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In Puglia e Basilicata

Ecco la villa a Carbonara  che ha scatenato  Patrizia contro il Cavaliere

Ecco la villa a Carbonara  che ha scatenato  Patrizia contro il Cavaliere
di GAETANO CAMPIONE 
e MASSIMILIANO SCAGLIARINI

Eccolo, il sogno di Patrizia D’Addario, la donna che ha scoperchiato il calderone del sexygate barese. È in via Vela, la strada interna che collega via Fanelli con Carbonara, alle porte di Bari. Una villa rossa a due piani, alcuni campi sportivi seminascosti in questo serpentone di asfalto che prima scende e poi si arrampica verso la città nuova. Lavori fermi che richiedevano un aiutino dall’alto
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24 Giugno 2009

di GAETANO CAMPIONE 
e MASSIMILIANO SCAGLIARINI


BARI - È iniziato tutto qui, in questa strada di periferia. Una storia lunga trent’anni, un investimento bloccato per tre generazioni e per il quale una donna che vive nel sottobosco dello spettacolo è arrivata a chiedere un favore a Silvio Berlusconi. Eccolo, il sogno di Patrizia D’Addario, la donna che ha scoperchiato il calderone del sexygate barese. È in via Vela, la strada interna che collega via Fanelli con Carbonara, alle porte di Bari. Una villa rossa a due piani, alcuni campi sportivi seminascosti in questo serpentone di asfalto che prima scende e poi si arrampica verso la città nuova. Lavori fermi che richiedevano un aiutino dall’alto. Da qui a palazzo Grazioli il passo è stato breve. 
villa D
«È tutto in questo stato da tempo», giurano i vicini. L’ultima volta che un muratore ha messo piede in quella villa, dicono, risale almeno al 2006. Parliamo di due cantieri differenti. Il primo prevedeva la realizzazione di un paio di campetti di calcio, l’altro (il più importante) una villa che oggi è questo rustico color rosso pompeiano in stato di abbandono, con le scritte sui muri e le finestre chiuse con le pietre, ma che nelle intenzioni della D’Addario doveva diventare un lussuoso residence. La zona assicura tranquillità, è facile da raggiungere. Forse sarebbe diventata una specie di pensione di anzianità, una volta che le porte del sexy business si fossero chiuse per sempre. Oggi, però, è tutto abbandonato. Tra erbacce, ruggine, alberi spelacchiati. A chiudere il cancello d’ingresso, un grosso lucchetto con una grossa catena. Arrugginiti anch’essi. È per sbloccare questa situazione di stallo, tra permessi negati e burocrazia, che la D’Addario racconta di aver incontrato il premier a lume di candela, nella residenza romana di palazzo Grazioli. 

villa D«Mi disse - come ha riferito la sua amica Barbara Montereale alla “Gazzetta” - di non essersi fatta pagare in cambio di una mano per il residence». Riteneva, la escort barese, che Berlusconi sarebbe riuscito lì dove la burocrazia si era fermata. Si sbagliava, e il perché è presto spiegato. L’assessore comunale all’urbanistica, Ludovico Abbaticchio, ricorda vagamente la D’Addario: «È venuta qui alcune volte - racconta - e ci ha chiesto chiarimenti sulle sue pratiche. Ma mi pare che ci fossero delle difficoltà». 

Difficoltà insormontabili, come hanno confermato i tecnici cui la «Gazzetta» ha chiesto un sommario consulto: quell’immobile, e il terreno confinante su cui oggi sorge solo un abbozzo di campi sportivi, si trova a pochi passi da una lama. Una zona a rischio idrogeologico, dove il vincolo di inedificabilità è totale. La storia inizia nel 1973: fu il padre della D’Addario a dare il via ai lavori per quella che, forse, avrebbe dovuto essere la villa di famiglia, e molto probabilmente è sorta in maniera totalmente abusiva come parecchie altre abitazioni della zona. Gli anni sono passati, e quella costruzione non ha mai avuto un senso compiuto. Alcuni anni fa la D’Addario chiese di poter riprendere i lavori: fu accontentata. Poi, a quanto pare, chiese pure un cambio di destinazione d’uso per realizzare un residence: ed è qui che si è di nuovo bloccato tutto. Stesso discorso per l’impianto sportivo. Il Comune disse sì ai campi di calcetto, ma negò la possibilità di integrare l’impianto con degli spogliatoi. E così i lavori non sono partiti. 
la villa della D
C’è modo per realizzare quanto la D’Addario chiedeva? Gli addetti ai lavori non hanno dubbi: se ci sono vincoli di inedificabilità gli uffici comunali non possono rilasciare i permessi. Servirebbe una variante al Pai, il piano stralcio idrogeologico, senza contare le previsioni del piano regolatore che - in quella zona - potrebbero non consentire attività ricettive. Nemmeno il presidente del consiglio, insomma, sarebbe potuto riuscire a sbloccare la situazione, per giunta in un’amministrazione comunale di segno opposto al suo. Alla D’Addario, alla ricerca spasmodica di un traguardo mai raggiunto, Berlusconi dovette sembrare l’ultima speranza. Ma si è trasformato nell’ennesima delusione. Capace, questa volta, di scatenare la vendetta.
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