Martedì 25 Giugno 2019 | 22:35

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Ambiente ferito

Bari, mattanza di tartarughe marine: decapitate per superstizione

Salvemini: presenterò una denuncia, ma chi sa parli

Eternit e plastica killer: 3 tartarughe morte nel Brindisino

foto Matulli

BARI - Tartarughe marine decapitate e rigettate in mare. Sembra un’assurdità, roba da Medio Evo, ma la denuncia che arriva da Pasquale Salvemini, responsabile del Centro recupero tartarughe marine Wwf Molfetta dopo il ritrovamento della quarta carcassa in un paio di mesi. Le ultime due proprio ieri.

«C'era giunta voce che c'erano alcuni pescatori del nord Barese che uccidevano le tartarughe marine che trovavano impigliate nelle loro reti. L'indiscrezione ci è arrivata dal mondo stesso della pesca, perchè le imbarcazioni comunicano tra loro attraverso la radio e alcuni amici avevano raccolto queste macabre dichiarazioni – racconta Salvemini -. Ma non ci volevo credere, specie perchè la motivazione è ancora più sconvolgente: sembra che alcuni pensino che porta male trovare una tartaruga tra le reti, che portino con se la sfortuna di pescare poco nei giorni a venire. Ecco allora che come forma “sacrificale” o per vendicarsi le decapitano».
La sola idea fa venire i brividi. Le tartarughe marine non sono solo animali protetti ed è illegale far loro del male, ma sono tra le creature più nobili che vivono in mare. Avere la fortuna di poterle vedere libere è un “privilegio” che si ricorda per tutta la vita.

«Purtoppo la voce che credevo fosse solo una diceria si è rivelata vera – sottolinea Salvemini – una prima carcassa orribilmente mutilata l'abbiamo trovata a fine dicembre, finita in spiaggia a Giovinazzo e pochi giorni fa eccone una seconda a Matinelle nel sud di Trani. Ieri altre due: una a Bisceglie ed un'altra a San Giorgio all'altezza di una pescheria. E purtroppo non c'è dubbio che la mattanza sia volontaria: i tagli sono netti, non si tratta di ferite sfrangiate come accade quando incappano in un'elica di motore. In tanti anni che mi occupo di salvare e difendere le caretta-caretta non mi era mai capitata una cosa del genere. Tutti noi ne siamo rimasti sconvolti. Abbiamo deciso di presentare denuncia formale presso la Procura, perchè questi sono crimini che devono essere perseguiti. Vogliamo trovare i o il responsabile, anche per questo lancio un appello: “chi sa qualcosa, parli”».
Una superstizione che arma una mano per compiere un gesto ignobile, una azione che ci fa precipitare in pieno Medioevo, al periodo della caccia alle streghe. «I pescatori sono superstiziosi, certo – dice Salvemini -, lavorano a stretto contatto con una natura che spesso non si comprende, ma pensare che una tartaruga marina porti sfortuna, che sia la responsabile di una mancata pesca fruttuosa, è una idea che non riesco neanche a concepire. Stiamo parlando di persone moderne, come si fa a compiere un gesto del genere?».

Le caretta caretta sono animali a rischio estinzione. Super protette si cerca in tutti i modi di salvaguardare i nidi che fanno lungo le nostre coste e difenderle quando sono in mare. Purtroppo sono creature fragili, messe a rischio dalla presenza umana e dall'inquinamento. In tante muoiono soffocate dalle buste di plastica che mangiano scambiandole per meduse.
«La stragrande maggioranza delle tartarughe nei nostri mari muoiono perchè incappano nelle reti da pesca – sottolinea Salvemini -. Nel Barese la pesca è una attività molto intensa, troppo, per non danneggiare l'habitat delle tartarughe marine. Le reti hanno maglie molto strette e loro restano intrappolate, senza la possibilità di riaffiorare per respirare. Le troviamo morte soffocate, annegate, oppure colpite da embolia. Capita quando sono aggrovigliate alle reti che vengano troppo velocemente tirate a bordo dei pescherecci. Come per i sub che riemergono troppo velocemente, anche le tartarughe marine possono avere gli emboli che le uccidono. Ci sono pescatori che collaborano con noi, che hanno cura di fare le cose per bene. Quando trovano una tartaruga tra le loro reti, la issano a bordo con delicatezza, se è ferita (molto spesso) ce la portano per le cure. Noi ce ne facciamo carico al centro recupero, poi le rimettiamo in libertà e dopo qualche giorno le troviamo morte spiaggiate. È un gran dolore».

Reti che uccidono per maglie non a norma. Una pesca intensiva che non tiene conto della salute del mare e dei suoi abitanti, ma solo del profitto del momento. A farne le spese, tra gli altri esemplari, le tartarughe marine accusate persino di portar sfortuna e per questo torturate da gente senza scrupoli, che non si rende conto che ogni azione si ritorcerà loro contro, perchè la risorsa mare va salvaguardata, non violentata o rapinata per poi spostarsi altrove.

REGIONE PUGLIA: È GRAVE SE SI TRATTA DI RITI DEI PESCATORI - Dopo la denuncia del Centro recupero tartarughe Wwf di Molfetta (Bari), che su Facebook ha lanciato l'allarme su cinque casi di tartarughe marine Caretta caretta ritrovate decapitate, in pochi giorni, spiaggiate sul litorale compreso tra Bari e Trani, interviene l’assessore all’Ambiente della Regione Puglia, Gianni Stea, che in una nota afferma: «Se corrispondono al vero le voci che si tratterebbe di riti messi in atto da pescatori e legati a insopportabili e arcaiche superstizioni, sarebbe, se possibile, ancora più grave».
«La Regione Puglia - prosegue Stea - raccoglie e fa propria la denuncia che arriva da Pasquale Salvemini, responsabile del Centro recupero tartarughe marine Wwf Molfetta». Le Caretta caretta, rileva l’assessore, sono «una specie protetta e ad altissimo rischio di estinzione, e ci troviamo davanti a reati penali».
«Confido - sottolinea l’assessore - nell’operato delle forze dell’ordine e della magistratura affinché si possa fare luce sugli autori di questi barbari reati, appellandomi anche alla stragrande maggioranza dei pescatori che affrontano il proprio mestiere con enorme spirito di sacrificio e con grande rispetto per l’ambiente marino, affinché collaborino con le autorità preposte». «Se il reato sarà accertato e i colpevoli individuati - conclude Stea - chiederò che la Regione possa costituirsi parte lesa»

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