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Molotov contro i negozi: condannata a Foggia

Molotov contro i negozi: condannata a Foggia
Condannata a 3 anni e 4 mesi per mafia e tentata estorsione la pentita Gerardina Caruso di 35 anni, che ha confessato d’aver lanciato bottiglie molotov contro due negozi perchè i titolari pagassero il pizzo; rinviati a giudizio i fratelli Ciro e Giuseppe Francavilla di 35 e 31 anni, chiamati in causa dalla collaboratrice di Giustizia quali presunti mandanti di due tentativi di estorsione. La Caruso, beneventana che per anni ha vissuto a Foggia, decise di collaborare con la Giustizia nell’estate del 2005 in quanto temeva per la propria vita. Era la convivente di Silvano Bruno, il foggiano di 43 anni ammazzato a pistolettate al quartiere Cep la sera del 13 ottobre 2003

14 Giugno 2009

FOGGIA - Condannata a 3 anni e 4 mesi per mafia e tentata estorsione la pentita Gerardina Caruso di 35 anni, che ha confessato d’aver lanciato bottiglie molotov contro due negozi perchè i titolari pagassero il pizzo; rinviati a giudizio i fratelli Ciro e Giuseppe Francavilla di 35 e 31 anni, chiamati in causa dalla collaboratrice di Giustizia quali presunti mandanti di due tentativi di estorsione: sono a piede libero per questa vicenda, ma detenuti dal maggio 2003 per altre vicende processuali. 

La sentenza-ordinanza nei confronti dei tre imputati è stata emessa dal gup di Bari, Teresa De Nittis. La Caruso ha scelto il rito abbreviato, il che ha comportato lo sconto di un terzo della pena: il pm della Direzione distrettuale antimafia Francesco Cavone ne aveva chiesto la condanna a 3 anni e 6 mesi; il difensore, l’avv. Maria Pia Vigilante, il minimo della pena. Il gup ha accolto anche la richiesta del pm di rinviare a giudizio i due fratelli Francavilla, che saranno processati dai giudici della prima sezione penale del Tribunale di Foggia il prossimo due ottobre. L’avv. Leonardo De Matthaeis chiedeva il proscioglimento dei Francavilla, sostenendo la mancanza di riscontri alle dichiarazioni della collaboratrice di Giustizia, cui si aggiunge il fatto che le presunte vittime del racket hanno escluso d’aver ricevuto richieste di pagamento del pizzo. 

I fatti contestati a tre imputati risalgono al periodo tra il giugno 2002 e il maggio 2003, quando in città imperversava la guerra tra il clan Sinesi-Francavilla e il gruppo rivale Trisciuoglio-Pellegrino che in 15 mesi contò 14 omicidi e 4 agguati falliti. In ballo c’era la leadership nei traffici illeciti, a cominciare proprio dal controllo del ricco affare delle estorsioni. Fu il blitz «Araba fenice» di Dda, carabinieri e squadra mobile, scattato il 23 maggio del 2003 con l’emissione di 21 provvedimenti di cattura, a infliggere un durissimo colpo al clan Sinesi-Francavilla. Tra le persone finite in carcere in quell’occasione - e tutt’ora detenute - c’erano anche i fratelli Ciro e Giuseppe Francavilla, gli attuali imputati di tentata estorsione, ritenuti al vertice del gruppo mal avitoso. 

Ciro Francavilla nel processo «Araba fenice» è stato condannato in via definitiva a 8 anni e 6 mesi di reclusione per associazione mafiosa, 2 estorsioni, droga e favoreggiamento per un duplice tentato omicidio: tra qualche mese potrebbe essere scarcerato grazie alla liberazione anticipata per buona condotta. Il fratello minore Giuseppe Francavilla nel processo «Araba fenice» è stato invece condannato a 10 anni e 8 mesi di carcere per 8 estorsioni (con assoluzione da altri 17 episodi estorsivi, era ritenuto il telefonista del racket), droga e duplice tentato omicidio: è stato invece assolto dall’accusa di mafia perchè già giudicato e assolto da questo reato in un altro blitz antimafia. 

Gerardina Caruso, beneventana che per anni ha vissuto a Foggia, decise di collaborare con la Giustizia nell’estate del 2005 in quanto temeva per la propria vita. Era la convivente di Silvano Bruno, il foggiano di 43 anni ammazzato a pistolettate al quartiere Cep la sera del 13 ottobre 2003: agguato collegato alla guerra tra il clan Sinesi- Francavilla, al quale era vicina la vittima, e il gruppo rivale. Quando la Caruso si è pentita ha parlato della guerra di mafia esplosa in città nel 2002/2003; del suo coinvolgimento marginale in un agguato per il quale è stata pure condannata a 12 anni; ed ha parlato anche di alcune estorsioni, tra cui quelle oggetto dell’attuale processo. La pentita ha raccontato che lei e il convivente Silvano Bruno lanciarono bottiglie incendiarie contro un negozio di abbigliamento sportivo prima, e contro un locale da parrucchiere. 

A dire della Caruso, l’ordine di «avvertire» i due commercianti arrivò dai fratelli Ciro e Giuseppe Francavilla che pretendevano il pagamento del pizzo. I due imputati si dichiarano innocenti.
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