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Omicidio Mez, la Knox accusa la Polizia: dichiarazioni estorte

Omicidio Mez, la Knox accusa la Polizia: dichiarazioni estorte
All'udienza del processo per l'omicido di Meredith Kercher (in cui è imputata col pugliese Raffaele Sollecito) l'americana Amanda Knox si è difesa, ha negato di essere stata nella casa di via della Pergola quando Merdith Kercher venne uccisa. Per farlo ha attaccato, accusando la polizia e il pm Giuliano Mignini di avere "suggerito la via". Ha sostenuto di essere stata picchiata (mimando poi due colpi con la mano alla testa). Il sindacato di Polizia: risponderà di queste accuse

13 Giugno 2009

PERUGIA - Amanda Knox si è difesa, ha negato di essere stata nella casa di via della Pergola quando Merdith Kercher venne uccisa. Per farlo ha attaccato, accusando la polizia e il pm Giuliano Mignini di avere “suggerito la via”. Ha sostenuto di essere stata picchiata (mimando poi due colpi con la mano alla testa). “Venni chiamata, per ore, ore e ore, stupida bugiarda” ha detto oggi nell’interrogatorio davanti alla Corte d’assise di Perugia che processa lei e Raffaele Sollecito per l’omicidio della studentessa inglese. L'americana ha parlato con decisione ma con voce pacata, a lungo in italiano nella prima udienza che i mass media hanno potuto riprendere in video e audio. Alternando sorrisi, sospiri e qualche momento di commozione. Ha cominciato a parlare alle 11.30 rispondendo alle domande dell’avvocato Carlo Pacelli legale di parte civile per Patrick Lumumba, il musicista, anche lui in aula, coinvolto nelle indagini da Amanda con le sue dichiarazioni e poi prosciolto (per questo l’americana deve rispondere di calunnia nei suoi confronti). 

“Patrick mi piaceva molto” ha detto la ventunenne di Seattle che ha quindi subito affrontato le questioni legate all’interrogatorio davanti alla polizia nel quale accusò il musicista del delitto. “Mi hanno chiesto di vedere il telefono – ha detto -, trovando un messaggio inviato a Patrick (in risposta alla sua richiesta di non andare al lavoro la sera del primo novembre del 2007 – ndr). Mi hanno chiamato stupida bugiarda e detto che proteggevo qualcuno. Avevo tanta paura e non capivo perchè ero lì. L'interprete mi disse che potevo non ricordare la verità in quel momento perchè traumatizzata. Ero certa di essere stata a casa di Raffaele (la notte dell’omicidio – ndr) ma loro insistevano”. La Knox ha sostenuto di essere stata “sotto pressione” e di avere “cercato di immaginare”. “Dichiarazioni prese contro la mia volontà” ha aggiunto, parlando di suggerimenti da parte della polizia e del pm Mignini (“Voleva dire che ha seguito un ragionamento fatto da altri” ha spiegato poi uno dei suoi difensori, l’avvocato Luciano Ghirga). “Loro suggerivano la via – ha affermato – e la prima cosa che ho detto è stata, vabbè Patrick..”. 

Amanda ha affermato di avere invece scritto e consegnato “liberamente” alla polizia un memoriale prima di essere condotta in carcere “perchè non sapevo quale fosse la mia fantasia e quale la realtà” e ha realizzato poi che Lumuba era estraneo al delitto sentendosi quindi in colpa. Nessuno dei testimoni sentiti finora ha comunque parlato di pressioni o maltrattamenti in questura. Nel suo interrogatorio di quasi sei ore la Knox ha inserito anche diversi dettagli della sua vita. Come quando ha rivelato di avere “fumato uno spinello e fatto l’amore” con Sollecito la sera del primo novembre. “Poi ci siamo addormentati – ha aggiunto – e quando ci siamo svegliati Raffaele era lì”. Ha quindi ricostruito il ritorno nella casa di via della Pergola la mattina del 2 novembre quando venne trovato il corpo di Mez. I sospetti via via crescenti per la porta aperta (mentre quella della camera di Mez era chiusa), le tracce di sangue e le feci nel bagno delle due coinquiline italiane che “era erano molto pulite”. 

“Chiamai Meredith ma non rispose” ha spiegato la Knox. Poi la porta abbattuta dalle coinquiline e “Filomena che urlava: un piede, un piede”. “La polizia fece uscire tutti – ha proseguito – e lì fuori sentii dire che il cadavere era nell’armadio con un piede che spuntava fuori. Quando il personale del 118 ha detto che era stata sgozzata, ho pianto”. Di Mez, la Knox ha detto di essersi sentita in confidenza e di avere preso “consigli da lei”,mentre di Raffaele ha spiegato che “era molto speciale, per lui sentivo bu...”. Domani Amanda torna in aula per rispondere ai pm e ai legali della famiglia di Mez.
IL SAP: AMANDA RISPONDERA' PER LE SUE ACCUSE A POLIZIA
«Continua, da parte degli imputati al processo perugino per l’omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher, una strategia difensiva che punta principalmente a denigrare e a calunniare, senza dimenticare le minacce emerse in passato dalle intercettazioni, le donne e gli uomini della Polizia di Stato che hanno lavorato alle indagini. Non possiamo accettare che, senza prove, finiscano sul banco degli imputati gli inquirenti». Lo afferma Massimo Montebove, portavoce nazionale del sindacato di Polizia Sap, che aggiunge: «il processo dovrà stabilire la colpevolezza e l'innocenza degli imputati e su questo non ci permettiamo di dire niente, ma l’operato della magistratura e delle forze dell’ordine non può costantemente essere messo in discussione». 

In un Paese «civile e democratico», continua il leader del Sap, «chi accusa qualcun altro dev'essere in grado di provarlo. Altrimenti, esiste il reato di calunnia e ci auguriamo che le dichiarazioni degli imputati, e della signorina Amanda Knox in particolare, non restino impunite. Come sindacato – conclude Montebove, oggi presente a Perugia – continueremo a seguire con attenzione questa vicenda e a valutare tutte le azioni possibili a tutela del personale di Polizia».
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