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In Puglia e Basilicata

Soldi sui funerali: 5 medici condannati

Soldi sui funerali: 5 medici condannati
di ANTONELLO NORSCIA 
TRANI - Anche 5 medici tra i condannati all'udienza preliminare relativa all'inchiesta «Caro Estinto» che svelò un malaffare economico celato nei funerali di numerosi ammalati deceduti all'ospedale di Molfetta o dimessi perché terminali: personale paramedico monitorava l'agonia dei malati e avvisava le pompefunebri; dottori compiacenti, o perlomeno pigri, redigevano certificati di morte senza constatare personalmente i decessi, basandosi sulle indicazioni fornite dai rappresentanti delle pompe funebri.

12 Giugno 2009

TRANI - Otto condanne (tra cui cinque medici) ed un’assoluzione col rito abbreviato. E ancora: 3 patteggiamenti e 8 rinvii a giudizio. Questo l’esito dell’udienza preliminare relativa all’inchiesta «Caro Estinto» che svelò un malaffare economico celato nei funerali di numerosi ammalati deceduti all’ospedale di Molfetta o dimessi perché terminali. Dinanzi al gup del Tribunale di Trani, Grazia Miccoli ha dunque resistito l’impianto accusatorio imbastito dal pubblico ministero Ettore Cardinali, che nei mesi scorsi contestualmente alle 20 richieste di rinvio a giudizio chiese al gip l’archiviazione per un’altra trentina di indagati, per alcuni con formula dubitativa. 

Il 16 marzo 2006 l’indagine, basata anche su intercettazioni, sfociò in sette arresti. Col formale atto d’imputazione il pm Cardinali, a seconda delle singole presunte responsabilità, contestò, a vario titolo, i reati di associazione per delinquere, rivelazione ed utilizzazione di segreto d’ufficio, falso ideologico, corruzione, concussione e peculato. Il business funebre sarebbe stato collaudato. Per annientare la concorrenza bisognava giocare d’anticipo, con qualcuno che dall’interno dell’ospedale monitorasse le agonie, profittando del dolore dei congiunti che non avrebbero posto ostacoli alla scelta della ditta di onoranza funebri. Ciascuno avrebbe avuto un ruolo ben preciso: personale paramedico quali “vedette”, e dottori compiacenti, o perlomeno pigri, che redigevano certificati di morte senza constatare personalmente i decessi, basandosi sulle indicazioni fornite dai rappresentanti delle pompe funebri. Alcuni medici avrebbero percepito 25 euro per la redazione dei certificati di morte. Per gli inquirenti, le imprese funebri fuori dal sistema perdevano una rilevante fetta dei decessi ospedalieri. 

Hanno patteggiato la pena: l’operatore coordinatore professionale Giovanni Caputi (2 anni e 6 mesi di reclusione), Francesco Guardavaccaro, gestore delle onoranze funebri «Padre Pio» (2 anni) ed il medico necroscopo Anna Elisabetta Altomare (6 mesi convertiti in poco meno di 7mila euro di multa). Condannati con rito abbreviato: l’ausiliario socio sanitario Angelo Picca (assolto però da altre accuse) e Giovanni De Nichilo (che da Picca avrebbe ricevuto pannolini e cerotti dell’ospedale) ad 1 anno e 4 mesi di reclusione; il medico necroscopo Elio Massarelli a 10 mesi; Teresa De Cesare e Fabio Luigi Ciannamea, entrambi dottori del reparto medicina, rispettivamente ad 8 e 6 mesi; Tiziana Guardavaccaro, titolare delle onoranze funebri «Padre Pio» a 6 mesi; i medici convenzionati con il Servizio Sanitario Regionale, Nunzio Fiorentini Cavallotti e Francesco Spezzacatena ad 1 anno. 

Tutte le pene (sia da patteggiamento che da rito abbreviato) sono state però coperte dall’indulto. Il medico necroscopo Rosa Colamaria, difesa dall’avv. Pasquale Serrone, è stata assolta. Rinvio a giudizio per Giuseppe Spagnoletti, titolare delle pompe funebri «La Cattolica», Michele Defronzo, suo dipendente, Vincenzo Samarelli e Domenico Bovenga, operatori coordinatori professionali, ed i medici convenzionati Luigi Massari, Enrico Pansini, Vito De Gennaro, Isabella Dragone. Il dibattimento inizierà l’8 ottobre davanti al Tribunale di Trani.
ANTONELLO NORSCIA
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