Mercoledì 23 Gennaio 2019 | 07:12

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La lettera-appello

Crisi Gazzetta, giornalisti a Mattarella: a rischio 130 anni di storia FNSI: «Incapacità di gestione»

A 3 mesi dal sequestro delle quote da parte del tribunale di Catania, preoccupano le sorti della testata governata da due commissari giudiziari. Intanto, niente stipendio e tredicesima

I giornalisti della Gazzetta scrivono a Mattarella: tuteli l'informazione e 130 anni di storia

L'assemblea dei giornalisti de La Gazzetta del Mezzogiorno ha affidato al Comitato di redazione una lettera da inviare al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per lanciare un un grido d’allarme sulla situazione del giornale («Finora senza stipendio e tredicesima»), dopo il provvedimento di sequestro-confisca di tre mesi fa cui sono stati sottoposti i beni dell’editore Ciancio Sanfilippo. Sulla situazione in cui si trova la storica testata è intervenuto ieri anche il Governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano che ha "richiamato" l'attenzione dei due commissari giudiziari. Di seguito il testo del documento dei giornalisti.

Illustre Presidente Mattarella, 

sarebbe troppo facile iniziare questa lettera dicendo che i giornalisti della Gazzetta del Mezzogiorno trascorreranno le Feste natalizie senza stipendio né tredicesima. Sorte condivisa con tutti gli altri lavoratori del nostro quotidiano. Porremmo l'accento su un effetto grave, ma ne trascureremmo la causa. Perché dal 24 settembre scorso La Gazzetta del Mezzogiorno, quotidiano che ha appena celebrato i suoi 130 anni, rientra nel provvedimento di sequestro-confisca al quale sono stati sottoposti i beni dell'editore e imprenditore catanese Mario Ciancio Sanfilippo, sotto inchiesta per presunto concorso esterno in associazione mafiosa. Un'accusa dalla quale gli auguriamo di potersi difendere in tutte le sedi, ma le cui conseguenze ricadono, drammaticamente, sul prestigio di una testata che, come Lei sa, è da sempre una delle voci più autorevoli dell'informazione al Sud e segue e tutela le comunità di Puglia e Basilicata. 

Perché, caro Presidente, il provvedimento di confisca non colpisce tanto e solo un'azienda editoriale - sorte oltretutto condivisa dai colleghi del quotidiano La Sicilia. A essere penalizzata è anche l'informazione, quella stessa che Ella ha più volte indicato - specie in questi ultimi tempi - come un bene prezioso e imprescindibile di ogni democrazia e che, in Italia, ha la sua più alta tutela nell'art. 21 della Costituzione. 

Qui non s'intende certo sostenere che un'azienda editoriale affidata da un Tribunale alla cura di un amministratore giudiziario non possa editare un giornale libero da condizionamenti o che i suoi giornalisti subiscano censure o pressioni.

Il problema riguarda le difficoltà che dal provvedimento di confisca derivano e  che stanno aggravando  una situazione già resa difficile dalla crisi dell'editoria. La Gazzetta del Mezzogiorno è così costretta a fare i conti con un nuovo proprietario - sia pure provvisorio - che si chiama Stato e che le impone di stare sul mercato senza potersi avvalere degli strumenti creditizi normalmente adoperati dalle imprese; un proprietario provvisorio che nel rispetto delle leggi la amministra, ma senza poter mettere mano al portafogli. E che di conseguenza, stando a quanto comunicatoci dagli amministratori giudiziari, impone interventi drastici sui lavoratori, già gravati da anni dal ricorso ad ammortizzatori sociali quali contratti di solidarietà, cassa integrazione, preprensionamenti. La  prima ricaduta non è solo e tanto sui lavoratori e sulle loro famiglie, ma sulla stessa possibilità di continuare a garantire un'informazione puntuale, precisa, corretta ed efficace.

