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In Puglia e Basilicata

La Puglia nelle spire della "clandestini-Spa"

La Puglia nelle spire della "clandestini-Spa"
Quasi 5mila migranti portati clandestinamente in Europa in 3 anni, guadagni milionari, cellule operative in tutti i paesi dell'Ue, controllo rigido del territorio, monopolio del traffico di esseri umani sulla sponda adriatica, da Brindisi a Venezia. Era un vero e proprio network dedito all'immigrazione clandestina quello che la polizia ha azzerato con l'operazione condotta oggi in 16 città italiane e in 7 paesi europei, che ha portato all'arresto di 46 persone (32 in Italia e 14 all'estero) accusate di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina

09 Giugno 2009

ROMA – Quasi 5mila migranti portati clandestinamente in Europa in 3 anni, guadagni per diversi milioni di dollari, cellule operative presenti in tutti i paesi dell’Unione, controllo rigido del territorio, monopolio del traffico di esseri umani sulla sponda adriatica, da Brindisi a Venezia. Era un vero e proprio network dedito all’immigrazione clandestina quello che la polizia ha azzerato con l’operazione condotta oggi in 16 città italiane e in 7 paesi europei, che ha portato all’arresto di 46 persone (32 in Italia e 14 all’estero) accusate di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. 

Una «agguerrita banda di aguzzini» secondo investigatori ed inquirenti, composta esclusivamente da curdi provenienti dall’Iraq, che non esitava a mettere a repentaglio la vita dei migranti pur di raggiungere il proprio profitto. E che in alcuni casi non la risparmiava proprio, come è avvenuto a Venezia il 14 luglio 2007, quando gli investigatori hanno trovato in un tir sbarcato dalla Grecia i cadaveri di 4 clandestini morti per asfissia dovuta alla rottura dell’impianto di refrigerazione. 

«Sullo sfondo di questa indagine – ha sintetizzato il procuratore di Venezia, Vittorio Borraccetti, che ha coordinato le indagini della squadra mobile e della polizia di frontiera di Venezia, assieme al Servizio operativo centrale – c'è la tragedia di migliaia di vite umane, sfruttate da persone senza scrupoli che lucrano sulla vita dei disperati». È una delle operazioni «più importanti degli ultimi anni – ha detto non a caso il ministro dell’Interno Roberto Maroni – che conferma, ancora una volta, l’efficacia dell’azione di contrasto alla tratta di esseri umani messa in atto dal governo».

L'inchiesta nasce a maggio del 2006, quando nel porto di Venezia la polizia rintraccia 36 clandestini nascosti in un tir proveniente da Patrasso. Grazie alle intercettazioni, gli investigatori sono riusciti a ricostruire l’intera struttura dell’organizzazione, che aveva le basi nel Kurdistan iracheno e in Turchia, mentre le cellule operative erano presenti in Grecia, Italia, Francia, Inghilterra, Germania, Belgio, Svizzera e Svezia. 

Il nostro paese era utilizzato come stazione di transito dove i migranti attendevano il momento giusto per partire verso i paesi di destinazione. Una delle particolarità del network era la flessibilità: i membri frequentemente cambiavano paese per evitare di essere scoperti e soprattutto per la necessità di rafforzare i gruppi presenti in uno dei paesi, in vista di un nuovo arrivo di clandestini. 

Le indagini hanno permesso di ricostruire anche le rotte seguite: i migranti arrivavano dall’Iraq in Turchia, dove venivano nascosti in case o cantine, in attesa di proseguire per la Grecia, nascosti nei tir o anche a piedi. Dalla Grecia poi proseguivano il viaggio per l’Italia a bordo di traghetti di linea diretti a Venezia, Ancona, Bari e Brindisi, anche in questo caso nascosti all’interno di camion. In alcuni casi i clandestini partivano direttamente dalla Turchia e raggiungevano il nostro paese a bordo di carrette del mare. 

Una volta in Italia, venivano presi in consegna dall’organizzazione – che aveva basi sicure in quanto alcuni referenti avevano ottenuto il permesso di soggiorno come rifugiati politici – che provvedeva a trasferirli verso i paesi di destinazione. 

Ogni migrante pagava per il viaggio tra i 4 e gli 8mila dollari, mentre chi aveva più soldi poteva arrivare a spendere fino a 10mila dollari, ma in questo caso l’organizzazione provvedeva a fornire documenti falsi per far viaggiare i clandestini in aereo. Insomma, una banda di criminali «stabile, efficiente e strutturata» che si muoveva come una vera e propria organizzazione criminale transnazionale e che, dicono gli inquirenti, agiva in regime di quasi monopolio, con l’obiettivo di presentarsi anche come «punto di riferimento» non solo per i migranti ma anche per le altre organizzazioni coinvolte nella tratta di esseri umani.
Matteo Guidelli - Ansa
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