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In Puglia e Basilicata

Valenzano, Vito «u'rizz» ucciso con 4 colpi

Valenzano, Vito «u'rizz» ucciso con 4 colpi
di NICOLA MANGIALARDI
La vittima è Vito Di Benedetto, 34 anni sorvegliato speciale. L'uomo era già sfuggito ad un attentato nel luglio 2007, rimanendo ferito insieme a Giovan Battista Genchi. Di Benedetto è indicato come uomo vicino al clan  Stramaglia, strettamente legato al boss Michelangelo ucciso due  mesi fa. Dei quattro colpi uno l'ha centrato al cuore
• A Valenzano è il quarto omicidio in un anno e mezzo

18 Giugno 2009

di NICOLA MANGIALARDI

VALENZANO - Con un colpo di pistola calibro 7,65 al cuore è stato freddato ieri pomeriggio intorno alle diciotto e quarantacinque, il trentaquattrenne, già noto alle forze dell’ordine Vito Di Benedetto, meglio conosciuto negli ambienti della mala con il soprannome «u’ rizz», per via della sua folta capigliatura crespa e riccia. L’uomo, che al momento dell’agguato indossava una maglietta azzurra, pantaloni bianchi e scarpe da ginnastica, si trovava a bordo del suo ciclomotore elettrico azzurro non targato all’angolo tra corso Aldo Moro e via Ortodosso, in pieno centro, quando, secondo le prime ricostruzioni degli investigatori, gli si è avvicinato un ragazzo a bordo di un vespino di colore bianco che ha esploso, da distanza ravvicinata, quattro colpi all’indirizzo della vittima, freddandolo. L’omicidio è avvenuto davanti all’ingresso del bar «L’angoletto», a poche decine di metri da dove la sera del 13 gennaio dell’anno scorso fu ucciso Michele Buscemi, figlio del noto boss, e nipote di Chelangelo Stramaglia boss dell’omonimo clan legato alla mala del quartiere Japigia di Bari, ucciso a sua volta il 24 aprile scorso. 

È proprio in questi ambienti che i carabinieri stanno lavorando per cercare di risalire all’esecutore materiale di quest’ultimo omicidio compiuto in pieno giorno tra la gente. Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore della Dda (direzione distrettuale antimafia) Lorenz o Ler ario, non escludono nessuna ipotesi, anche se la più accreditata sembrerebbe essere quella che riporterebbe l’omicidio all’interno delle logiche di sostituzione al timone di comando del clan Stramaglia, dopo l’omicidio di Michelangelo. Secondo questa ipotesi Di Benedetto stava scalpitando per succedere al macellaio ucciso proprio a Valenzano, cosa che non era ben vista dai vertici della malavita del quartiere Japigia di Bari che potrebbe aver consigliato alla vittima di stare calmo e di tenersi da parte e, comunque, al di fuori delle logiche di successione. Consiglio che l’«esuberante» trentaquattrenne avrebbe ignorato e forse proprio questo potrebbe averlo portato alla morte. 

Del resto Di Benedetto, proprio per il suo carattere «spumeggiante», la mattina del cinque luglio del 2007, intorno alle dieci, mentre si trovava nella vicina piazza antistante la chiesa matrice, in compagnia del trentatreenne Gianbattista Genchi, anch’egli conosciuto alle forze dell’ordine per qualche precedente di reato contro il patrimonio, fu gambizzato da due uomini che da una moto di grossa cilindrata esplosero sette colpi di pistola dello stesso calibro di quella usata ieri per ucciderlo. Ma dell’omicidio nessuno sembra aver visto nulla. La giovane 35enne neo-proprietaria del bar davanti al quale si è consumato l’assassinio è stata interrogata nel tentativo di ricostruire gli ultimi istanti di vita del Di Benedetto e per cercare di ricavare qualche particolare utile alle indagini. Dopo i rilievi scientifici e balistici effettuati dal Sis dei carabinieri di Bari, la salma è stata trasportata al policlinico a disposizione della magistratura, che nelle prossime ore disporrà l’autopsia.
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