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Morto operaio Molfetta nei guai padre e zio

Morto operaio Molfetta nei guai padre e zio
di LUCREZIA D’AMBROSIO 
Il magistrato titolare dell'inchiesta aperta in seguito all'incidente che ha causato la morte del 24enne molfettese Vito Donato Pansini, Giuseppe Maralfa, deciderà se procedere solo per il reato di lesioni colpose, a carico di persone da identificare, o se, in conseguenza del decesso del giovane, procederà anche per omicidio colposo. Se così fosse il papà e lo zio del giovane - i titolari del cantiere navale di Molfetta all'interno del quale, il 4 giugno scorso, si è verificata l'esplosione - rischierebbero l'iscrizione sul registro degli indagati. Una tragedia nella tragedia. Probabilmente il pm disporrà l'autopsia

16 Giugno 2009

MOLFETTA - La salma di Vito Donato Pansini, il ventiquattrenne, che il 4 giugno scorso, rimase ustionato mentre lavorava nel cantiere di famiglia, farà rientro a Molfetta nelle prossime ore. Al momento non è chiaro se il magistrato titolare dell’inchiesta aperta in seguito all’incidente, il sostituto procuratore della Repubblica, Giuseppe Maralfa, restituirà subito il corpo alla famiglia per consentire le esequie. E’ probabile, ma la cosa sarà chiara entro la fine della mattinata, che il sostituto, lo stesso che ha condotto l’inchiesta per le morti bianche della Truck Center, possa disporre l’esame autoptico sul corpo del giovane. 

In ogni caso la morte di Vito Donato Pansini, l’ennesima tragedia del lavoro che colpisce Molfetta, complica la vicenda. Bisognerà capire ora se il magistrato deciderà di procedere solo per il reato di lesioni colpose, a carico di persone da identificare, o se, in conseguenza del decesso del giovane, possa decidere di procedere anche per omicidio colposo. Se così fosse il papà e lo zio del giovane, i titolari del cantiere all’interno del quale si è verificato l’incidente, rischierebbero l’iscrizione sul registro degli indagati. Una tragedia nella tragedia. Vito Donato Pansini è morto nell’ospedale Cardarelli di Napoli, nella tarda mattinata di domenica scorsa. Era lì, dopo una breve degenza nell’ospedale di Lecce, dal 5 giugno scorso. Le condizioni del giovane erano apparse, da subito, disperate. Il ventiquattrenne presentava ustioni sul novanta per cento del corpo. 

Secondo quanto riferito dai carabinieri, nell’immediatezza dell’incidente, sarebbe stato proprio il giovane a causare l’esplosione del vano ghiacciaia all’interno di un peschereccio in costruzione. Il giovane, nonostante nel vano ghiacciaia fossero state da poco utilizzate sostanze altamente infiammabili per la coibentazione, avrebbe utilizzato un flessibile. Il locale non era ventilato. 

Il giovane non aveva con sé nessun tipo di protezione. Alle 3 del 4 giugno scorso, si è calato nel locale ghiacciaia. Ha cominciato a lavorare e le scintille hanno trasformato quel vano in un ordigno. I vigili del fuoco del Distaccamento di Molfetta, intervenuti subito, furono costretti ad operare per oltre un’ora per repertare ciò che poteva servire per ricostruire la dinamica dell’incidente. 

Nello stesso incidente è rimasto ferito anche Cosimo La Forgia, 39 anni, proprietario del peschereccio, che, al momento dell’esplosione, si trovava all’esterno del peschereccio, a poppavia, ad alcuni metri di distanza e che pure fu travolto da fiamme e rottami. Le condizioni di La Forgia, subito ricoverato nell’ospedale di Molfetta, non hanno mai destato preoccupazione. L’uomo, tra poco più di due settimane, potrà tornare alla sua normale attività. 

«E' insopportabile dovere commentare fatti di questa portata - ha detto il sindaco Antonio Azzollini, che conosceva il giovane deceduto - mi auguro che fatti di questo genere non si ripetano più né a Molfetta né altrove. Rinnovo l’appello a mettere in atto tutte le procedure per garantire la sicurezza sui posti di lavoro ».
LUCREZIA D’AMBROSIO
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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