È questo il grido di allarme dei giornalisti della Gazzetta del Mezzogiorno, da sempre abituati a lavorare con la schiena dritta e alle prese con una situazione che mai, prima d'ora, aveva riguardato un quotidiano: si tratta di fatto della prima confisca di un'azienda editrice di un quotidiano, realtà a sé stante in tutto il mondo imprenditoriale e quindi difficilmente paragonabile a qualunque altra impresa, anche per la già citata tutela costituzionale di cui si giova l'informazione.

I giornalisti della Gazzetta del Mezzogiorno nutrono fiducia nell'opera della Magistratura. Ritengono tuttavia che i tempi della Giustizia possano essere diversi, molto più lunghi, da quelli necessari ad uscire dallo stato di impasse nel quale il quotidiano si trova in questi giorni. E chiedono solo di poter continuare a svolgere il proprio lavoro nel migliore dei modi, possibilmente con la garanzia di una prospettiva che consenta di aggiungere ancora molti altri anni a quei centotrenta fin qui raggiunti. E che non cancelli un patrimonio delle comunità di Puglia, Basilicata e di tutto il  Sud.  

Il Comitato di Redazione a nome dei giornalisti della Gazzetta del Mezzogiorno

FNSI: «INCAPACITA' DI GESTIONE»  - Piena solidarietà ai giornalisti della Gazzetta del Mezzogiorno per la perentoria interruzione del pagamento degli stipendi decisa dall'amministrazione giudiziaria è arrivata da FNSI e Assostampa Puglia e Basilicata: «Il sequestro delle quote in Edisud Spa dell'editore Mario Ciancio Sanfilippo, deciso tre mesi orsono dal Tribunale di Catania, aggrava irrimediabilmente la già difficile situazione finanziaria dell'azienda che tradisce il totale fallimento gestionale ed editoriale condotto in questi anni dal management.

Prospettare nuovi e pesanti sacrifici ai giornalisti della Gazzetta dopo che, negli ultimi sei anni, sono stati accompagnati al prepensionamento ben 36 colleghi e i lavoratori in attività sono stati sottoposti a pesanti tagli sulle retribuzioni, in assenza di una qualsiasi prospettiva di rilancio del giornale e di riorganizzazione dei settori aziendali, è il segno della incapacità di accompagnare il giornale – in questa difficilissima fase – verso una prospettiva futura, visto anche che questo incarico è stato affidato allo stesso manager che ha guidato l'azienda negli ultimi anni.

Gli interventi preannunciati sulle giornate lavorative dei giornalisti, la dismissione di due redazioni con l'avvio del telelavoro, l'inevitabile taglio della foliazione rischiano di mettere a repentaglio la qualità del prodotto giornalistico, che vanta un marchio e una tradizione di radicamento in Puglia e Basilicata da tutelare e preservare.

L'assenza, inoltre, di qualsiasi intervento di riqualificazione e riorganizzazione dei settori aziendali, prospettando la semplice soluzione di tagli lineari sul costo del lavoro giornalistico senza indicare alcuna prospettiva, rischia – a giudizio del sindacato – di pregiudicare definitivamente il futuro della Gazzetta e di condannarla all'inevitabile, seppur procrastinato, fallimento.

I giornalisti della Gazzetta sono da sempre disponibili ad un confronto sulla qualità del giornale e pronti ad accettare nuovi sacrifici, a patto che venga loro indicata una prospettiva editoriale, un piano di rilancio che – a fronte degli ennesimi tagli – non renda vano lo sforzo quotidiano di garantire ai lettori un prodotto di qualità. Obiettivi, questi, che in questi anni sono rimasti solo sulle carte consegnate al Ministero per ottenere i sostegni pubblici agli stati di crisi affrontati, risultati vani ai fini di un risanamento.

La FNSI e le Associazioni di Stampa sollecitano, pertanto, gli amministratori giudiziari a convocare quanto prima il Cdr per un confronto costruttivo su come tutelare questo presidio dell'informazione in Puglia e Basilicata, ripristinando nell'immediato gli obblighi previsti dal contratto e dalle legge sulle retribuzioni».

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