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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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Petrolandia lucana

Basilicata si continua a pagare di più il carburante nonostante il petrolio

L’idea di una zona franca energetica poteva risolvere il caso

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I francesi pagano di meno la benzina degli italiani. E il resto d’Italia la paga meno dei lucani. Alla fine sono i gilet gialli d’Oltralpe a protestare mentre in Basilicata continua il paradosso di una regione ricca di petrolio (detiene l’8 per cento del fabbisogno italiano di greggio e l’80 per cento della produzione proviene da qui) in cui il carburante costa più che altrove (si veda la tabella in basso con i prezzi riepilogativi in tutte le regioni).

A nulla sono valse, finora, le prese di posizione, le polemiche e gli appelli. Come quelli di Cosimo Latronico di «Noi con l’Italia» e del consigliere regionale di Fratelli d’Italia Gianni Rosa che hanno invitato le compagnie petrolifere, titolari delle concessioni in Basilicata (Eni e Total), a praticare prezzi più bassi. Fratelli d’Italia, in particolare, aveva promesso lo scorso maggio di attivare i propri parlamentari per ridurre la tassazione (le accise) a favore dei lucani, ricordando come una loro proposta di legge ad hoc giacesse nelle stanze del parlamentino lucano dal 2014, senza essere mai stata presa in considerazione dal Consiglio regionale. Di qui l’idea di passare al livello successivo e di presentarla in Parlamento. Ma le tracce di quella proposta si sono perse. «Ci prendiamo l’inquinamento e per giunta ci fanno pagare di più» incalzano i cittadini che continuano a chiedere l’intervento della Regione per convocare un tavolo con i produttori e i distributori e cercare di calmierare i prezzi.

Avremmo potuto risolvere la questione se solo la proposta di una zona franca energetica, teorizzata dall’ex assessore regionale Aldo Berlinguer, fosse approdata a qualcosa di concreto. Niente da fare. Nel frattempo il prezzo del carburante fluttua. Più alti che bassi in Basilicata. Ricordiamo che il costo di benzina & C. si forma dalla somma tra prezzo industriale e una componente fiscale su cui pesano l’accisa e l’Iva. L’accisa, al centro della protesta in Francia, è un’imposta fissa che grava sulla quantità dei beni prodotti al netto delle addizionali regionali. Create per essere degli adeguamenti temporanei, le accise non sono state mai abolite e, dal ‘99, un decreto legislativo permette alle Regioni di imporre una accisa autonoma sulla benzina. Nell’elenco delle accise vigenti e che incidono sul prezzo del carburante, ne troviamo alcune addirittura risalenti alla guerra d’Etiopia del 1935-36, al finanziamento della crisi di Suez del 1956, alla ricostruzione dopo il disastro del Vajont del 1963, per l’alluvione di Firenze del 1966, per i terremoti del Belice (1968), Friuli (1976), Irpinia e Basilicata (1980), fino ad arrivare alla necessità di far fronte ai terremoti dell’Emilia del 2012. A tutto questo si somma anche la cosiddetta imposta di fabbricazione sui carburanti. Un’altra componente che incide sul prezzo dei carburanti è l’Iva: un’imposta pari al 22% che colpisce il valore dei prodotti soggetti ad accisa e che grava sulla stessa. A tutto ciò aggiungiamo il costo della materia prima, sottoposta alla quotazione Platts sul mercato internazionale.

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