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In Puglia e Basilicata

Caso Fitto, Csm fissa paletti ispettori ministro

Caso Fitto, Csm fissa paletti ispettori ministro
ROMA - ''E' necessario'' che gli ispettori del ministro della Giustizia “rilascino sempre copia “ del mandato ricevuto dal Guardasigilli ai magistrati inquisiti; perchè questi possano controllare non solo “che ogni atto ispettivo sia riconducibile al provvedimento del ministro” ma che l’oggetto dell’inchiesta “non interferisca” sulla loro indipendenza e “non collida con il principio dell’insindacabilità dell’azione giudiziaria”. La Prima Commissione del Csm fissa i “paletti” per le ispezioni disposte dal ministro della Giustizia negli uffici giudiziari e per i comportamenti che devono tenere i suoi “007

26 Giugno 2009

ROMA - ''E' necessario'' che gli ispettori del ministro della Giustizia “rilascino sempre copia “ del mandato ricevuto dal Guardasigilli ai magistrati inquisiti; perchè questi possano controllare non solo “che ogni atto ispettivo sia riconducibile al provvedimento del ministro” ma che l’oggetto dell’inchiesta “non interferisca” sulla loro indipendenza e “non collida con il principio dell’insindacabilità dell’azione giudiziaria”. 

La Prima Commissione del Csm fissa i “paletti” per le ispezioni disposte dal ministro della Giustizia negli uffici giudiziari e per i comportamenti che devono tenere i suoi “007”. Lo fa con un documento approvato all’unanimità e che prende spunto dall’ispezione negli uffici giudiziari di Bari nei confronti dei pm che hanno messo sotto indagine il ministro per gli Affari regionali Raffaele Fitto. 

A spingere i consiglieri a occuparsi del caso erano stati proprio i tre sostituti baresi – Lorenzo Nicastro, Roberto Rossi e Renato Nitti – titolari dei due procedimenti a carico di Fitto e che alla vigilia dell’udienza preliminare per uno di essi avevano visto arrivare nei loro uffici gli ispettori del ministro Alfano, dopo che l’ex governatore della Puglia in un esposto aveva denunciato irregolarità nella conduzione delle due inchieste. 

Tra loro e gli ispettori si era aperto subito un contenzioso: gli 007 di Alfano non avevano voluto rilasciare copia del mandato ispettivo e i pm a loro volta non avevano consegnato i supporti informatici relativi all’inchiesta. Un contrasto che si era risolto qualche giorno dopo con l'intervento del procuratore di Bari. 

“Hanno fatto bene” i magistrati baresi a chiedere agli ispettori di conoscere l’oggetto dell’inchiesta amministrativa a loro carico, ha stabilito la Prima Commissione. Perchè solo così le toghe inquisite possono verificare che “l'oggetto dell’inchiesta sia rappresentato da fatti determinati” e “suscettibili di costituire” illeciti disciplinari, come nel caso di “provvedimenti abnormi o di esercizio delle funzioni per fini diversi da quelli di giustizia”. 

Se l’oggetto non è specificato – avvertono i consiglieri – c'è il rischio di una  “lesione del principio di autonomia della funzione giudiziaria” che mina la stessa “legittimità dell’azione ispettiva”. Condivisibile pure la scelta delle toghe pugliesi di porre condizioni sulle “modalità di consultazione dei fascicoli, cartacei e informatici da parte degli ispettori”. Perchè le esigenze degli ispettori di accertare i fatti “vanno contemperate con le esigenze di salvaguardia del segreto o quanto meno della riservatezza proprie dei procedimenti penali”.
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