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Bari, record nazionale di ritardi nello scrutinio

Bari, record nazionale di ritardi nello scrutinio
Bari è riuscita nel suo intento: far parlare di sè tutta Italia. Quando ieri pomeriggio, tre sezioni del capoluogo (due di una scuola a San Girolamo e una di una scuola in via Re David) e una del comune di Aprilia (Roma) hanno lasciato in sospeso il sito Internet del Viminale, da Roma sono arrivate disposizioni: chiudete tutto e mandate i plichi all’ufficio centrale (cioè in tribunale).

10 Giugno 2009

di NICOLA PEPE

Bari è riuscita nel suo intento: far parlare di sè tutta Italia. Quando ieri pomeriggio, tre sezioni del capoluogo (due di una scuola a San Girolamo e una di una scuola in via Re David) e una del comune di Aprilia (Roma) hanno lasciato in sospeso il sito Internet del Viminale, da Roma sono arrivate disposizioni: chiudete tutto e mandate i plichi all’ufficio centrale (cioè in tribunale). E’ stato questo l’epilogo di una no-stop di 24 ore che ha messo a dura prova la macchina organizzativa elettorale, sollevando un polverone di polemiche per la presunta «perdita» di schede come denunciato in un’interrogazione parlamentare da parte di alcuni deputati del Pdl.

Sgombrato tale rischio (con la supervisione della Prefettura che ha garantito e verificato la correttezza della operazioni), va detto che a Bari e ad Aprilia è accaduto qualcosa di molto raro. Cioè, che in un seggio non si riuscissero a completare le operazioni di scrutinio per le amministrative nelle 24 ore successive dall’inizio delle operazioni: per legge, il segretario generale del Comune deve far sigillare i plichi con le schede scrutinate (o ancora da verificare) e trasmetterlo direttamente al tribunale dove ha sede l’ufficio elettorale circondariale.

E così è accaduto per le tre sezioni elettorali sotto accusa (due della scuola di San Girolamo in via Scanderberg) e una del «Panetti» in via Re David dove i presidenti hanno incontrato grosse difficoltà nella cosiddetta «quadratura»: si tratta, cioè, di quelle operazioni che viaggiano di pari passo con lo scrutinio e che vanno effettuate prima della comunicazione del dato all’ufficio elettorale del Comune, quindi alla Prefettura. Per farla breve si tratta di quei calcoli per verificare la corrispondenza tra schede votate, schede nulle, contestate, bianche, e numero votanti. In questo caso, i conti non tornavano, vuoi per un calcolo fatto male o per un voto «ballerino». Nè i rinforzi inviati dal Comune nè la «guida» della Prefettura è riuscita a evitare che accadesse ciò che viene ritenuto un «fatto raro». Come per le Europee (il tempo massimo fissato per la chiusura dello scrutinio è 12 ore), così per le amministrative il termine massimo è di 24 ore. Decorso tale periodo, le operazioni devono essere sospese e i plichi inviati in tribunale.

Il Pdl - nella persona del candidato sindaco Simeone Di Cagno Abbrescia - per un po’ ha sospettato «brogli elettorali»: un rischio rientrato dopo le rassicurazioni ricevute dal prefetto, Carlo Schilardi, intervenuto in prima persona. E sul fatto che nei seggi «è accaduto di tutto» come ha precisato il Pdl, è indiscutibile. Ma ciò è da ricercare probabilmente in due motivi principali: l’assenza di regole a monte che dovrebbero prevede sistemi di scrutinio più «umani» senza verifiche a oltranza; e l’«impreparazione» dei presidenti di seggio che a Bari è stata aggravata da una defezione di massa.

Infatti, nonostante due terzi dei responsabili di sezione siano stati sostituiti (si sono dimessi in 240) anche nel corso dello scrutinio, prima delle Europee poi delle amministrative, si è andati incontro ad alcune situazioni di emergenza. In alcuni casi «prevista» dal segretario generale del Comune, Mario D’Amelio grazie al quale - è stato detto in prefettura - probabilmente un’elezione delicata come quella del capoluogo si sarebbe letteralmente bloccata.

Il top del disagio si è raggiunto l’altra notte quando i presidenti di seggio e alcuni scrutatori, ormai sfiniti, hanno gettato la spugna. In un paio di casi la gente è svenuta nel seggio, sono intervenute le ambulanze e, pur di non creare il «caso», il segretario generale ha inviato funzionari e dirigenti comunali svegliando anche gente a casa nel cuore della notte.

Alla base di tutto, insomma, c’è stata l’inesperienza dei presidenti di seggio, in particolare quelli nominati sul momento dal Comune: ma non c’erano alternative e lo scrutinio non poteva essere bloccato.

Nei seggi si sono raggiunti anche momenti di scontro tra presidenti e rappresentanti di lista: una situazione che è degenerata soprattutto con lo scrutinio dei voti di lista che ha fatto scatenare il finimondo con accuse trasversali.

In tutto ciò va detto, ad onor del vero, che lo staff dell’ufficio elettorale della Prefettura è riuscito a far fronte alle numerose richieste garantendo ogni tipo di assistenza anche attraverso l’invio di propri funzionari negli uffici elettorali. In alcuni casi, tale collaborazione si è rivelata determinante soprattutto con il comune di Bari.

Con il ballottaggio i problemi saranno pressocchè inesistenti: c’è solo la difficoltà di «leggere» una croce su un nome o su un altro dei due candidati sindaco che si sfideranno il prossimo 21 e 22 giugno contestualmente al referendum.

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