti la manager regionale Lea Cosentino e gli imprenditori Enrico Intini e Cosimo Catalano

• Puglia, il business delle protesi ortopediche
• Tarantini indagato dalla Procura di Bari anche per droga

28 Giugno 2009

di LUCA NATILE

Controlli sulle spese sanitarie mentre nell’inchiesta «Tarantini bis» spunta un nuovo indagato, un imprenditore di Bari. Gli investigatori della Guardia di finanza, stanno mettendo il naso tra le carte e negli uffici delle Asl baresi e delle strutture sanitarie convenzionate. L’obiettivo è quello di ricostruire tutti i rapporti di affari sviluppati dalla «Tecnohospital» di Bari, produttrice di protesi sanitarie, amministrata dai fratelli Gianpaolo e Claudio Tarantini. La società è coinvolta in due distinte inchieste, entrambe nate sulla ipotesi del reato di corruzione in fornitura a strutture pubbliche. La prima risale al 2003 e coinvolgerebbe amministratori di diverse Asl baresi. L’altra ha messo i primi passi nella seconda metà 2008 e vede l’iscrizione nel registro degli indagati, oltre che dei Tarantini, del primario della seconda clinica di Ortopedia del Policlinico di Bari, Vittorio Patella, e della direttrice del centro di riabilitazione «Corbero srl», la dottoressa Ilaria Tatò. 

Il Pubblico ministero Giuseppe Scelsi ha aggiunto a questo elenco i nomi del direttore generale della Asl di Bari, Lea Cosentino, e quello di Enrico Intini, uno dei maggiori imprenditori della Puglia, amministratore del «Gruppo Intini» leader nazionale in quattro settori strategici: tutela del territorio, costruzioni, ecologia e servizi. Ultima iscrizione, della quale si è avuta notizia solo ieri, quella dell’imprenditore barese Cosimo Catalano il cui nome - secondo fonti attendibili, vicine agli ambienti investigativi - compare insieme a quelli della Cosentino, di Intini e di Giampaolo Tarantini nel decreto di perquisizione firmato dal magistrato inquirente e attuato nei giorni scorsi presso gli uffici e le abitazioni di queste persone. Sale quindi il numero dei nuovi indagati ai quali viene contestata una ulteriore ipotesi di reato: turbativa d’asta «in associazione». 

Avrebbero insieme cercato di condizionare l’esito di un bando per la fornitura di servizi ospedalieri promosso dalla Asl Bari. Per il gruppo Intini ha parlato il suo legale, l’avvocato Federico Massa: «Negli uffici dell’azienda - ha dichiarato - sono stati controllati computer e documenti, ma non è stato portato via nulla. Anzi, abbiamo difficoltà ad individuare l’appalto in questione, alla cui assegnazione forse il gruppo non ha neppure partecipato». 

Quanto alla manager dell’Asl Bari, Lea Cosentino, conoscerebbe i fratelli Tarantini e avrebbe soggiornato in Sardegna ma, come affermato dal suo legale, l’avvocato Francesca Conte: «Ha pagato tutto di tasca propria, come dimostrano le ricevute in suo possesso. Posso solo dire - ha aggiunto - che ho piena fiducia nell’operato della magistratura per fare chiarezza sulla vicenda». 

Gli investigatori, come abbiamo già detto continuano e esaminare i conti della aziende sanitarie. Nel corso di queste ispezioni i militari hanno preso atto che nella Asl Bat, i cui vertici sono stati coinvolti nella inchiesta del Pm Desirèe Digeronimo su un presunto sistema di corruzione, che ha portato alle dimissioni dell’assessore regionale Alberto Tedesco, è stato avviato da tempo un protocollo «di trasparenza» per l’acquisto di protesi sanitarie. Per ogni contrattazione alla Bat viene istruita una pratica nella quale vengono individuate, tra le possibili offerte sul mercato, quelle che, in base alle esigenze del servizio e del reparto, risultano le più vantaggiose. L’ultima parola ovviamente spetta al primario che deve assumere la responsabilità della scelta finale, argomentando le ragioni ed i criteri che lo hanno guidato nel preferire un articolo piuttosto che un altro. Insomma un attività di filtro in grado di garantire l’azienda ed i propri assistiti. Da quello che si è saputo, la Asl ha avviato una attività ispettiva interna rispetto ad alcune anomalie riscontrate
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