Martedì 09 Agosto 2022 | 21:31

In Puglia e Basilicata

Una barese morì per l'amianto Fibronit condannato ex-manager

Una barese morì per l'amianto Fibronit condannato ex-manager
di CARLO STRAGAPEDE 
Il giudice monocratico del Tribunale Maria Mitola ha condannato a otto mesi di reclusione l'ex numero uno della Fibronit, il piemontese Dino Stringa, per la morte di Giulia Greco Pellerano, residente nell'area a ridosso dello stabilimento. Giulia Greco morì nel 2001, a sessant’anni di età, per mesotelioma pleurico. La Greco non lavorava nello stabilimento barese, abitava nelle vicinanze della fabbrica (chiusa nel 1986). La prima inchiesta, riguardante la morte di 12 fra operai ed ex operai, a metà degli anni Novanta, approdò alla condanna, sempre del manager Stringa, per omicidio colposo plurimo. Il verdetto è diventato definitivo, in Cassazione, a maggio scorso. Stringa ora è ultraottantenne

17 Giugno 2009

BARI - Verdetto senza precedenti in materia di inquinamento da amianto. Il giudice monocratico del Tribunale Maria Mitola ha condannato l’ex numero uno della Fibronit per la morte di una persona che non lavorava nello stabilimento di via Caldarola, al quartiere Japigia. Ma che abitava nelle vicinanze della fabbrica che chiuse definitivamente i battenti nel 1986. E così il rappresentante legale dell’azienda produttrice di cemento-amianto, il piemontese Dino Stringa, oggi ultraottantenne, è stato condannato a otto mesi di reclusione per la morte della signora Giulia Greco Pellerano, residente nell’area a ridosso dello stabilimento. Giulia Greco morì nel 2001, a sessant’anni di età, per mesotelioma pleurico. Abitava lì da molti anni. 

Il verdetto, emesso nel primo pomeriggio di ieri, è il primo in assoluto, in Italia, a confermare la responsabilità penale per la morte di una persona che non era a contatto con la fibra di amianto per ragioni professionali, ma semplicemente perché inconsapevolmente ne respirava le esalazioni in quanto residente nel quart iere. Stringa, con la sentenza del giudice Mitola, viene riconosciuto responsabile, sempre per colpa, anche della morte dell’operaio Francesco Maggio, avvenuta per asbestosi il 23 settembre 2006, e della malattia (mesotelioma) diagnosticata a un altro operaio, tuttora vivente. 

A Maggio, assunto nel 1962, a 23 anni, l’asbestosi fu diagnosticata nel 1973. Nel 1980 fu dichiarato inabile al lavoro e fu collocato a riposo. Ma la malattia, secondo quanto ha stabilito il giudice, andò avanti inesorabilmente. Fino al decesso. Il giudice Mitola ha riconosciuto il diritto dei familiari delle due persone decedute e dell’operaio ammalato a ottenere il risarcimento del danno, che sarà liquidato dal giudice civile se e quando il verdetto di condanna diventerà definitivo. 

Intanto, ai familiari della signora Greco e dell’operaio Maggio, costituiti parti civili rispettivamente con l’assistenza degli avvocati Massimo Leccese e Marcello Stracuzzi, è stata riconosciuta una provvisionale di 20mila euro ciascuno. L’operaio ammalato è invece assistito dagli avvocati Palumbo e Albanese. 

La Procura della Repubblica incominciò a interessarsi del caso Fibronit e delle tragedie causate dall’amianto a metà degli anni Novanta. La prima inchiesta, riguardante la morte di 12 fra operai ed ex operai, fu avviata dal pubblico ministero Ciro Angelillis. Quella indagine approdò alla condanna, sempre del manager Stringa, per omicidio colposo plurimo. Il verdetto è diventato definitivo, in Cassazione, a maggio scorso. A quel procedimento-madre se ne sono aggiunti altri, fino a quello concluso ieri. Stringa è difeso dall’avvocato Nino Castellaneta.
CARLO STRAGAPEDE
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 

BLOG

- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725