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In Puglia e Basilicata

Chiedevano prestiti con documenti falsi arrestati due tarantini

 Chiedevano prestiti con documenti falsi arrestati due tarantini
 BOLOGNA, 25 GIU - Chiedevano prestiti alle Poste (dai 5000 ai 15 mila euro alla volta) dopo aver aperto un conto corrente e presentando una carta di identità, buste paga, una dichiarazione di accredito dello stipendio sul conto corrente, un modello Cud e perfino bollette Enel. Ma i documenti erano tutti rigorosamente falsi. Scoperti grazie ai sospetti di una funzionaria di un ufficio postale di Bologna, due fratelli tarantini sono stati arrestati dalla polizia postale emiliana e una loro complice ravennate denunciata. Nel carniere avevano già oltre 40 mila euro truffati alle Poste.

25 Giugno 2009


 

BOLOGNA - Chiedevano prestiti alle Poste (dai 5000 ai 15 mila euro alla volta) dopo aver aperto un conto corrente e presentando una carta di identità, buste paga, una dichiarazione di accredito dello stipendio sul conto corrente, un modello Cud e perfino bollette Enel. Ma i documenti erano tutti rigorosamente falsi. Scoperti grazie ai sospetti di una funzionaria di un ufficio postale di Bologna, due fratelli tarantini sono stati arrestati dalla polizia postale emiliana e una loro complice ravennate denunciata. Nel carniere avevano già oltre 40 mila euro truffati alle Poste.


Il primo a finire nei guai è stato, il 16 giugno, il fratello minore Donato Carrieri, 35 anni, incensurato e perciò il 'bracciò dell’operazione. Arrestato in flagranza per uso di documenti falsi mentre stava chiedendo un finanziamento di 10 mila euro alle Poste di via Cairoli, nel centro di Bologna. Qui una funzionaria si era insospettita, avvisando la polizia postale e chiedendo al cliente di tornare dopo qualche giorno: il numero meccanografico sulla sua carta di identità era scritto in caratteri leggermente più grandi del normale e la foto all’interno era priva del timbro. 

Il giorno dopo le manette, il processo per direttissima e la condanna a otto mesi di reclusione. Ma, defilato, in aula c'era anche la 'mentè dell’operazione, il fratello Filippo, che ha 41 anni e fama da 'specialista falsariò (con relative condanne, mentre procedimenti sono in corso in Puglia per presunta associazione a delinquere). Con lui anche la complice, una ravennate di 27 anni incensurata. Gli agenti li hanno seguiti fino a Ravenna dove l'uomo è domiciliato (come il fratello) in vari appartamenti. In uno di questi gli agenti hanno trovato e sequestrato vari timbri delle aziende fasulle, carte di credito elettroniche e altri documenti falsificati. 

Così è scattato l’arresto in flagranza anche per Filippo. Usando ogni volta identità diverse e presentandosi come imprenditori pugliesi che avevano bisogno di piccoli prestiti, da maggio hanno ripetuto il copione almeno sei volte (tre a Bologna, una a Ravenna e due a Ferrara). Appena ottenevano i primi fondi (generalmente in pochi giorni viste le credenziali che offrivano), li prelevavano. Così avevano già intascato circa 20 mila euro, mentre l’altra metà del bottino era sui conti ed è stata bloccata. Secondo gli investigatori, coordinati dai pm bolognesi Antonello Gustapane e Laura Sola, i due avevano dei complici. Sono accusati di possesso di documenti di identificazione falsi, truffa e violazione delle nuove norme anti riciclaggio. Intestata regolarmente al fratello maggiore, gli agenti hanno trovato una Bmw X5 nuovissima. Ma per non smentirsi, il tagliando dell’assicurazione era falso.

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