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In Puglia e Basilicata

Da Foggia una «vedova bianca» Delusa dallo Stato, senza giustizia

Da Foggia una «vedova bianca» Delusa dallo Stato, senza giustizia
di DAVIDE GRITTANI
Il j’accuse di Maria Leone, rimasta sola con 2 figli. Il 10 dicembre 2004 Lino Capuano, il marito, operaio presso la cava di estrazione, morì cadendo da un'impalcatura. Martedì scorso l’assoluzione dei datori di lavoro. Lei oggi scrive al presidente della Repubblica. «Vorrei spiegare ai miei figli che la giustizia e la verità prima o poi trionfano»
• La lettera al Presidente Napolitano

27 Giugno 2009

di DAVIDE GRITTANI

Difficile partire dai fatti, specie in una vicenda come questa. Più pratico partire dagli effetti. E gli effetti portano nome e cognome, Maria Leone vedova di morte bianca. Per cinque anni - insieme ai due figli minorenni - ha atteso e sperato che almeno la giustizia fornisse qualche spiegazione al suo dolore. Attesa vana, la sentenza pronunciata martedì scorso presso il Tribunale di Foggia ha assolto i datori di lavoro di suo marito. Difficile - si diceva - partire dai fatti, specie quando l’iniziativa presa da Maria Leone resta forse l’unica (legge a parte) ancora a disposizione. Scrivere al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che in ogni uscita ufficiale spende parole pesanti sulla sicurezza sul lavoro e sull’elenco innaturale delle persone che escono di casa per lavorare e non vi fanno più ritorno. 
«Caro Presidente - scrive tra le altre cose Maria - con questa sentenza mio marito è morto una seconda volta. Mi sono resa conto che non serve la completa e totale assenza di un piano di sicurezza sui cantieri per condannare un datore di lavoro, ma servono tre avvocati molto agguerriti per poter essere assolti». E poi la conclusione amarissima, quasi un preludio alla resa. «Io non me li posso permettere». 

L’INCIDENTE - Il 10 dicembre 2004 Lino Capuano, operaio presso la cava di estrazione di gesso dei fratelli Alterio (l’im - presa Protec SrL presso Anzano di Puglia), precita da una impalcatura. Un volo di sei metri, soccorso dal 118 le prime cure poi però sopraggiunge la morte. Nonostante la multa comminata dall’Ispettorato del lavoro dopo l’incidente in cava, per la presunta assenza della protezione nel posto in cui stava lavorando Capuano, il primo grado del processo che vedeva imputati i datori di lavori si è chiuso martedì scorso con l’assoluzione dell’impresa. «Eppure - riferisce Maria Leone, vedova Capuano - il nostro caso è stato preso ad esempio proprio per evitare che incidenti del genere si ripetessero in futuro, il nostro caso è stato analizzato in tutti i modi e chiunque lo prendeva in considerazione non faceva altro che dire che si trattava di una morte assurda. Piena di responsabilità». 
Eppure per i giudici non esistevano sufficienti indizi e prove di colpevolezza, ragione per cui la battaglia di Maria e dei suoi figli (Rocco 20enne, Ilenia 15enne) potrà continuare solo il processo vivrà la sua naturale appendice: l’appello. «Ci spero tanto - spiega la Leone - perché io devo spiegare ai miei figli cos’è successo, devo dirgli che loro padre non aveva piacere di morire sul posto di lavoro ma che è stata la condotta dei suoi datori di lavoro a procurargli indirettamente la morte». 

LA RABBIA - Difficile partire dai fatti, cioè dalla considerazione forse più brutale di questa faccenda. Maria Leone ha 37 anni. E’ rimasta vedova per morte bianca a due settimane dal Natale del 2004, quando sperava che la vita prendesse tutta un’al - tra piega per lei, per il suo Lino e naturalmente anche per Rocco e Ilenia. «Adesso? Adesso mi invitano ai comizi e alle riunioni di chi è rimasto vedovo per cause di lavoro - racconta con amarezza alla Gazzetta - ma il grande paradosso è proprio questo. Da una parte di coccolano perché capiscono il mio dramma, dall’altra la giustizia mi dice che mio marito voleva morire così com’è morto». La lettera a Napolitano, molto più di una provocazione. Quasi un allarme. «Non so più a chi votarmi - dice - lui capirà, l’amarezza di una donna che voleva giustizia e che invece ha incontrato solo burocrazia. Lui capirà, io non chiedo vendetta ma solo il rispetto dei diritti dell’uomo. Di mio marito».
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