Mercoledì 17 Agosto 2022 | 12:51

In Puglia e Basilicata

Spuntano le frasi «hard»  del premier a Patrizia

Spuntano le frasi «hard»  del premier a Patrizia
di LUCA NATILE
Si ipotizza il reato di induzione alla prostituzione man mano che gli investigatori mettono insieme i pezzi di un mosaico che ricostruisce quello che viene definito come il «sistema Tarantini»: pubbliche relazioni nel quale l’imprenditore, per guadagnarsi i favori di politici e amministratori, avrebbe arruolato bellissime ragazze, in alcuni casi accompagnatrici professioniste, presentandosi con loro a feste e cene del jet-set politico-imprenditoriale

23 Giugno 2009

di LUCA NATILE

BARI - Si sentivano spesso, anzi spessissimo il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e Giampaolo Tarantini. Sono fonti vicine all’imprenditore barese a rivelarlo, ammettendo implicitamente che alcune di queste conversazioni possono anche essere state intercettate. Ma non tutte, perché dalla inchiesta emerge che alcune delle conversazioni tenute da Tarantini sarebbero sfuggite perché avvenute via Internet. Il premier a quanto si dice, era legato da una stretta e sincera amicizia a Giampaolo, titolare della «Tecno Hospital», che chiamava fino a venti volte al giorno, almeno nei periodi di relax. Gli inviti alle feste arrivavano a Tarantini, si presume, in maniera diretta. Ma le stesse fonti vicine a Tarantini aggiungono che «certamente» il premier non sapeva che quelle bellissime ragazze che lui portava alle cene venivano compensate per accompagnarlo. 

Tra le «amiche» di Tarantini una, Patrizia D’Addario, ha dichiarato di essersi spinta o di essere stata messa nelle condizioni di andare oltre i convenevoli con il premier, una sola notte. La donna ieri pomeriggio è stata ricevuta per la seconda volta dagli inquirenti che, insieme alle sue dichiarazioni, hanno acquisito altre registrazioni e a quanto si dice altre immagini filmate. Documenti che testimonierebbero di altri colloqui con persone vicine all’area politica e all’entourage del premier. Il tenore della conversazione che Patrizia D'Addario sostiene di aver intrattenuto con il presidente, nelle stanze private di palazzo Grazioli e che ha voluto registrare nei momenti preliminari e in quelli successivi, rivelerebbero una intimità difficilmente equivocabile. Quel «vai ad aspettarmi nel letto grande», frase attribuita a Berlusconi e presumibilmente incisa a futura memoria nei due nastri affidati dalla D'Addario al Pubblico ministero Giuseppe Scelsi, da quello che si è saputo, costituisce la frase meno ardita. Conversazioni sulle quali è calata la censura della secretazione decisa dal titolare delle indagini, il quale ha disposto che non ne venga, per il momento, trascritto il contenuto. 

Prima della segretazioni quelle voci sono state ascoltate, privatamente, da persone diverse, in momenti distinti. Indiscrezioni cominciano a trapelare. Le dichiarazioni della D’Addario, insieme a quelle di altre giovani accompagnatrici nelle feste e nelle cene tenute a Palazzo Grazioli di Giampaolo Tarantini, sono state acquisite al fascicolo di inchiesta nel quale si ipotizza il reato di induzione alla prostituzione. Una inchiesta e una ipotesi di reato che sembrano prendere corpo man mano che gli investigatori mettono insieme i pezzi di un mosaico che ricostruisce quello che viene definito come il «sistema Tarantini»: pubbliche relazioni nel quale l’imprenditore, per guadagnarsi i favori di politici e amministratori, avrebbe arruolato bellissime ragazze, in alcuni casi accompagnatrici professioniste, presentandosi con loro a feste e cene del jet-set politico-imprenditoriale. Nella rubrica degli investigatori ci sarebbero i nomi di una trentina di presunte «escort» di Bari, Bologna e Milano. Da questa inchiesta, come si diceva, emerge il particolare delle assidue frequentazioni telefoniche tra Berlusconi e Tarantini. Il presidente del Consiglio considerava il barese suo amico e con lui si distraeva parlando un po’ di tutto. Il re delle protesi non sapeva però che i suoi telefoni erano sotto controllo per un presunto giro di mazzette legato all’attività della sua società barese. Queste conversazioni sono state registrate dalla Guardia di finanza. 

Sul fatto che le ragazze fossero pagate, ma solo per il rimborso delle spese – giura Tarantini – il presidente Berlusconi non sapeva assolutamente nulla. Patrizia D’Addario ha ribadito ieri agli investigatori di aver raccontato pubblicamente la sua storia con il premier perché Berlusconi non ha mantenuto la promessa di sbloccare gli ostacoli legati ad un residence che voleva costruire a Bari. Sul punto la versione di Tarantini è ben diversa e lo vede vittima e non carnefice. Tarantini non è stato ancora sentito dagli investigatori su questo argomento. L'imprenditore era stato però interrogato il 15 giugno scorso dallo stesso Scelsi nell’ambito di un’indagine sulla presunta corruzione in forniture sanitarie, inchiesta dalla quale è nata quella per induzione alla prostituzione. I legali di Tarantini, gli avvocati Nico D’Ascola e Nicola Quar anta, sottolineano che la linea scelta è quella del riserbo. Un altro capitolo - forse il più pesante - dell’inchiesta riguarda infine il «giro» della cocaina, che sarebbe stata consumata nei «festini» baresi con la partecipazione di politici di tutti gli schieramenti.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725