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emergenza

Allarme processionaria
Scuole chiuse a Bitonto

La comparsa già a gennaio della malattia - denuncia Coldiretti Puglia - è di certo uno degli effetti del clima impazzito e di temperature primaverili anche nei mesi che dovrebbero essere i più freddi

processionaria

di MARCO MANGANO

Chiusi i battenti di un asilo (lunedì) e di una scuola elementare (martedì): a Bitonto, nel Barese, è emergenza Processionaria.
Dopo la virulenza del marzo scorso nelle province di Taranto, Foggia e Bari, c’è la recrudescenza in provincia di Foggia e tra Bari e la Bat, dove - da Bitonto e Barletta e sul Gargano - l’attacco del temibile parassita costringe Comuni e istituti scolastici a interventi d’urgenza. Il parassita è un lepidottero, la cosiddetta «farfalla triangolare», che deve il suo nome allo spostamento delle larve in fila indiana, che formano una sorta di «processione». Le vittime sono tutte le specie del pino, ma anche le querce, i larici, i noccioli, i castagni, i faggi, i carpini, le betulle e i cedri. La processionaria, oltre a defogliare piante intere, può costituire un pericolo considerevole per l’uomo e per gli animali.

«La comparsa già a gennaio della malattia - denuncia il presidente della Coldiretti di Puglia, Gianni Cantele - è di certo uno degli effetti del clima impazzito e di temperature primaverili anche nei mesi che dovrebbero essere i più freddi dell’anno. L’albero attaccato dal parassita, se non viene curato adeguatamente e con tempestività, muore. L’aspetto più preoccupante di questa emergenza, però, è la pericolosità, per l’uomo e per gli animali, di larve e bruchi, dotati di peli altamente urticanti. Da qui l’apprensione degli insegnanti che scorgono i nidi bianchi. Questi ultimi rappresentano il campanello d’allarme che consente di intervenire per tempo».

Nella pelle, dove si introducono le setole o i loro frammenti, insorge un molestissimo eritema papuloso, fortemente pruriginoso, che può scomparire dopo qualche giorno, mentre conseguenze più gravi si hanno quando i peli, o frammenti di essi, giungono a contatto con l’occhio, la mucosa nasale, la bocca o peggio ancora, quando penetrano nelle vie respiratorie e digestive.

«È necessaria - dice Pasquale Pichichero, vivaista di Cassano delle Murge, nel Barese - un’attenta e costante attività di monitoraggio per scongiurare in tempo utile gli attacchi del parassita. Del resto, vige la lotta obbligatoria e una seria attività preventiva consente di salvare le piante».
L’insetto sverna allo stadio di larva di terza e quarta età all’interno dei caratteristici nidi sericei che vengono intessuti sui rami dei pini. In primavera, le larve riprendono l’alimentazione cibandosi degli aghi di pino ma, quando la temperatura del nido supera i 9 gradi centigradi, le larve escono a cibarsi, anche in inverno. Di solito, le larve sono attive solo di notte, mentre di giorno si trattengono al riparo nel nido. In primavera, le larve sono molto voraci e causano forti defogliazioni.
«Il lepidottero - spiega il fitopatologo barese Vittorio Filì - attacca principalmente le pinete: pertanto gli interventi vanno effettuati nei centri urbani e nelle scuole, in aree sensibili a forte concentrazione umana. Il prodotto utile a debellare la malattia è biologico, il Baciluss Thuringiensis, anche se è necessaria un’attenta attività preventiva, con potature mirate che riducono il rischio dell’attacco del parassita fino al 90%».
I nidi di Thaumetopoea, dove svernano le larve, sono riconoscibili anche a distanza di forma piriforme e di colore bianco brillante, localizzati soprattutto sulle cime e sugli apici dei rami laterali. A partire dalla fine di autunno - inizio inverno, l’osservazione dei nidi bianchi lascia pochi dubbi sulla presenza di questo lepidottero che, allo stato larvale, causa danni sulle foglie (necrosi) e sui rametti, come defogliamenti.
«In provincia di Lecce, 20 anni fa abbiamo subito un attacco di Processionaria molto violento», ricorda Salvatore Sansone, vivaista di Nardò». «Il trattamento con gli atomizzatori - afferma - ha risolto il problema. Comunque, per quanto l’emergenza sia sta grave, nulla è paragonabile a quanto stiamo vivendo per la Xylella Fastidiosa».

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