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In Puglia e Basilicata

C'è una Bari da export, che oscura le escort

C'è una Bari da export, che oscura le escort
di GAETANO CAMPIONE 
C’è una Bari d’amare. Quella del fare. Silenziosa, poco conosciuta, dove la capacità di rischiare si coniuga con la voglia di raggiungere obiettivi ambiziosi. E lo spirito imprenditoriale sposa il merito. L’export oscura le escort, insomma. Patrizia e Barbara sono lontane anni luce. C'è Il distretto informatico che si prepara a conquistare l’Europa a suon di riconoscimenti internazionali e l’Università che oggi produce «personale umano qualificato», con trenta brevetti presentati al Festival dell’innovazione

27 Giugno 2009

di GAETANO CAMPIONE 

C’è una Bari d’amare. Quella del fare. Silenziosa, poco conosciuta, dove la capacità di rischiare si coniuga con la voglia di raggiungere obiettivi ambiziosi. E lo spirito imprenditoriale sposa il merito. L’export oscura le escort, insomma. Patrizia e Barbara sono lontane anni luce. 
Il viaggio nella eccellenza parte dalla Cezanne software, in via Amendola. Cinquanta dipendenti, età media 35 anni, che sotto la guida del direttore finanziario. Gianni Sebastiano, in otto anni hanno conquistato il mercato europeo del software per la gestione delle risorse umane. Un successo sancito dai rapporti degli analisti internazionali: la Cezanne è sempre presente. Sebastiano, vicepresidente della sezione terziario innovativo e comunicazione di Confindustria Bari, è anche il punto di riferimento del Distretto informatico. Spiega: «Delle 72 aziende pugliesi che hanno aderito al progetto, il 60 per cento è barese». 

La Bari del fare.. Gianfranco Viesti, economista, presidente dell’Arti, l’agenzia regionale per la tecnologia e l’innovazione: «Quella del capoluogo pugliese è una realtà interessante, da valorizzare. Per fortuna i riconoscimenti, numerosi, arrivano dagli altri e non dobbiamo assegnarli noi. Tra Università e Politecnico, ci sono sette società ad alta tecnologia leader in campo nazionale». L’Ateneo, insomma, non è solo scandalo al sole. Anzi. Al rettore, Corrado Petrocelli, quasi non sembra vero di dover parlare di buone notizie: «Il comitato di valutazione della ricerca ha individuato aree di eccellenza. Come qualità scientifica, la facoltà di Fisica è la prima in Italia. Non è un caso se qui, a settembre, si terrà il convegno nazionale. Stesso discorso per Biologia. Siamo presenti in progetti di grandissimo respiro, abbiamo ottenuto finanziamenti per reti di laboratori di Agraria, Informatica, Scienze biotecnologiche, Chimica». Fatti, non parole. Come «i 14 spin-off prodotti e i 30 brevetti a caratura internazionale presentati al Festival dell’innovazione». La Bari che lavora e produce, ha anche realizzato un esperimento nello spazio sull’osteoporosi. «Produciamo personale umano qualificato - annuncia con orgoglio Petrocelli -. Per i trapianti in Albania, hanno chiamato noi. Abbiamo allestito un centro accreditato per il servizio civile, dato vita alla Banca del tempo, un istituto etico». Dunque, ricerca e didattica. Il professore Giorgio Otranto e il suo centro di studi micaelici e garganici, hanno fatto giro di mezzo mondo, dalla Francia all’Argentina: «La Puglia non è solo orecchiette, dialetto e mozzarelle. Dovrebbe puntare su cultura, castelli federiciani, santuari medievali, barocco leccese. Sto tornando da Torino, dove la Regione Piemonte ha valorizzato la mostra su San Michele. Meglio che dalle nostre parti». 

Scriveva il poeta Vittorio Bodini: «Bari era una città così ingrata, da doversi amare ». Vito Amoruso, anglista e americanista, la pensa così: «C’è sempre stata una Bari segreta e laboriosa dell’eccellenza che, purtroppo, ha sempre dovuto rivolgersi fuori per essere riconosciuta». La solitudine dei migliori. «Siamo emigranti della professionalità. Nella vita di ciascuno serve un momento in cui bisogna creare una distanza, fisica e mentale, da questa città. Poi, è necessario tornare. Perché il distacco non significa allontanamento, ma partecipazione». 

Ettore Chiurazzi, coordinatore del Club cultura ed esperto di comunicazione integrata della «Carucci e Chiurazzi»: «Bari deve osare di più. Le professionalità ci sono. Le capacità, anche. Bisogna avere il coraggio di effettuare scelte forti e di valutare il merito. L’eccellenza esiste. Se non si vede è perché è male comunicata. Il rischio è la fuga dei talenti, anche se la percezione del capoluogo pugliese, all’esterno, è buona». C’è chi pensa e lavora, puntando su arte e spettacolo. Il regista Maurizio Sciarra , un «Pardo d’oro» ottenuto a Locarno, ha da poco terminato un film sul teatro Petruzzelli: «Io sono pronto. Mi devono dire se posso consegnarlo e proiettarlo, magari, per l’inaugurazione. Certo, la Bari silenziosa fa meno notizia. Penso a quella parte di città che ha ricostruito il politeama, ben diversa dall’altra che non lo vuole aprire. La prima rispecchia la parte di chi è in grado di lavorare bene, rispettando i tempi e i patti. Viva la Bari dell’eccellenza». 

L’entusiasmo dei giovani è contagioso. Prendete lo scrittore Nicola Lagioia. La sua analisi è puntuale, attenta: «Visto dall’esterno, il capoluogo, ha una luce nuova. C’è quasi la premessa per un rinascimento culturale. Il tessuto sociale risponde alle iniziative, quindi è sano. Questa città è diventata un punto d’in - contro stimolante. Il nuovo romanzo, in uscita a settembre, dal titolo “Riportando tutto a casa”, l’ho voluto ambientare proprio nella Bari degli anni Ottanta». Bari e la Puglia piacciono. Anche al cinema. Gigi De Luca, vice presidente di Apulia film commission: «Dopo il Piemonte, in Italia, le produzioni scelgono noi. Sono 20 i lungometraggi girati qui. Il nostro è un contributo fondamentale alla costruzione di una regione capace di innovare e di guardare al futuro. Senza dimenticare i giovani film maker di casa nostra, talenti artistici di primo piano».
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