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In Puglia e Basilicata

Letteratura, negli ultimi 40 anni, in Puglia sono fiorite le "penne"

Letteratura, negli ultimi 40 anni, in Puglia sono fiorite le "penne"
di RAFFAELE NIGRO 
Il volume Letteratura del Novecento in Puglia 1970-2008, curato da Ettore Catalano, ma con contributi di numerosi docenti delle università di Lecce, Foggia e Bari, testimonia come la Puglia sia diventata una regione dove non è più fiorente solo la cultura materiale ma anche quella letteraria. La numerosità delle presenze non disperde la metafora coniata da Tommaso Fiore, ovvero che la Puglia resta «terra di formiche»; infatti, il panorama è proprio quello di un formicaio che brulica di idee progetti nomi libri editori testate
• Quando Croce suggeriva a Laterza di pubblicare «roba grave»

15 Giugno 2009

di RAFFAELE NIGRO
Abbiamo vissuto, ma abbiamo vissuto così intensamente questi ultimi quarant’anni che non ci siamo accorti di aver piantato una foresta di alberi più grande dell’Amazzonia. È questa la prima impressione che ti comunica il volume poderoso curato da Ettore Catalano, ma con contributi di numerosi docenti delle università di Lecce, Foggia e Bari. Il libro è Letteratura del Novecento in Puglia 1970-2008 (Progedit, pp.548, euro 40). Dunque la letteratura degli ultimi quarant’anni in una regione vocata o costretta a rifugiarsi per lo più nella saggistica, secondo i dettami editoriali che Croce suggerì a Laterza. Ovvero spinta alla «fuga». La Puglia contadina e la Bari mercantile, se si escludono i casi Vittorio Bodini, Tommaso e Vittore Fiore, Maria Marcone, Giorgio e Nicola Saponaro e Nino Casiglio, avevano fatto perno su poeti e scrittori per lo più in fuga e su alcuni altri fuggiti e poi rientrati per costruire qualcosa, come era accaduto a Girolamo Comi e al gruppo dell’«Albero», con Maria Corti, Vittorio Pagano, Rina Durante. Ma tanti altri, ripeto, erano emigrati altrove, avevano narrato le difficoltà della provincia che passava dall’aratro alla scrivania, uomini come Nino Palumbo, Raffaele Carrieri, Marino Piazzolla, Biagia Marniti, Giuseppe Cassieri, Aldo De Jaco, Carmelo Bene. Dunque si faceva fatica a parlare di una tradizione letteraria radicata, di una Puglia presente nella storia letteraria nazionale. 

Che dice invece questa cronaca della letteratura degli ultimi quarant’anni? La letteratura al tempo della borghesia e della modernità? Dice intanto che la numerosità delle presenze non disperde la metafora coniata da Tommaso Fiore, ovvero che la Puglia resta «terra di formiche» e che il panorama è proprio quello di un formicaio che brulica di idee progetti nomi libri editori testate. La Puglia è diventata una regione dove non è più fiorente solo la cultura materiale ma anche quella letteraria e, se ci fosse a testimoniarla una storia della pittura del Novecento, forse anche pittorica. Dice, per esempio, che la scolarizzazione di massa e la nascita delle università, una università che in Puglia non ha più di ottant’anni, è stata fondamentale per lo sviluppo intellettuale, critico, creativo e per il radicamento di un gusto. Se un tempo noi eravamo disposti a vedere contrapposte la strada e l’università, mondo militante e accademia, oggi non lo siamo più anzi siamo stati guadagnati a una opposta concezione. E questo libro curato da Catalano sancisce proprio il collegamento tra creatività e critica, tra invenzione e storicizzazione, tra le varie forme della produzione intellettuale. 

Ci sono state in Puglia almeno due scuole importanti, che col tempo hanno dato frutti e sono quella di Sansone e dei «sansoniani», con Dell’Aquila, Tateo, Masiello, Bronzini, Leone De Castris, e quella dei leccesi, che hanno contato per qualche tempo su Sanguineti, Macrì, Vallone e lungamente su Mario Marti e Donato Valli. Da questi tronchi sono nati gli attuali critici che a vario titolo hanno insegnato formato costruito diffuso e che in parte si trovano tra gli estensori di questo straordinario volume. In Puglia dove non abbiamo mai pensato a scuole di scrittura creativa questi docenti hanno funto in maniera diretta da stimolatori del pensiero critico e indirettamente della creatività. 

penna scrivere scritturaAltro movente è stato lo sviluppo economico, che ha permesso, nel passaggio dalla Puglia contadina dei Fiore e Gallinari a quella industriale di Di Ciaula e Dezio, a moltissimi di frequentare le università regionali e a molti di iscriversi fuori regione e di frequentare altrove gruppi, editori, riviste. Si vedano i casi di Nico Lagioia, Maria Teresa Di Lascia, Cosimo Argentina e Mario Desiati. 

Un quarto elemento è stata la diffusione di quotidiani e di emittenti commerciali che ha arricchito il connubio già preesistente tra giornalismo e scrittura creativa. Si vedano casi come Beppe Lopez e Tonino Rossano. Né va sottaciuto il grande influsso del cinema, che ha permesso alla Puglia di diventare uno dei set naturali più alla moda, ma ha dato anche attori, critici e produttori di notevole interesse, da Rubini a Placido, dalla Fandango di Procacci a Iarussi e Attolini. Perché lo sviluppo di un settore non è mai singolo e isolato, ma va connesso a fenomeni collaterali. 

La fioritura del genere giallistico e noir ha permesso alla magistratura di produrre narratori, come è avvenuto per Gianrico Carofiglio, Giancarlo De Cataldo, Lidia De Jure, Leonardo Rinella. E non ultimo il balzo in avanti compiuto dalle donne, che si sono presentate in numero consistente e agguerrito sia in narrativa che in poesia e hanno avuto in Anna Santoliquido un fulcro di riflessione e di aggregazione. 

Ecco, lo scarto tra le forme d’arte sta proprio in questo. La narrativa ha prodotto autori che si sono presentati ai banchi editoriali senza una militanza letteraria tradizionale, a differenza dei poeti che per lo più hanno operato per gruppi, collaborato a riviste, come è stato il caso dei garganici, dei salentini, dei baresi. Penso a «Incroci» con Lino Angiuli, il poeta che si è meglio aggettato nel panorama nazionale, alla «Vallisa» di Daniele Giancane, poeta stimato e infaticabile operatore culturale, a Motta, Siani, D’Amaro, Coco di quella fucina straordinaria che è San Marco in Lamis, ad Antonio Verri e Maurizio Nocera e ai loro amici leccesi, ad Angelo Lippo che ha funto per decenni da catalizzatore di forze creative. Il grande passaggio che registro in Puglia è dalla poesia di Serricchio, Di Ciaula e Goffredo alla narrativa di Romano, Paoloni, Caiulo, Capraro, Tedeschi e di narratrici, dalla Lomunno alla giovane Pulsatilla. Ma di questo e altro ragionano le pagine di un volume che ha il merito di far intendere che è in atto lo sviluppo di una tradizione e che siamo all’alba, proprio in quella parte di Sud che non aveva asilo nelle storie letterarie nazionali, di una rivoluzione creativa.
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